lunedì, 30 aprile 2007,15:32

Abbiamo notato che il nostro blog, nonostante non sia stato ancora lanciato ufficialmente, sta riscuotendo già un discreto successo. Invitiamo, di conseguenza,  tutti gli ultras, ad inviarci il proprio materiale (foto, documenti, riflessioni, ecc..) all'email identitario.ultras@libero.it.
La nostra redazione provvederà a pubblicare il materiale più interessante tra quello pervenutogli (non possiamo, purtroppo, pubblicare tutto per motivi di spazio essendo questo uno spazio gratuito e quindi limitato).
Restiamo inoltre in attesa per ogni tipo di suggerimenti, consigli, critiche e quant'altro!

La Redazione

by identitaultras | commenti | commenti (popup)
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lunedì, 30 aprile 2007,15:12

Lo abbiamo scritto nella nostra fanzine in occasione della sua quindicesima pubblicazione stagionale ed oggi torniamo a dirlo, nella rubrica dei “Sottotitoli” che accompagnano il blog per tutto un mese prima di lasciare spazio a nuovi affondi, schietti e spontanei come al solito. Non ci sentiamo più liberi cittadini, non possiamo nascondercelo. Conosciamo tutti la cronaca dei nostri due ultimi mesi di vita e quindi ogni commento rischierebbe di divenire superfluo: limitiamoci allora a prenderne atto, allo scopo sì di stimolare gli attributi di chi sta perdendo le forze per affrontare il cammino e le riflessioni di chi come noi porta avanti quotidianamente la bandiera del mondo ultras. A volte corrono in soccorso della delusione le belle e lunghe serate in compagnia dei fratelli di curva più cari, altre volte ci si rifugia in un buon libro o in un “personal drink” per combattere la rabbia e quella voglia di spaccare tutto. Sì, il momento che stiamo vivendo non è dei migliori, forse il più difficile da quattro anni a questa parte, eppure si avverte in ognuno di noi la voglia di resistere, reagire sempre, continuare a vivere questa nostra passione. Viverla appunto, con tanto di sofferenze e sfiducia, “facili entusiasmi” ma non “ideologie alla moda”, amore e dedizione, al di là dei risultati-no che arrivano dal campo. Questo semplicemente perché abbiamo un compito da portare a termine: non una prescrizione medica bensì il raggiungimento di un obiettivo, la persecuzione di un ideale, la difesa di quel valore. “Parole troppo grandi per chi non le ha nel cuore” direbbe il nostro fratello brixiano parafrasando una canzone a lui tanto cara, per far sì che venga fuori dalle difficoltà un movimento ancora più compatto, cementificatosi nel momento del bisogno, chiusosi a riccio per evitare sterili polemiche, concentrato per ripartire concreto e fomentante. E così sarà, perché è nello sguardo della nostra gente che si rispecchia la grinta, è nella voce del nostro fratello che si annida l’ardore. E questo garantisce… anche i più scettici: gli Old Fans ci sono! E ci saranno!
La repressione intanto continua a segnare il passo, colpisce ovunque, ed alimenta quel nuovo reato: l’induzione a delinquere. Bene hanno fatto in tempi non sospetti i ragazzi di Acireale di P&M a lanciare il loro grido d'allarme, senza tralasciare gli aspetti politico - affaristici del caso. “La storia degli ultimi quarant’anni ha generato, quello che, a ragione, viene definito come il più grande fenomeno di aggregazione giovanile mai esistito: gli ultras. Sociologi, scrittori e giornalisti hanno sezionato la cultura ultras a modo loro giudicandone le contraddizioni attraverso lo studio delle sue sfaccettature: i riti, la passione, la violenza e la filantropia. Società sportive, media, politici e multinazionali ne hanno sfruttato la forza dei numeri per i loro profitti. Nonostante l'interesse suscitato nell'ambiente circostante, il pensiero ultras però non si è mai sviluppato perché ghettizzato nella realtà degli stadi. Ghettizzare il movimento ultras è stato molto facile. Innanzitutto facendo lievitare la rivalità tra le fazioni, in secondo luogo creando ad arte lo stereotipo di ultras sinonimo di gruppo di deficienti che si esalta per undici uomini in mutande, dietro ad un pallone. Infine, a difesa dello status quo, la repressione giuridico - poliziesca ha funzionato a meraviglia... nessuno però ha mai pensato di fare qualcosa con gli ultras, per gli ultras, ed attraverso gli ultras per il resto della società. Gli ultras in Italia vengono considerati unicamente come un problema di ordine pubblico”. Primo grave errore che però mai nessuno ha riconosciuto, deresponsabilizzandosi e scaricando colpe al vicino di banco in Parlamento o nei corridoi dei Palazzi di Giustizia.
“Il problema della violenza è stato affrontato, nel corso degli anni, con misure di carattere repressivo e con la ripetuta adozione di leggi speciali che non hanno mai ottenuto risultati di rilievo. Invece di provvedimenti sempre più drastici, sarebbe forse il caso di mutare approccio, cominciando a considerare il tifo organizzato come un vero fenomeno sociale, di particolare rilevanza, complesso e mutevole, e non solo come una fonte di violenza e delinquenza. Quasi a nulla purtroppo sono valse tutte le manifestazioni che domenicalmente, o meglio giornalmente, visto che le partite si giocano ormai in ogni giorno della settimana, le curve d’Italia hanno messo in atto con l’unica arma concessa (fino ad un certo punto), gli striscioni ed i cori! Quasi a nulla sono valse poi le manifestazioni in strada che avevano chiesto un tavolo di discussione, considerazione, ma il tutto si è fermato ad un incontro con Carraro per la questione caro-biglietti e calcio moderno, ma per il problema repressione siamo ancora lontani dal discutere in modo costruttivo, qualche politico ha preso a cuore la causa degli ultras, come l’On. dei "Verdi" Cento, indipendentemente dal partito di appartenenza, ma il suo appunto in Parlamento non ha portato a niente di concreto, Pisanu ed il suo successore irremovibili su assurde decisioni, che fino ad ora hanno portato solo all’esasperazione degli animi, alla cruenta guerra tra ultras e FdO, ad un sensibile calo di spettatori negli stadi”. Come era logico prevedere…
“Il tifoso si sente offeso da leggi che impongono di andare allo stadio schedati come maiali! Si sente preso in giro quando si chiede (dovrebbe essere così di regola) di apporre un identificativo anche agli agenti, come è nel resto d’Europa, perché picchiano anche quelli con il manganello, a volte infieriscono su gente a terra, caricano su folle di centinaia e centinaia di persone in settori ospiti che sono delle gabbie o peggio dei recinti, dove c’è anche la mamma ed il bambino, o l’anziano, e non stiamo fantasticando… sono fatti accaduti e perfino documentati! Non si può nascondere tutto. Ci si sente presi in giro dallo Stato, da chi ci dovrebbe tutelare, quando si viene diffidati e obbligati ad andare a firmare quando c’è la partita, se abbiamo acceso una torcia o solo sputato in campo (perché l‘ultras non accende la torcia per tirarla in testa a qualcuno, chi lo fa non appartiene alla linea di pensiero dell’ideologia ultras) e poi quando la sera si torna a casa dal lavoro accendere la tv e sentire che "lo straniero irregolare ha ucciso a coltellate un vecchietto per 100 Euro" o che "il pluri-pregiudicato viene scarcerato nuovamente", che "Omar ed Erica avranno delle ore in cui potranno uscire e incontrare parenti e amici", che "l’assassino dei propri genitori viene scagionato per infermità mentale", tutto questo è un’offesa al cittadino! Tant’è vero che la legge sulle diffide è incostituzionale, non si può condannare qualcuno senza essere prima giudicato, il Questore che emette l’ordinanza non ne ha i poteri, ma questo discorso è stato poi subito messo a tacere, nascosto, ammorbidito con aggiunte e variazioni alle leggi speciali! E c’è chi ancora aspetta la legge speciale per la ricostruzione della propria casa terremotata... vergogna! Questo stato di tensione non porterà mai a qualcosa di costruttivo, sarà sempre guerra “tutti contro tutti”, senza dialogo, senza collaborazione fra le parti, e per collaborazione non intendo... l’avete capito! Ma solo non romperci le scatole a vicenda: rispetto! Perché nella vita, allo stadio, per strada, nel lavoro ci vuole buon senso nel capire la gente e le situazioni che si hanno davanti. Così da sempre, la repressione non ha mai vinto, sono passati anni e anni nelle storie di tutto il mondo. Sterminio di razze, dittature, embarghi, ma tutto ciò che è stato represso ha poi avuto la meglio. Non molliamo, fino alla fine gridiamo: no alla repressione! Libertà per gli ultras!”
Quello che "il Potere" si ostina a non voler capire è talmente evidente e sacrosanto da far venire meno ogni possibile fraintendimento: questa è solo cecità, cercata e voluta, trovata ed orgogliosamente esibita. L’ultras colora il calcio, come ogni altro sport, in Italia ed in Europa, ovunque. L’ultras ama la maglia della sua squadra del cuore, la onore sempre e comunque, la difende, la sostiene, si sobbarca spese assurde pur di seguirla dappertutto. L’ultras porta il nome della sua città in giro per ogni stadio, senza elemosinare biglietti, accrediti o "liste riduzione", senza pretendere tappeto rosso e pasti gratis, chiede solo rispetto. Quel rispetto che manca giorno dopo giorno sempre di più, quel rispetto che altri credono di poter pretendere anche di fronte ad un evidente abuso, quel rispetto che differenzia l’ultras dallo spettatore occasionale in vena di scorribande. Quel rispetto che nessuno vuole assumersi la maledetta responsabilità di riservare al criminale in sciarpa e cappuccio! Povera patria... scrisse Franco Battiato.

da OLD FANS FONDI

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giovedì, 26 aprile 2007,01:05

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giovedì, 26 aprile 2007,00:38

Oggi è un giorno fortunato
con l’amico mio fidato
allo stadio sono andato...
Piove poco e senza ombrello
così il tempo è ancor più bello
ora intono un ritornello che fa:
ENTRA A SPINTA NELLO STADIO
ENTRA A SPINTA NELL’ARENA
ENTRA A SPINTA NELLA VITA
ENTRA A SPINTA PURE TU!

lo diceva Toninetto, pure Marco me l’ha detto
allo stadio ed al concerto a lottare mi diverto,
e se torni un pò bambino calci in bocca al bagarino,
il mio amore non ha prezzo,ti regalo il mio disprezzo.
ENTRA A SPINTA NELLO STADIO
ENTRA A SPINTA NELL’ARENA
ENTRA A SPINTA NELLA VITA
ENTRA A SPINTA PURE TU!

Travolgiamo tutti quanti, porci rossi e benpensanti,
ecco Sandro con Gennaro, ecco Sergio, è un uragano.
siamo tanti e tutti belli, e varcheremo quei cancelli,
superata quella linea non ci fermeranno più!
ENTRA A SPINTA NELLO STADIO
ENTRA A SPINTA NELL’ARENA
ENTRA A SPINTA NELLA VITA
ENTRA A SPINTA PURE TU!

Quanti amici hai diffidato, quanti sogni hai incarcerato,
quante volte ci han provato e non ci hanno mai piegato.
Superiam la barricata, onda d’urto a carne umana,
spingi forte contro i blu, spingi a oltranza, spingi su!
ENTRA A SPINTA NELLO STADIO
ENTRA A SPINTA NELL’ARENA
ENTRA A SPINTA NELLA VITA
ENTRA A SPINTA PURE TU!

www.zetazeroalfa.org


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giovedì, 26 aprile 2007,00:21

Per ordinare questi adesivi contatta la redazione di identitario all'indirizzo e-mail: info@identitario.org

by identitaultras | commenti (3) | commenti (3)(popup)
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mercoledì, 25 aprile 2007,23:37

Permettetemi una breve riflessione (che avrei scritto volentieri stanotte se non mi si fosse bloccata la connessione) su un argomento che mi sta particolarmente a cuore: gli Ultras e le tifoserie organizzate.
In questi giorni il governo ha varato una serie di provvedimenti (visionabili cliccando qui) per reprimere eventuali atti di violenza all'interno degli stadi di calcio. Non ho mai nascosto la mia vicinanza al mondo degli ultras, che considero come il fenomeno di aggregazione giovanile più importante del nostro tempo, e anche in questa occasione ritengo giusto esprimere le mie idee, ovviamente negative, su questi nuovi decreti leggi elaborati sulla falsa riga del cosidetto "modello inglese".
Innanzitutto, proprio in merito a quanto appena scritto, penso sia necessario, una volta per tutte, sfatare un mito: il "modello inglese", tanto acclamato, non ha mai debellato, sostanzialmente, il fenomeno della violenza in Inghilterra, ma ha solo contribuito ad allontanare le intemperanze degli hooligans dagli stadi della Premiership (la serie A inglese) trasferendoli nelle serie minori o lontani dai campi di gioco (ad es.: stazioni della metro). Ritengo inoltre che un modello repressivo come quello anglosassone non sia assolutamente attuabile in una nazione come la nostra, sopratutto a causa di una connotazione culturale completamente diversa.
A mio modesto parere, inoltre, penso che la repressione indiscriminata, senza se e senza ma, che si vorrebbe attuare in Italia, non porterà mai i risultati auspicati dalle istituzioni. La repressione è servita, fino ad oggi, solo e unicamente ad aumentare l’astio e i dissapori nei confronti degli organi di polizia preposti a mantenere l’ordine pubblico e che, spesso, purtroppo, hanno anche abusato del proprio potere (in quest’ottica trova il mio favore la proposta di istituire l’obbligo, per gli agenti di polizia, di indossare una targhetta con il proprio numero di matricola). La soluzione migliore, a parer mio, sarebbe quella del dialogo da parte delle istituzioni nei confronti di questo particolare mondo delle curve italiane. Un mondo strano, a se stante. Un mondo fatto di passioni, colore, entusiasmo. Un mondo a volte un po’ fuori dalle righe, ma che comunque non può di certo essere additato come il “male assoluto” o come la causa scatenante di tutti gli attuali problemi del calcio e dello sport italiano.
In questo frangente, comunque, ricevono il mio plauso le numerose iniziative, organizzate in questi giorni da molti gruppi ultras, volte a sensibilizzare e ad evidenziare come questi provvedimenti siano assolutamente assurdi e praticamente inattuabili. Una su tutte: il richiamo agli articoli della costituzione italiana (bellissimi gli striscioni dei bolognesi) per quanto riguarda le libertà di pensiero e di espressione e che, con quest’ultimi decreti, vengono messe fortemente in discussione, visto e considerato che è addirittura previsto il divieto per l’introduzione di qualsiasi tipo di striscioni, stendardi e bandiere all’interno degli stadi italiani (aberrante!).
Resto ovviamente in attesa di eventuali critiche in merito a queste mie opinioni personali. Tali critiche potrebbero servire ad approfondire ulteriormente tale argomento, che comunque riprenderò certamente in seguito.

Daniele Caroleo

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mercoledì, 25 aprile 2007,20:59

Il mio mondo forse finirà, il loro non è mai esistito. Le mie, le nostre domeniche stavano cambiando da anni, è innegabile. Stadi militarizzati, stadi subbuteo, partite a qualsiasi ora, in qualsiasi giorno, miliardi, doping, partite truccate, pochi giocatori-uomini-bandiere; rimaneva una zona franca, ma nel senso di estranea, pura, lontana dal cosiddetto calcio moderno. Rimanevano gli ultras, le curve, restavamo solo noi. A me restava quello, insieme ovviamente all’amore per la squadra della mia città: ma le due cose erano e sono complementari, legate in un solo vincolo. Lo ammetto, per me la domenica (non il venerdì o il sabato) era più di uno sport. La domenica doveva rimanere passione, calore, popolo, amici, orgasmi e lacrime.

La domenica non è novanta minuti più recupero, ma una settimana intera.

Con le nuove norme tutto questo và a puttane, è innegabile. Anche se nella mia città, alla fine, certi striscioni potrebbero essere consentiti, non sarà la stessa cosa: il mio mondo non prevede fax preventivi, non prevede censure. Ma dove siamo finiti? Stalin e Pinochet non avrebbero saputo fare “meglio”. Non ho mai fatto della dietrologia, ma qui siamo arrivati alla decisione di una soluzione finale per il mondo ultras. Alla dichiarata volontà pianificata di colpire definitivamente uno dei pochi ambienti non omologati al pensiero unico. Per carità un mondo pieno di contraddizioni, di leggerezze, un mondo che è quasi automatico non capirlo, ancora più facile fraintenderlo, attaccarlo, addossargli colpe non sue. Ma è appunto un mondo, esiste, respira, è fatto di gente vera, che crede in certe cose, gente a volte difficile, non sono santi, non vogliamo esserlo. Ma non siamo delinquenti.


E poi siamo arrivati a vietare i megafoni, i tamburi! Se non fosse una cosa gravissima, sarebbe quasi da riderci su. Altro che modello inglese, questo è il modello cinese: arriveremo agli aborti forzati per le mogli degli ultras.

Non so in quanti stadi verranno applicate determinate norme, scritte, non dimentichiamolo, da chi non è mai entrato in uno stadio: ma se anche ad un solo gruppo verrà censurato lo striscione, credo che un epoca si potrà dire chiusa. Forse verranno o torneranno momenti migliori, forse tornerà il nostro buon vecchio calcio, forse.

Nel frattempo il cuore mi dice di continuare a svegliarmi la domenica, mettermi la mia sciarpa e partire, con o senza macchina fotografica. Fino a quando non mi troverò le ganasce anche alla macchina o al pulmino (e magari nella casa del vicino i poveri ladri sono entrati per la quarta volta).

Forse il nostro mondo finirà, il vostro non è mai esistito.

Ps: oggi apro il giornale e leggo: “i biglietti per il settore ospiti saranno in vendita domenica prima della gara allo stadio di Busto Arsizio”, credo che non servano commenti ulteriori.

Alessandro Amorese - paparazzo e ultras apuano

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