martedì, 01 settembre 2009,12:23

C'era una volta: potrebbe cominciare proprio così questa riflessione, visto che stiamo andando a parlare di una vera e propria favola, propinataci per anni! Una favola a tutti gli effetti, con l'orco cattivo ed il principe azzurro, che sul suo destriero bianco e con gesta eroiche, era pronto a salvare la bella principessa ed il suo amato castello. Peccato che si tratti semplicemente di una favola, e come tale sarebbe dovuta rimanere, se qualcuno, dall'alto della sua immane saccenza e ineguagliabile convinzione, non avesse tentato a tutti i costi di farla passare per realtà.
Sto ovviamente parlando del tanto acclamato “modello inglese”, troppo spesso preso ad esempio dai vari pseudobuonisti e opinionisti da salotto, ogni qualvolta si è presentata l'occasione di trattare l'argomento della cosiddetta violenza negli stadi e dei “teppisti del calcio”.
Una bugia. Una farsa, che però alla fine è venuta a galla. Così come quando qualcuno, avendo ospiti a casa, per tentare di fare bella figura, si limita a nascondere la polvere sotto al tappeto: lo sanno anche i bambini che quel tappeto, prima o poi, verrà, inavvertitamente, alzato davanti a tutti, facendo fare una magra figura al padrone di casa. E questo è quello che è successo qualche giorno fa in Inghilterra, in occasione della partita di Coppa di Lega tra il West Ham ed il Millwall.
Una rivalità antica quella tra le due tifoserie di cui sopra. Un odio antico, che va aldilà delle logiche campanilistiche a cui siamo abituati in Italia, e che ha radici profonde e ben radicate nel tessuto sociale di queste due comunità. Due territori confinanti, composti, sopratutto negli anni venti, per la maggior parte da operai che lavoravano nelle fonderie e nelle fabbriche nella periferia ad est di Londra. In quegli anni, i tifosi del West Ham organizzarono uno sciopero al quale quelli del Millwall decisero di non aderire. Da quel momento in poi, l'escalation della rivalità, che causò anche un morto, nel 1978. Una rivalità che è stata anche ripresa nel recentissimo film “Green Street Hooligans” e che annovera tra i suoi attori protagonisti quel Elijah Wood, ai più famoso nei panni di Frodo ne “Il Signore degli Anelli”. Una pellicola che ha trattato in modo abbastanza approfondito, e anche piuttosto romanzato, la vita di una vera e propria “firm” di hooligans e che si conclude, in pratica, con uno scontro all'ultimo sangue tra le tifoserie, per l'appunto, del West Ham e del Millwall. E la sera scorsa questo scenario, ben lontano da un set cinematografico, si è verificato, in maniera ancora più eclatante e cruento, nei pressi e all'interno dello Stadio del West Ham, prima, durante e dopo la partita in questione. Scontri, invasioni di campo, inseguimenti, si sono protratti per ore, nonostante ci avessero raccontato, per molto e molto tempo, che tutte queste cose erano ormai state debellate definitivamente dagli stadi di calcio britannici.
Per anni abbiamo assistito, in televisione, ad immagini, spesso accompagnate da numerosi commenti pieni di insulsa retorica, di stadi inglesi con gente seduta in maniera composta, senza alcuna recinzione tra gli spalti ed il campo. Ci avevano fatto capire che questo famigerato “modello inglese” era riuscito a spazzare via gli ultimi residui di violenza relativi al mondo del calcio.
Peccato che, mentre ci somministravano tutte queste storielle, si dimenticavano, volutamente, di raccontarci dell'aumento esponenziale, negli ultimi anni, della violenza negli stadi durante le partite delle serie inferiori britanniche e che, sopratutto, sono mutati totalmente i luoghi di incontro-scontro delle tifoserie, che hanno deciso di trasferirsi, o nelle stazioni delle metropolitane, con notevoli disagi per gli altri, sfortunati, passeggeri, o in ampi spiazzi lontano dagli stadi, previo appuntamento, solitamente effettuato via internet. Senza scordare che il fenomeno “Hooligans” si ripresentava, puntualmente, ogni qualvolta la nazionale inglese giocava in trasferta o durante le partite all'estero di alcune squadre d'oltremanica.
Bisognerebbe quindi prendere atto che il sistema repressivo, tanto acclamato in passato, è pressoché fallito, così come si affrettavano a precisare i giornalisti che commentavano le immagini di qualche giorno fa provenienti da Londra. E' fallito fin dagli albori, ma in Italia ci ostiniamo a perseguirlo comunque, visto anche le ultime decisioni del Viminale in materia di sicurezza negli stadi.
E parlo, ovviamente, della cosiddetta “Tessera del Tifoso”: una schedatura vera e propria, che sa tanto di “Stato di Polizia”, ma che, sopratutto, risulta essere assolutamente illegittima, in quanto basa le limitazioni imposte (divieto di trasferta su tutte) sull'ormai famoso DASPO (Divieto di Accesso alle manifestazione Sportive), che è, in pratica, una sorta di condanna (la chiamano “preventiva”) senza processo, che può essere anche emessa grazie ad una semplicissima segnalazione di un agente di polizia in servizio allo stadio, o su una condanna, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive.
Devo essere sincero ed ammettere che ci ho davvero pensato molto prima di buttare giù questa riflessione a voce alta, per il timore delle critiche impetuose che sarebbero piovute, in perfetto stile politically correct, su questa mia posizione. Ma poi ho deciso, comunque, di andare avanti e rendere quanto più possibile pubblico il mio pensiero. Del resto, in un paese dove chi commette una bravata giovanile viene privato dei più elementari diritti civili e chi invece spara ad altezza uomo, uccidendo un ragazzo in autogrill, gli viene addirittura derubricata la pena solo perché indossava una divisa, non è di certo più possibile stare inermi ed in silenzio ad osservare scorrere il corso degli eventi!
La domanda più logica che mi si potrebbe porre allora, in questo momento, è quella relativa alle possibili soluzioni alternative al problema della violenza negli stadi.
Ebbene, io sono convinto che tale problematica dovrebbe essere innanzitutto affidata e affrontata da chi conosce realmente certi ambienti e certe situazioni. In Italia, l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ad esempio, è uno strumento, a parer mio, totalmente inutile oltre che assolutamente incompetente in materia, in quanto composto da persone che poco o nulla hanno a che vedere con il mondo delle tifoserie organizzate, come i dirigenti delle Ferrovie dello Stato o quelli degli Autogrill.
Senza dimenticare che gli agenti preposti all'ordine pubblico all'interno degli impianti sportivi (e non solo) dovrebbero essere dotati di apposita targhetta di riconoscimento sulla propria divisa, giusto per limitare le stupide e sicuramente inutili provocazioni da parte di chi si fa forte spesso e volentieri perché protetto dall'anonimato e da un'uniforme.
Sono altresì, fortemente favorevole ad impostare una vera e propria politica di dialogo con il mondo delle tifoserie organizzate e degli Ultras in generale, aldilà di qualsiasi tipo di pregiudizio.
Il calcio, e lo sport generale, è anche passione, colore ed emozioni. E una curva di uno stadio, gremita in ogni ordine di posto, esprime perfettamente tutto ciò, oltre ad essere, per alcuni versi, con i suoi riti e con i suoi usi, anche una vera e propria palestra di vita. E proprio in quest'ottica non faccio fatica ad ammettere di essermi trovato in totale sintonia, nonostante la visione politica totalmente diversa, con le posizioni recentemente espresse dall'attuale Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che ha pubblicamente riconosciuto l'attività sociale e di volontariato delle tifoserie organizzate e ha chiesto, al Ministero dell'Interno, la revisione della normativa almeno per quanto riguarda l'esposizione degli striscioni allo stadio.
Un piccolo passo in avanti, perlomeno da parte di alcuni organi istituzionali, visto che con la repressione indiscriminata e le soluzioni di pura facciata, che, in sostanza, evitano totalmente il problema, non si ottiene praticamente nulla. E tutto ciò lo abbiamo appurato, senza alcun rischio di smentita, qualche giorno or sono.
L'orco cattivo ha quindi smascherato il principe azzurro, il cavallo bianco è fuggito al galoppo e la fortezza impenetrabile si è rivelato un castello di carte, crollato al primo accenno di vento.
Ci è rimasta solo la speranza, seppur flebile, che, alla fine della storia, tutti possano vivere per davvero, felici e contenti, così come in ogni fiaba che si rispetti!

Daniele Caroleo
Dirigente Nazionale Azione Giovani
Promotore “Identitario.org”

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domenica, 23 agosto 2009,18:37

In prossimità dell'imminente inizio del campionato italiano di calcio, i promotori del progetto Identitario.org hanno deciso di far sentire la propria voce in merito alle recenti posizioni del Governo Italiano sulla cosiddetta “Tessera del Tifoso”.
“Siamo convinti – dichiarano Simone Spiga (Cagliari) e Daniele Caroleo (Crotone), tra i principali promotori di Identitario.org ed entrambi Dirigenti Nazionali di Azione Giovani - che il provvedimento della “Tessera del Tifoso” sia assolutamente inutile oltre che totalmente illegittimo, visto che andrebbe a colpire tutti coloro i quali abbiano commesso dei reati connessi al tifo negli stadi, anche dopo aver scontato interamente la pena, e tutti quelli che in passato hanno subito una diffida, anche se si è stati assolti dal processo successivo al Daspo. In pratica, in base all'art.9 della tanto contestata “Legge Amato”, ogni Daspo (Divieto d'Accesso alle manifestazioni Sportive) si tramuterebbe in una sorta di diffida a vita! Siamo di fronte ad un caso lampante di totale azzeramento dei diritti civili di una persona: in questo modo si andrebbe a creare una sorta di vero e proprio stato di polizia!”.
In merito a questa restrizione, fortemente voluta dal Viminale, i giovani aderenti al progetto Identitario.org hanno realizzato un volantino provocatorio che verrà distribuito nei pressi di numerosi stadi in tutta Italia in occasione delle partite del campionato di calcio. Sono inoltre in fase di realizzazione alcuni adesivi e alcuni manifesti che potranno essere utilizzati sul proprio territorio dalle varie comunità militanti che condividono questa battaglia.
“Alcuni nostri militanti inoltre,– continuano i promotori di Identitario.org – parteciperanno, senza alcun simbolo politico, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione, al corteo, indetto da alcuni gruppi Ultras di varie squadre italiane, che sfilerà, il prossimo 5 Settembre, per le vie di Roma, manifestando il proprio dissenso verso questa iniziativa repressiva. Siamo convinti che le problematiche relative alla cosiddetta violenza legata al mondo del tifo non possano di certo essere risolte con la repressione indiscriminata, ma con ben altri strumenti, magari cominciando ad instaurare un vero e proprio dialogo tra le istituzioni ed il mondo delle tifoserie organizzate, che è, ad oggi, il fenomeno di aggregazione giovanile di massa più diffuso del nostro territorio.”.


Ufficio Stampa e Propaganda
Identitario.org

mercoledì, 06 febbraio 2008,13:51

Pubblichiamo il comunicato stampa dei ragazzi della Curva Furlan di Trieste:

In questi giorni la Questura di Trieste ha consegnato tre diffide ad altrettanti nostri appartenenti per avere osato tenere in mano lo stendardo del gruppo cui apparteneva Gabbo, in segno di ricordo per lui. Risulta assolutamente incomprensibile un tale accanimento delle forze dell'ordine nei confronti di chi ricorda un morto da esse stesse provocato, cosa questa che fa pensare al fatto che le forze dell'ordine abbiano la coda di paglia a riguardo dell'omicidio Sandri.
Cosa c'entrano le diffide perché si ricordava l'appartenenza di un morto? Cosa c'entra questo con la violenza negli stadi? Violenza negli stadi che a quanto pare ora viene esercitata solo le forze di polizia che hanno diritto di vita e di morte su qualsiasi persona che va allo stadio e come sappiamo non solo. Loro questa violenza la possono fare eccome! Che si chiami violenza fisica, psicologica poco importa; loro la chiamano giustizia e in suo nome calpestano i minimi diritti, non solo degli Ultras, ma di tutti i cittadini! Perché hanno associato la violenza negli stadi con gli stendardi di appartenenza dei vari gruppi annullando il colore? Che cosa c'entra con la violenza? E perché una persona, per avere mostrato una semplice bandiera o stendardo senza che vi sia vergato nulla di offensivo nei confronti di alcuno né ricordi regimi violenti o istigazioni varie, deve pagare con una diffida e soprattutto con TRE FIRME da fare durante la partita? Tre firme... ma si rendono conto che la pena è smisuratamente esagerata? Senza poi nessuna denuncia e nessun reato grave!
Lo chiamano reato amministrativo, ma allora perché lede la liberta' personale in assenza di violenza? Siamo stufi di questo stato di cose e di questo accanimento sconvolgente e illiberale. Lo rifiutiamo! Protesteremo a modo nostro ma, sappiate che anche voi, vecchi, donne e bambini, siete un potenziale bersaglio di arroganti "difensori" di un ordine che è e sarà sempre più odiato.

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