domenica, 23 marzo 2008,18:43

da www.asgmedia.it

Quattro mesi. Tanto è passato da quella domenica in cui un agente della polizia stradale ha ucciso Gabriele Sandri, sparandogli nell'autogrill "Badia al Pino" sull'autostrada A1. Una storia tragica che, come abbiamo detto tante volte, poteva essere gestita in maniera degna e sicuramente diversa da quanto fatto da parte delle Istituzioni e di certa stampa. Per la prima volta nello stesso giorno dell'omicidio c'era l'assassino e la pistola fumante, ma nell'immediato non è stato fatto nulla. Anzi, dopo quattro mesi la storia è ancora molto tenuta sotto tono e la giusta richiesta di verità della famiglia Sandri, degli amici di Gabriele e dell'Italia intera ancora non è stata raccolta. E se si pensa che siamo in Italia, nazione dove non succede nulla per caso, viene da pensare quando vengono eseguiti alcuni arresti contro il mondo ultras proprio il giorno dell'interrogatorio di Luigi Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. E ancora di piú fa riflettere l'ordinanza di un Gip che cerca di mettere in cattiva luce la memoria di un ragazzo limpido che non c'è piú, provando a raccontare la storia di un Gabriele che faceva parte di un gruppo di teppisti legati alla destra radicale.
Come se non bastasse, oggi sui quotidiani nazionali non si fa parola di Gabriele Sandri, tranne due eccezioni. Qualcuno punta strumentalmente il dito "sulle scritte anti-polizia sull'A1". Peccato che la foto sia di un muro di una città non meglio identificata. Sulle colonne di Repubblica, invece, sono state pubblicate le dichiarazioni di alcuni cittadini che erano nell'area di servizio: "quel poliziotto prima di sparare puntó l'arma e prese la mira per dieci secondi". Tra i verbali depositati dalla Procura di Arezzo c'è anche la testimonianza di una dipendente di "Badia al Pino" che racconta il momento dello sparo: "In quell'istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all'altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell'auto imboccasse la rampa che da accesso all'autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l'auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi". E ancora: "Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all'andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo".
A questo punto la situazione dovrebbe sembrare chiara e limpida come è stata raccontata dall'inizio e l'accusa di omicidio volontario sembra ovvia. Dopo quattro mesi vogliamo continuare a chiedere a gran voce giustizia e verità per Gabriele e per questo facciamo nostre le parole di Cristiano, il fratello di Gabbo: "voglio sottolineare che nessuna sentenza ci riporterà Gabriele, ma almeno la giustizia terrena gli è dovuta".

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mercoledì, 13 febbraio 2008,07:45

da http://oldfansfondi.splinder.com/

...anche il terzo mese in archivio, senza alcuna novità sostanziale. I protagonisti sempre lì al loro posto, nessuna traccia di giustizia, nemmeno lontanamente. All'orizzonte però le settimane decisive, come da tempo preannunciato. Un tutore dell'ordine indagato dalla Procura di Arezzo con quell'accusa di omicidio volontario, reato che prevede una pena non inferiore ai ventuno anni di prigionia. Nel frattempo però un Pubblico Ministero dispone una serie di accertamenti tecnici, volti a stabilire l'esatta dinamica del colpo esploso dall'agente. Il termine ultimo, che il PM ha stabilito per il deposito delle perizie, scadrà a fine mese, e la speranza è la stessa da tre lunghi mesi: chi ha ucciso Gabbo deve trascorrere in carcere la giusta pena, senza sconti o favori. Inammissibile pensare che ancora oggi sia a piede libero! Pranza tranquillo...


La strategica disinformazione politica e televisiva ci ha propinato ogni tipo di versione: rissa tra tifosi, colpo accidentale che faceva otto carambole e solo per pura sfortuna colpiva un ragazzo che dormiva in una macchina nella corsia opposta dell’autostrada, agguati e scontri, con coltelli e sassi, poi rinvenuti nell’aiuola dell’autogrill (come quella sacca piena di coltelli spranghe e asce che trovano dentro ad un cespuglio prima di ogni derby da venti anni a questa parte…). Insomma la verità è… che la verità ci viene nascosta come sempre in Italia. Sulla persona che ha sparato senza motivo è calato il silenzio stampa, non esiste il caso, non è mai esistito niente, non si sono fatti decreti straordinari che per assurdo obbligano ogni poliziotto in transito sull’autostrada a presentare al casello: codice fiscale, documento, certificato di residenza, suo e di tutti quelli che ha in macchina, in originale, come accade a noi che andiamo allo stadio in virtù di una tutela inesistente. Il silenzio omertoso accompagna le vicende buie da sempre, ma non è calato il nostro sdegno, per quanto è accaduto, per come si è tentato di infangare la memoria di un ragazzo che non c’è più nel pieno dei suoi anni, uno come noi che seguiva la sua squadra ed invece ha trovato la morte, inutile, stupida; sdegno ancora più accentuato dall’omertà e le panzane rifilate da chi fa o dovrebbe fare della giustizia e della verità la propria missione istituzionale e di vita.


Nell’Italia dei tanti pesi e delle tante misure viene tutelato l’assassino al posto dell’assassinato; non sono episodi rari se si ricorda, ad esempio, che è stato addirittura premiato chi ha ammazzato investendo ubriaco quattro ragazzini per strada, con soggiorno in un appartamento con vista mare e la possibilità di sbarcare il lunario nell’ambito "pubblicitario". Non stupisce, quindi, che venga oggi protetto l’assurdo comportamento di una persona che pensa bene di sparare ad altezza d’uomo. Per questa Italia di cacca, "munnezz", veline e “Costantini”, di "Onorevoli" che bestemmiano e brindano in Parlamento, si insultano e cambiano colore a seconda del vento... vergogna!

 

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lunedì, 11 febbraio 2008,16:43

di Bianca Penna (www.asgmedia.it

Sono passati tre mesi da quella tragica mattina di novembre. Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale, si stava recando a Milano per vedere la partita della sua squadra quando, all'uscita dell'area di servizio Badia al Pino, sull'autostrada A1, un proiettile sparato da un agente della polizia stradale, Luigi Spaccarotella, lo colpisce. Morirà qualche minuto dopo in macchina.
Sono passati tre mesi durante i quali il volto di Gabbo, come lo chiamavano gli amici, è rimasto impresso nella memoria dei tifosi, della gente comune, di chi lo conosceva e dei suoi amici.
Tre mesi nei quali giustizia ancora non è stata fatta.
Venerdí scorso, al Campidoglio, è stata inaugurata la Fondazione Sandri. Il fratello di Gabriele, Cristiano, ha spiegato che "il proposito che si pone è quello di sradicare la violenza che è presente nella società, quella che arriva fino al calcio e che caratterizza la nostra società. I valori come la lealtà, il rispetto, propri dello sport, o la fratellanza che unisce una squadra di calcio sono valori che possono essere trasfusi nell'ambito del sociale" ha detto Cristiano.
Ma i protagonisti di questa storia sono tanti.
C'è quell'agente. C'è Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, a piede libero, che per adesso non ha avuto nemmeno i domiciliari. C'è Spaccarotella che ha sparato da un autogrill verso un altro autogrill. C'è un uomo che, con metodo, si è piegato e ha preso la mira. C'è il suo proiettile che ha attraversato piú di quattro corsie dell'autostrada.
Poi c'è un gruppo ristretto di persone, che quella domenica si trovava dentro la macchina, un gruppo di persone per le quali la vita è stata segnata in modo indelebile da un'azione assurda, incomprensibile, incredibile da credere. Un gruppo di persone che continua a ricordare Gabriele con iniziative, un gruppo di persone che è stato incolpato per una rissa che non c'è mai stata, con l'accusa di aver provocato l'azione dell'agente della polstrada.
E ancora ci sono i tifosi, quelli che nei valori del calcio vero e piú profondo credono ancora. Quelli che per i primi giorni sono stati accusati della morte di Gabriele per la violenza che metterebbero in campo in ogni trasferta, durante ogni partita. Quelli che nella lealtà, nella fratellanza, nel tifo e nei colori credono profondamente. Quelli che dopo quel giorno, negli stadi, non sono stati piú gli stessi. Quelli che, divisi forse dall'appartenenza a quella o a quell'altra squadra, si sono stretti intorno ad una famiglia e ad una comunità intera.
C'è la gente comune. C'è la gente che fino all'ultimo momento ha creduto che si trattasse di un sogno, che non potesse essere vero. Quelli che, in un lungo e silenzioso corteo, sono andati a salutare Gabriele alla camera ardente, al funerale, quelli che lo ricorderanno sempre. Quelli che, anche se del calcio e del tifo non gliene importa nulla, sono rimasti increduli quando un omicidio è stato giustificato per la violenza dei tifosi. Quelli che hanno pensato che durante lo sparo, forse, potevano passare su quelle corsie in macchina. Quelli che vogliono giustizia.
Ci sono i media. C'è la stampa. Ci sono tutti quelli che quella mattina hanno intitolato i loro articoli 'Rissa tra tifosi, un morto', senza comprendere la gravità delle parole che avevano messo nero su bianco, senza capire che venivano meno ad uno dei doveri dei giornalisti: dire e soprattutto raccontare la verità cosí com'è.
Poi c'è la famiglia di Gabriele. C'è una famiglia che non ha ancora avuto giustizia, una famiglia che ha il diritto di avere giustizia.
C'è un'intera popolazione, una nazione, che ha bisogno di sapere com'è andata, ha il diritto di credere che i colpevoli siano presi e abbiano la giusta punizione.
Poi c'è Gabriele. C'è Gabriele che forse quella partita l'ha vista.
C'è Gabriele che forse allo stadio continua ad andare, senza mai smettere di sorridere.

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venerdì, 01 febbraio 2008,09:24

da www.supertifo.it e www.sportpeople.net

Scrivere a botta calda è difficile e rischioso, ma la tragicità di un evento come la morte di Gabriele Sandri non solo non lascia spazio a temporeggiamenti, ma obbliga a prendere una posizione, di certo coerente con i pensieri di sempre e dunque distante dai pensieri dominanti. Domenica 11 novembre è stata una giornata dura e dolorosa, ed il delittuoso avvenimento nell’area di servizio della A1 ne è solo una parte. Ma andiamo con ordine. La notizia arriva via telefono verso mezzogiorno, improvvisa e perfida come un montante in pieno volto. Subito cerco conferme e dettagli in tv, dove intanto prende corpo il più classico teatrino mediatico e si recita un copione già visto e rivisto: nel leggere i lanci di agenzia la morte del giovane tifoso laziale viene inserita nel quadro di scontri tra opposte tifoserie, pur essendo stato raggiunto da un colpo di pistola. Che sul posto sia intervenuta la Polizia per tentare di sedare una presunta rissa è un particolare, a questo punto, ovvio quanto determinante. Scrivo a distanza di quarantotto ore e nel frattempo è emerso il “dettaglio” che, per certo, un agente ha sparato, a rissa già conclusa, dall’opposta corsia dell’autostrada: roba da poliziesco americano di quarta serie. Come sempre in questi casi le autorità hanno dato conto di colpi sparati in aria a scopo dissuasivo, ma la verità è che un proiettile ha centrato un bersaglio che stava seduto in auto e che alla rissa forse nemmeno aveva preso parte. Un testimone delle ultime ore afferma di avere visto il poliziotto sparare a due mani, nella tipica posizione da poligono di tiro, mentre dalle dichiarazioni di altri agenti sembra ci fosse la piena consapevolezza che i protagonisti del diverbio fossero dei tifosi. Mi si rivolta lo stomaco: il dolore e la rabbia, nonché le improbabili ricostruzioni che i questurini di turno hanno tentato di farci bere, sono gli stessi che ho vissuto alla morte di un altro fratello, Carlo Giuliani.
Quel poco di sensatezza che sopravvive all’inesorabile coinvolgimento emotivo, da ultras e con gli ultras, mi fa pensare per un attimo che l’assurda gravità di quanto è accaduto travalica e precede, ma forse il condizionale è preferibile, qualsivoglia successivo collegamento calcistico: in un paese civile e democratico gli sceriffi non possono avere cittadinanza ed un fatto del genere dovrebbe (il condizionale, appunto) fare insorgere l’intera opinione pubblica e, perché no, la stessa casta politica. Ma siamo nel Paese delle emergenze e del garantismo a senso unico, pretendere un po’ di buon senso appare del tutto fuori luogo. Infatti, sin dalle prime tribune televisive, gira e rigira si finisce sempre a parlare della violenza ultrà, degli incappucciati da stadio, delle trasferte da vietare tout-court come sublimazione totale di tutti i decreti e di tutti i divieti. Già, perché la morte di Gabriele innesca sì un processo, ma i principali imputati, anche stavolta, sono gli ultras, nella fattispecie quegli ultras che hanno dato sfogo alla loro rabbia: al di là dei fatti accaduti a Roma nella sera di domenica, dai quali mi dissocio perché frutto di dinamiche da rileggersi in chiave prettamente extracalcistica, sono bastate due vetrate mandate in frantumi e quattro schiaffoni qui e là per oscurare la tragedia di un ragazzo (un tifoso, ma poteva essere un padre di famiglia in gita domenicale) ucciso senza motivo. Appena otto mesi dopo la morte dell’Ispettore Raciti, sulla cui vera ricostruzione continua a persistere un mistero impenetrabile, gli ultrà tornano loro malgrado ad essere in cima ai problemi di un intero Paese, oscurando ogni altra questione: morti sul lavoro, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, corruzione, persino i lavavetri di Firenze avranno qualche giorno di tranquillità. Per il mondo del tifo organizzato la sentenza è già stata scritta ed è pronta la ricetta di sempre: repressione e divieti, divieti e repressione… Il tutto, naturalmente, senza diritto ad alcun contradditorio, ci mancherebbe altro, ma anche senza cercare di capire cosa può essere passato per la mente e per il cuore di migliaia di ragazzi che, in una mite domenica d’autunno, si sono sentiti dei “dead men walking” e che hanno pensato, anche solo per un attimo, che Gabriele potevano essere loro, che così non si può andare avanti, che c’è un limite a tutto. Passi il vergognoso silenzio che da sempre si portano con sé le morti di Stefano Furlan, di Celestino Colombi, di Fabio Di Maio, di Sergio Ercolano. Passi il sistematico insabbiamento delle pistolettate ad Empoli-Vicenza del 1992 e delle vicende Alessandro Spoletini (2001) e di Paolo di Brescia (2005). Passino gli assurdi divieti del decreto Melandri-Amato, i Daspo e le denunce a tradimento, passino persino i pestaggi gratuiti dei blu, ma morire a 28 anni in questo modo non poteva che scatenare una reazione forte… O qualcuno pensava forse che certe cose si possano esprimere con dei comunicati stampa o con uno sciopero della fame? Qualcuno può spiegarmi perché se un agente di pubblica sicurezza, piuttosto che un Ministro od un altro soggetto “upper class”, compie un reato la responsabilità (semmai verrà accertata) è sempre individuale mentre se il colpevole è un ultras si sputano sentenze sommarie e si criminalizza un intero mondo fatto di centinaia di migliaia di giovani? Qualcuno può dirmi cosa sta succedendo alle Forze dell’Ordine italiane, negli ultimi anni protagoniste di svariati episodi poco limpidi (l’eufemismo è d’obbligo…): dal G8 di Genova al caso di Federico Aldrovandi, dalla mattanza di Roma-Manchester fino alla recentissima morte di un falegname 54enne nel carcere di Perugia? Eppoi, fuor di retorica, di buonismo e di politically correct, ci dicano i nostri politici di mezza età come reagivano negli anni Settanta quando queste cose capitavano (eccome se capitavano!) ad un loro compagno o ad un loro camerata…
La mia maledetta domenica la vivo proprio a Bergamo, per Atalanta-Milan, dove va in scena il meglio (o il peggio, vedete voi…) della rabbia ultrà. Da queste parti la solidarietà ultras ha radici lontane e quando la tragica notizia si diffonde la rabbia monta, inevitabilmente, contro il primo nemico, così all’ora dell’aperitivo un gruppo di cellulari viene fatto sloggiare, manu militari, dall’avamposto vicino alla Nord. Pim-pum-pam: oggi non è aria per voi, sparite dalla circolazione. Ma la vera sorpresa giunge poco più tardi, cioè quando arrivano gli ospiti. Mai avrei pensato di vedere le due fazioni, nemiche di lunghissima data, mischiarsi e partire, insieme, contro le divise blu. Anche questo la dice lunga sullo stato d’animo che alberga nei cuori ultras, un’esasperazione cresciuta negli anni che certo non giustifica, ma spiega certo sì, certi atteggiamenti. Dopo i preliminari di rito parte una carica senza se e senza ma, le Fdo sono costrette a sparare lacrimogeni e tuttavia devono ripiegare pesantemente. La situazione si calma ma è tutt’altro che normale, ed anche dentro lo stadio l’atmosfera è pesante. Lo splendido colpo d’occhio di un Brumana da tutto esaurito fa a pugni con una tensione che si taglia a fette: gli ultras dell’una e dell’altra parte chiedono di sospendere la partita, mentre il coro “Assassini-assassini” rimbomba più volte dalle due curve. Dopo la reazione di pancia, sbagliata come forse lo sono tutte le reazioni di pancia, gli ultras ora chiedono un segnale di rispetto, un gesto di buon senso ancora prima che simbolico: fermiamo il carrozzone del calcio, riflettiamo su quello che è successo senza pregiudizi e senza reticenze, cerchiamo di capire cosa non sta funzionando e cosa non ha funzionato in questo turbine di tolleranza zero. Anche nei palazzi del potere si è appena discusso se giocare oppure no, ma se dal mondo sportivo sembrava aprirsi uno spiraglio, quello politico ed istituzionale hanno chiuso subito la porta a doppia mandata: i giornali del lunedì, in particolare, riferiscono di un vero e proprio diktat del capo della Polizia Manganelli, contrario ad ogni possibile paragone con lo stop decretato alla morte di Raciti. A sua volta il Ministro degli Interni Amato avalla tale decisione e spiega che in questo modo si sono evitati ulteriori disordini, ma se una cosa del genere poteva forse giustificare la disputa di una finale di Coppa Campioni preceduta da 39 morti, questa volta appare come una posizione preconcetta, ed infatti larga parte del mondo politico, senza vincoli di maggioranze, criticherà tale decisione… A Bergamo come altrove, eccezion fatta per Inter-Lazio, la partita dunque si gioca, pur cominciando con 10 minuti di ritardo e con il lutto al braccio dei giocatori. Gli ultras non si rassegnano alla logica dello spettacolo che deve continuare: ai cori si aggiunge qualche torcia che piove in campo dalla Nord, ma il match inizialmente va avanti. I bergamaschi optano allora per la linea dura e cominciano ad infierire contro una vetrata che dà accesso al campo, fintanto che la stessa non dà segni di cedimento. Il resto è storia nota: i giocatori che si avvicinano alla curva, la discussione coi tifosi, la sospensione della partita, i processi mediatici, gli arresti, le istituzioni e la stessa Atalanta Bergamasca Calcio che annunciano di costituirsi parte civile. Pensatela come volete, ma tra tutte le cose che si potrebbero dire a proposito di un tombino usato a mo’ di ariete, io dico che i ragazzi della Nord hanno dovuto ricorrere all’unica opzione che avevano per essere presi sul serio, e la morte di Gabriele era una cosa maledettamente seria per non tentare il tutto e per tutto. Dico di più: come fecero i genoani quando morì Spagna, anche domenica scorsa gli ultras avevano il diritto di pretendere la sospensione della partita ed il dovere morale di imporre a tutto il mondo del calcio una profonda riflessione su quanto accaduto. Chiamatelo forse anche diritto al rancore, ma a è un rancore che non nasce dal nulla…
State pur certi che decine, forse centinaia di ragazzi pagheranno un conto salatissimo per la loro azione, a Bergamo, come a Taranto, come altrove. State altrettanto certi che per loro non sarà contemplata nessuna presunzione di innocenza fino al processo, nessuna attenuante, nessuno sconto di pena: ne va dell’immagine di uno Stato incapace di garantire l’ordine pubblico, se non vietando, proibendo e, spiace dirlo, mostrando tanti muscoli e poco cervello, soprattutto se si tratta di perseguire il ladro di polli e non il pappone o il bancarottiere di turno. Ma ha ancora un senso argomentare su tutto questo? Si dice che la morte non ha colori ed è uguale per tutti, ma non è vero: non lo pensa lo Stato, impegnato soprattutto a minimizzare il vero fatto scandaloso della giornata; non lo pensano le Istituzioni sportive, che sospendono i campionati in una domenica in cui la serie A già era ferma; non lo pensa il tifoso comune, soprattutto quello che allo stadio ci va solo, appunto, per un Atalanta-Milan e le altre 37 partite le guarda in poltrona. Già, perché al dolore della morte di un fratello, nell’imbrunire di questa maledetta domenica si palesa uno stadio che non solo non appoggia, ma addirittura insorge contro le due fazioni ultras, irridendole con cori offensivi e, di fatto, isolandole come tanti buoni predicatori da anni chiedevano si facesse. Mi gioco la testa che questi “tifosi modello” erano già pronti a spellarsi le mani per un ringhio di Gattuso o una punizione da Pirlo, erano pronti a festeggiare il goal dell’una o dell’altra squadra, forse anche a lanciare la classica bottiglietta d’acqua contro il guardialinee venduto… Preferisco stare con chi ha forse esagerato ma lo ha fatto per un motivo serio, ma quando, dentro e fuori il Brumana, ultras atalantini e rossoneri si mescolano ed alzano gli ultimi cori insieme, mi sfiora un brivido: e se fosse il canto del cigno?! Sappiamo che sarà sempre più dura andare avanti, ma abbiamo un motivo in più per stringere i denti e non mollare… ciao Gabriele.

Lele
(Gabriele Viganò)

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giovedì, 15 novembre 2007,02:55

Mi permetto di postare un bellissimo messaggio scritto da un ragazzo romanista in ricordo di Gabriele. Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro:

Ogni ultras è diverso. C’è quello che si muove solo col gruppo e quello che fa gruppo per se. Gli ultras sono diversi, ma li unisce l’amore per la propria squadra, la tenacia nel resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce il riscaldarsi con un coro cantato a squarciagola, li unisce la sicurezza dell’amico che gli dorme accanto sul treno che ti riporta dalla trasferta, li unisce la passeggiata goliardica nella città avversaria, li unisce la gioia di partire per una trasferta e la stanchezza del ritorno, li unisce quel panino diviso in due dopo ore di digiuno, li unisce quella sigaretta offerta nello scompartimento e ridata in curva, li unisce quella litigata sull’esterno sinistro panchinaro fatto nella penombra di un treno notturno, li unisce la mentalità. Le cose che ci uniscono, contemporaneamente ci dividono dal mondo esterno, ci allontanano dai genitori preoccupati, da zii scandalizzati, da compagni di classe impauriti e da professori disgustati. L’ultras è l’eccezione alla regola, è l’inaspettato che ti sorprende, è la sorpresa che ti smorza il sorriso quando pensi di averla fatta franca. L’ultras è anche il braccio che ti tira sul vagone prima che si chiudono le porte. L’ultras è questo e molto altro, altri sentimenti non rinchiudibili in parole.

Ciao Gabriele

un ragazzo della sud

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martedì, 10 luglio 2007,08:48
da www.boys-san.it
La Nord va in vacanza fino alla Supercoppa

La Curva comunica che tutti i Gruppi facenti parte della Nord hanno concordato sull'iniziativa di DISERTARE tutti gli incontri amichevoli che sosterrà l'Inter nel corso dell'estate.

La Nord invita i Tifosi Interisti a disertare tutti gli incontri figli delle logiche commerciali a cui è legato il mondo del pallone e che fanno leva sugli affetti dei Tifosi col solo scopo di far audience ed incasso per le tv.

Il riferimento specifico è ai TORNEI FARSA che si terranno a Napoli e Milano rispettivamente l'8 ed il 14 agosto.

La Nord NON presenzierà in modo assoluto sia al trofeo moretti che al trofeo tim, due VERGOGNOSI modelli di calcio-business che nulla hanno a che vedere col Calcio Vero delle competizioni Agonistiche già di suo parecchio influenzato dagli "interessi economici".

E' profonda convinzione della Curva Nord che gli incontri amichevoli pre-campionato debbano servire a preparare gli incontri competitivi della stagione e gli "incroci" tra le potenziali dirette rivali servano solo a crear polemiche e tensioni anzi tempo in un momento in cui i media non troverebbero altri temi da trattare.

L'auspicio della Nord è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a promuovere il ruolo che dovrebbero tornare a ricoprire le amichevoli che è quello d'un sereno percorso di preparazione al Calcio che Conta a beneficio d'un riavvicinamento del Calcio alle logice Sportive ed un allontanamento da quelle commerciali almeno nelle fasi extra competitive del Campionato.

Per le suddette ragioni la Curva Nord invita tutti gli Interisti a presenziare in massa a partire dal primo impegno agonistico della stagione ovvero la Finale di Supercoppa Italiana che si terrà allo Stadio Meazza a S.Siro domenica 19 agosto.

La Nord ricorda infine che le linee di condotta che verranno decise dalla Curva, saranno definite di volta in volta a seconda della situazione che presenterà il panorama repressivo vigente e che qualora la situazione che si è dovuta sopportare dai fatti di Catania in poi dovesse persistere rimane possibile l'eventualità dello scioglimento di tutti i Gruppi.
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martedì, 10 luglio 2007,08:40
da www.oldfansfondi.it
È proprio il caso di dirlo, sì… "nomen omen". Una locuzione latina, che tradotta letteralmente significa “il nome è un presagio”, per dare il benvenuto al nuovo Capo della Polizia, Antonio Manganelli. I latini davano per certo che “nel nome sarebbe racchiuso l’essere della persona” e chissà come avrebbero preso l’Ansa delle ore 20,16 dello scorso 25 Giugno. Una nomina, quella dell’ex numero due, “annunciata” e varata dal Consiglio dei Ministri. E le sue prime dichiarazioni? "Sono emozionato e commosso. Grazie al Governo ed alle forze politiche per fiducia e consenso. Ci metterò pazienza, passione ed energia. Questi sentimenti nascono dal rispetto che ho sempre avuto per lo Stato e dalla convinzione che le forze di Polizia svolgono un compito essenziale in un grande paese democratico come il nostro". L'Italia un paese democratico? Mah... il prossimo 2 Luglio si aprirà l’era Manganelli… e noi cosa dovremo aspettarci? Il “sorpassato” Gianni De Gennaro, intanto, sarà il nuovo Capo di Gabinetto del Ministro dell'Interno Giuliano Amato: questo l'incarico di prestigio al quale è stato inviato il Prefetto. E sì, De Gennaro, quindi, sostituirà Carlo Mosca nel delicatissimo incarico al fianco del Responsabile della Sicurezza Nazionale e resterà al Ministero dell'Interno, proprio nel Palazzo che lo ha visto insediarsi sette anni fa come primo poliziotto d'Italia. Una sovrapposizione degna del miglior pendolino Cafu.

Non mancano però le polemiche: l'Associazione ed il Sindacato dei Prefettizi sostengono che "in sostanza la gestione dell'intero Ministero dell'Interno sarà nelle mani di dirigenti della Polizia di Stato". Trattasi di un accentramento di cariche che non lascia indifferenti, e le ombre non svaniscono per niente. Eppure quel nome-garanzia tante volte è stato protagonista di dibattiti televisivi e dichiarazioni al vetriolo. Talvolta anche di circolari interne ai Questori di tutt’Italia, come lo stesso De Gennaro fece nel Marzo del 2001, in una nota che oggi fa da stimolatore a battute ironiche: “Basta manganelli!”. Scrisse: “Basta con l'uso disinvolto dei manganelli per sgomberare lo stadio e per cortesia non fate uso di lacrimogeni se non in situazioni davvero gravissime!”. Ben sei anni fa un invito chiaro, come a confermare quello che tutti sanno, e cioè che la stragrande maggioranza dei cosiddetti "disordini da stadio" non avvengono per scontri tra opposte tifoserie, ma per interventi della forza pubblica sui tifosi di una sola delle due. Una faccenda che desta sospetti ma non dimentichiamo che già nel 2001 c’era da difendere l'immagine della Polizia ed una Polizia che picchia troppo era ed è indifendibile.

Sempre “in quota” a De Gennaro la mitica frase: Non è giusto che i poliziotti usino il manganello (è vero, non ridete!), bisognerebbe evitarlo, ma a volte è come la sculacciata della mamma”. Così rispose ad alcuni studenti di una scuola di Ragusa che lo interrogavano sulla questione, dimostrandosi poco propenso agli “interrogatori”. Ma il De Gennaro pensiero meritava davvero attenzione, soprattutto se poi comparato alle effettive azioni dei suoi uomini sul territorio: "Occorre preliminarmente chiarire che l’impiego degli sfollagente e dei lacrimogeni deve essere ordinato in termini chiari ed espliciti dal Dirigente di servizio”. Ed ancora: “Si sottolinea la necessità di evitare il lancio dei lacrimogeni in ambienti frequentati da numeroso pubblico, come gli impianti sportivi e gli altri luoghi con analoghe caratteristiche, ove il loro impiego potrebbe (potrebbe?) provocare condizione di panico, con intuibili ripercussioni sulla sicurezza pubblica”. Parole apprezzabili, al momento purtroppo hanno il solo pregio di provocare sorrisi ironici, visto che in questi anni ne sono successe di cotte e di crude e tutti i buoni propositi dell’ex Capo della Polizia sono andati via via scemando. Eppure quelle frasi lasciano un segno indelebile, perché chiare ed ineccepibili. Valgono a dire che “senza ordini superiori, agli agenti, è fatto divieto di usare i manganelli!”. Sapete questo cosa significa, vero? Significa che il 90% degli "scontri da stadio" degli ultimi dieci anni non sarebbe neppure cominciato.

Intanto alle porte un’altra rivoluzione. Tutta colpa del decreto anti-violenza (violenza?) che, come si prevedeva, condizionerà la Campagna Abbonamenti ormai imminente di ogni società professionistica. La rivoluzione riguarda, infatti, i rapporti che, per decreto, non potranno più “essere in forma diretta fra la tifoseria e le società sportive”. Così a Firenze, tanto per portare un esempio, per non incorrere in problemi organizzativi, in vista dell’apertura della prelazione sulle tessere 2007/2008, sono state create due s.r.l. che gestiranno la vendita degli abbonamenti e dei biglietti per il prossimo anno. Le società in questione, Tutto Tickets srl ed Il Centro srl, faranno da cuscinetto nella gestione dei posti allo Stadio. Cuscinetto fra gli organismi di rappresentanza della tifoseria e la società viola. Per gli abbonati la procedura per l’acquisto delle tessere non dovrebbe comportare alcun disagio: in pratica le due società acquisteranno abbonamenti-biglietti su prenotazione dei club e poi gireranno agli stessi tessere e tagliandi. Chiariscono che “tutto questo avviene nel rispetto delle leggi in materia di sicurezza e che è stato fatto di tutto per evitare disagi ai tifosi”. Intanto, fra gli altri adeguamenti da assolvere per la completa messa a norma dello Stadio “Franchi”, c’è lo spostamento nella parte alta della gradinata (settore di tribuna laterale) della Sala Operativa della Polizia che dovrà monitorare gli spalti in occasione delle partite. I lavori sono previsti nel corso dell’estate e per avere più tempo a disposizione, la Fiorentina, in occasione della compilazione dei calendari, potrebbe chiedere di giocare in trasferta la prima di campionato (25 o 26 agosto). Ma ora diamo il nostro caloroso benvenuto a Manganelli con questo filmato d’annata. In azione “Zorro Boban”, alle prime armi con quella maglia numero 10 che onorerà con una grande carriera. Era il lontano 13 Maggio del ’90 e Zvonimir siglava una delle più belle giocate della sua vita.

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martedì, 19 giugno 2007,18:49

EVENTI: eletti i vertici della Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio.

“Venerdì, sabato e domenica 15,16,17 giugno u.s. si è svolta la Riunione F.I.S.S.C. (Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio) con i suoi numerosi Coordinamenti delle squadre di calcio di tutta Italia presso il Centro Sportivo di Coverciano - Firenze.

La riunione ha evidenziato con un dibattito serrato le problematiche inerenti il difficile momento del pianeta-calcio e le immense difficoltà conseguenti derivate e subite fortemente da tutto il tifo organizzato, ma anche dagli sportivi che desiderano semplicemente recarsi allo stadio per gustarsi lo spettacolo di una partita di football. Il forte calo degli spettatori ne è un sintomo evidente.

La F.I.S.S.C. si è così prefissa l’obiettivo di essere un interlocutore competente presso le Istituzioni che governano il Calcio, per far si che gli stadi si riempiano nuovamente con interventi adeguati a riguardo delle norme vigenti e per ottenere ancora più adesioni da parte di altri Coordinamenti dei tifosi organizzati sparsi in tutta Italia dalla massima serie A alla C2, e ad una unità maggiore di intenti con tutte le altre componenti del tifo organizzato.

Infine sono stati eletti i nuovi quadri Dirigenti della F.I.S.S.C. Il Presidente ed i due Vice-Presidenti”

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione e Vi salutiamo con grande cordialità.

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martedì, 12 giugno 2007,12:31

da www.brescia1911curvanord.net

Illustrissimo ministro Melandri

siamo i Ragazzi della Curva Nord Brescia 1911, un gruppo Ultras presente sul territorio bresciano da una decina d’anni.

Lo spunto che ci ha portato a scriverLe è la notizia dell’annullamento dell’ordine di arresto per omicidio del ragazzo diciassettenne, accusato della morte dell’Ispettore Filippo Raciti nella tragica notte di Catania del 2 febbraio 2007.

Una notizia passata in secondo piano (soprattutto se si considera il clamore suscitato dalla voce dell’arresto del ragazzo) e che ha quasi fatto gridare allo scandalo.

Molti infatti, travolti e confusi da un’ondata moralista con pochi precedenti in Italia, si auspicavano che venissero confermati i sospetti riguardo al presunto omicidio e che il ragazzino pagasse senza sconti di pena.

Fino ad oggi a nulla erano serviti i tentativi e gli appelli dell’avvocato difensore che, con molta tenacia e fermezza, tentava di far riflettere la coscienza nazionale portando alla luce, una dopo l’altra, prove inconfutabili che hanno dimostrato finalmente la verità.

Quella verità oscurata da una voglia di giustizia che, pur legittima, si è trasformata in un tentativo di vendetta perpetrato sulla pelle di un minorenne di Catania e sull’intero mondo del tifo organizzato.



Premettiamo che non è nostra intenzione, con questa lettera, sminuire o peggio ancora cancellare quanto è successo a Catania, e nemmeno offendere la memoria di Raciti o la sua famiglia, alla quale siamo ancora moralmente vicini. Questo perché, per quanto ci riguarda, il rispetto per la vita è, unitamente a quello per i diritti umani, uno dei valori fondamentali per i quali ci siamo sempre battuti.

Inoltre, pur avendo una discreta esperienza riguardo ai processi ed alle facili sentenze che colpiscono sempre più spesso e sempre più deliberatamente il mondo Ultras, non faremo congetture e non tireremo conclusioni sommarie, considerando oltretutto che è in pieno corso un’indagine della magistratura; ci sforzeremo poi di non rifare il verso a coloro che fino ad oggi avevano data per scontata la colpevolezza del ragazzo minorenne incarcerato da quattro mesi, evitando così inutili supposizioni, accuse e sospetti.



Eviteremo tutto questo e molto altro ancora, ma ciò che soprattutto non faremo, sarà d’ignorare quest’importante verità che scagiona anche il nostro mondo da una delle accuse più infamanti e false: quella di essere degli sporchi assassini.

Senza dubbio, la morte di Filippo Raciti è stata la conseguenza, seppur indiretta, della guerriglia scatenatasi a Catania quella sera (per ragioni ai più ancora sconosciute) e per questo non vanno dimenticate certe responsabilità; ma ciò che conta, ovviamente dal punto di vista strettamente giuridico, è che ad uccidere Filippo Raciti non sia stato un Ultras.

Una morte fra l’altro che doveva e poteva essere evitata, se solo si fosse affrontato il problema dell’ordine pubblico all’interno degli stadi per tempo ed in modo completamente diverso da quello utilizzato negli ultimi vent’anni.

Infatti, se nessuno dotato di un po’ di coscienza può mettere in dubbio la violenza scaturita quella sera, molti potrebbero però obiettare sui metodi repressivi impiegati fino ad oggi nei confronti di tutti i tifosi organizzati; sistemi che vanno ben al di là della costituzione civile. Giusto per la cronaca, sono appunto vent’anni che si sfornano e si applicano sommariamente leggi speciali ad hoc talmente anticostituzionali che non hanno fatto altro che aumentare la rabbia, la tensione e la voglia di vendetta fra polizia e tifosi.



Illustrissimo ministro, perdoni la nostra franchezza, ma sebbene con questo non si voglia assolutamente giustificare la morte di un uomo, vogliamo dirLe che siamo stanchi di sentire certi discorsi ipocriti fatti da persone che non si sono certo dimostrate migliori di noi e di vedere il nostro mondo martoriato e strumentalizzato dalle stesse che, evidentemente, conoscono a mala pena certe croniche mancanze. Per questo, dopo quattro mesi, Le scriviamo.



Principalmente per invitarLa a riflettere sull’inutilità e sulla pericolosità di certe scelte che ci è sembrato siano state influenzate più che altro dal bombardamento mediatico derivato dall’emotività e dall’allarmismo creati, non a caso, da certa stampa.

Sconvolgimenti emotivi che hanno portato all’ennesima caccia alle streghe ed alla conseguente e definitiva criminalizzazione del mondo Ultras, descritto ormai come fosse un grave tumore da estirpare nel più breve tempo possibile.



Non ci fraintenda, quello che noi Le raccontiamo non è un atto d’accusa o, peggio ancora, una patetica richiesta di perdono o qualsivoglia privilegio, bensì l’umile e forse ultimo tentativo di analizzare tutto ciò che è seguito a quella notte. Un difficile sforzo che ha come scopo quello di far restituire al nostro mondo quantomeno quel briciolo di dignità che ci spetta e che ci è stata sommariamente ed arbitrariamente tolta, grazie anche e principalmente alla gogna mediatica attivata senza ritegno approfittando oltretutto della confusione generale.

Un impegno che vorrebbe soprattutto evitare nuove tragedie umane.

Per questo, dopo quattro mesi, domenica torneremo a cantare e a far sentire la nostra voce chiedendo come sempre Giustizia, Verità e soprattutto Rispetto.



Probabilmente Lei non potrà ricordare, ma due giorni dopo la notte di Catania, prima dell’emanazione del nuovo decreto super-repressivo (esattamente la domenica, in pieno periodo di “caccia alle streghe”, quando ogni giornale, tg, trasmissione sportiva e non, gettava fango senza nemmeno tentare alcuna distinzione sul movimento Ultras, individuato erroneamente e con molta leggerezza come somma emergenza criminosa della società italiana), il nostro gruppo decise all’unanimità di fermarsi, A TEMPO INDETERMINATO, per riflettere, per rispettare in qualche modo la sacralità della vita umana, per dare la possibilità alla magistratura di fare il proprio lavoro serenamente e nel minor tempo possibile (visto che in ballo non c’erano solo la verità e la giustizia, bensì il futuro di centinaia di giovani ragazzi, la tifoseria di un’intera città e, soprattutto, il destino del mondo Ultras), per avere il tempo di individuare con sangue freddo e raziocinio delle soluzioni al problema stadio, per una seria e doverosa autocritica, perché da tempo non sussistevano più le condizioni, in termini di serenità e sicurezza, per andare in trasferta e, per ultimo ma non per questo meno importante, per dimostrare che la maggior parte dei tifosi organizzati non vivono lucrando spudoratamente sulla pelle dei tifosi “veri” o, peggio ancora, estorcendo denaro alle società!



Comunicammo questo concetto in una riunione aperta a tutti fra l’altro molto affollata, sia per quanto riguarda la stampa che l’opinione pubblica stessa, segno tangibile questo del fatto che comunque e nonostante tutto non ci sono solo pregiudizi negativi nei confronti degli Ultras.

Lo facemmo oltretutto mostrando senza paura i nostri volti (non avevamo e non abbiamo niente da nascondere, convinti di portare da sempre allo stadio ideali positivi e fondamentali, seppur con difficoltà sempre maggiori), chiedendo che insieme a noi si fermassero tutti, non per una simbolica e inutile giornata, bensì per tutto il tempo che fosse stato necessario per trovare rimedi davvero validi e soprattutto EQUI.



Rimedi che solo attraverso il dialogo ed il confronto con tutte le parti in causa (Ultras in primis, ovviamente!!!) potrebbero rivelarsi finalmente efficaci. Questo naturalmente a patto che il dialogo sia costruttivo, sincero, senza barriere sociali, senza etichettature e, soprattutto, senza dietrologie; un dialogo fatto fra uomini veri e leali.



Ci siamo accorti ben presto però che il nostro “grido” risultava sordo alle orecchie che avrebbero dovuto raccoglierlo (del resto non era la prima volta che lo esternavamo), che la costernazione e lo sconforto per la perdita di una vita umana venivano accantonate in favore della necessità di ripartire in fretta, a qualunque costo, “perché il campionato non si può sospendere, gli interessi sono tanti e la vita continua”!?! (paradossale visto che fino a pochi giorni dopo la morte di Raciti tutti, sottolineiamo tutti, oltre che ad auspicare uno stop clamoroso e senza precedenti di tutto il sistema calcio, ostentavano disprezzo e sentenze sommarie volti a criminalizzare una parte del mondo del calcio, ovviamente la nostra).



Si ripartì quindi senza di noi. Pochi stadi chiusi, molta desolazione e tantissima propaganda moralizzatrice: questo lo scenario.

Fu approvata una legge tanto frettolosa e lacunosa e incostituzionalmente repressiva, quanto inutile e confusionaria (lo prova il fatto che certe situazioni si siano ripetute, nonostante tutto, in modo costante, banale e pericoloso e che la stessa legge sia stata applicata sconsideratamente ed in modo ancor più discrezionale, questo ovviamente a seconda del caso, della questura oppure degli interessi in ballo).



Nel frattempo, a Catania nessuno si era preoccupato di attendere quantomeno che fosse fatta chiarezza sui fatti e un ragazzino minorenne fu dato in pasto all’opinione pubblica, condannato ancor prima della conclusione delle indagini sulla base di ipotesi e congetture senza alcun supporto probante (oltretutto non dimentichiamo che questo ragazzo, oggi finalmente scagionato dalla pesante accusa di omicidio, ha comunque già scontato una pena durissima e sproporzionata rispetto alle sue presunte responsabilità e che, probabilmente, resterà segnato e condizionato per tutto il resto della sua vita).



Precisiamo che durante questa lunga fase che ci ha visti spettatori inermi e che noi amiamo definirla di riflessione, il nostro impegno è stato interamente concentrato al di fuori della curva, nel difficile tentativo di contro-informare l’opinione pubblica, portando alla luce quei nobili valori appartenenti al nostro spirito Ultras e sottolineando l’ingiustizia nonché l’inutilità della repressione.

Questo ovviamente senza fare dell’inutile vittimismo e senza dimenticare mai le responsabilità oggettive che riguardano il nostro mondo; un mondo che non sarà probabilmente un paesaggio idilliaco, ma nemmeno una bolgia dantesca (sicuramente non è mai stata una zona franca come qualcuno sostiene, anche perché chi sbaglia paga, sempre e pesantemente!).



Naturalmente, coerenti con la nostra linea, non abbiamo ripreso a tifare, né tanto meno ad affrontare la trasferte.

Ci siamo “limitati” ad aprirci alla gente comune attraverso varie iniziative, come ad esempio la nostra festa, che vede la partecipazione di decine di migliaia di persone (in primis famiglie e bambini!! particolare curioso quando, in ogni dove, si sente dire che sono proprio gli Ultras ad allontanare i bambini dallo stadio!!!); attraverso gli incontri con i giovani nelle scuole, attraverso il dialogo con i rappresentanti delle Istituzioni che hanno accettato di confrontarsi lealmente e costruttivamente con noi (per quanto ci riguarda, ribadiamo che quello del confronto basato sulla lealtà e sul rispetto è l’unica soluzione possibile ed auspicabile per fare maturare non solamente il mondo Ultras, ma l’intera società che, ci sembra, abbia molti più problemi di quanto si voglia far credere ai cittadini).



Abbiamo discusso in ogni forma, sempre con la consapevolezza che gran parte della responsabilità di questo difficile momento storico vada imputata agli errori commessi dai gruppi organizzati, ma non solo, visto che abbiamo potuto provare sulla nostra pelle molti eccessi ed abusi non riconducibili ai soli Ultras (per questo Le consigliamo di ascoltare con molta attenzione quanto vissuto da migliaia di tifosi in situazioni che definiremmo, usando un eufemismo, paradossali rispetto a quello che spesso viene raccontato).



Durante queste discussioni e questi incontri abbiamo riscontrato il profondo rispetto che molte persone provano nei nostri confronti; rispetto che oltre a darci la forza di ricominciare dimostra ancora una volta il valore positivo di una realtà sociale ed aggregativa come la nostra che rimanda decisamente al mondo Ultras.



Illustrissimo ministro, noi siamo consapevoli dei nostri limiti e ci sforziamo costantemente di migliorare la nostra condotta che però, le piaccia o meno, non sarà mai quella di certi santi blasonati che qualcuno vuole imporci (anche perché, non lo dimentichi, siamo dei comunissimi mortali, prigionieri di una fede e dotati di una grande passione).

Eppure, nonostante tutto, ci sforziamo ancora di trasmettere in qualche maniera ai ragazzi più giovani sentimenti positivi e valori fondamentali quali Amicizia, rispetto, lealtà, solidarietà, obbligandoli magari a riflettere sulle conseguenze di certe azioni devastanti.

Per questo siamo anche coscienti della responsabilità che deriva da ogni nostro gesto e ribadiamo, quando ci è possibile, l’importanza sociale che riveste il nostro gruppo all’interno del tessuto sociale della nostra splendida città.

Per questo non molleremo mai!



Illustrissimo ministro, per concludere, vogliamo dirLe che noi, come tanti altri tifosi, dopo la morte di Raciti ci siamo fermati a riflettere convinti di avere avuto delle responsabilità in quello che è successo a Catania. Ci siamo messi in discussione, come del resto abbiamo messo in discussione la nostra storia e soprattutto la nostra coscienza, alla ricerca di nuove motivazioni e nuovi stimoli oltre che d’eventuali responsabilità.



Purtroppo, dopo quattro mesi di attacchi mediatici; dopo una legge che a Brescia ed in molte altre città vieta non solo le magliette o le sciarpe del gruppo, ma perfino le magliette recanti un articolo della Costituzione Italiana (sulla libertà di espressione) che Lei come tanti altri dovrebbe invece difendere; dopo che gran parte della Nazione ha di fatto condannato per sommi capi, prima ancora della sentenza, un ragazzo minorenne per un reato gravissimo; dopo che gli stadi sono diventati “fortini inespugnabili” per tutti, in particolare per i tifosi più moderati; dopo che i fatti di teppismo e slealtà (incompatibili con la nostra Mentalità) non sono per nulla calati...



DOPO TUTTO QUESTO!, veniamo a sapere che ad uccidere l’ispettore Raciti non è stato un Ultras e che probabilmente non si tratta nemmeno d’omicidio, ma verosimilmente di un incidente avvenuto con un mezzo della Polizia stessa, sebbene nessuno abbia il coraggio di ammetterlo (di fronte alla morte di un poliziotto, questo piccolo particolare probabilmente per Lei non sarà poi così importante e sicuramente non alleggerisce determinate responsabilità, come del resto non risolve il problema che sta alla base e che andrebbe affrontato diversamente allo scopo di evitare ulteriori tragedie; ma per coloro che da un giorno all’altro si sono riscoperti agli occhi della gente nelle vesti di vili assassini, tutto ciò è determinante e cambia radicalmente il nostro punto di vista. Questo lo diciamo ovviamente senza generalizzare, senza fare dell’inutile vittimismo e senza volere soprattutto strumentalizzare la morte di un uomo e la vita di un ragazzino).



Illustrissimo ministro, tutti questi nuovi sviluppi non fanno altro che surrogare quanto detto in precedenza, con particolare attenzione ad alcuni concetti:

-il tipo di ruolo e d’utilizzo delle forze dell’ordine allo stadio andrebbe completamente rivisto, perché, ad oggi, non è riuscito a garantire la sicurezza generale ma, al contrario, è stato spesso focolaio di tensioni inutili e pericolose.

-la scelta di utilizzare metodi repressivi ed anticostituzionali va rivista, perché, ad oggi, ha fallito profondamente.

-il dialogo tra ogni componente del mondo-stadio (tifosi compresi) deve diventare lo strumento principale per migliorare una situazione che dai fatti di Catania ad oggi non è affatto migliorata, ma se possibile addirittura peggiorata, sebbene non si dia più risalto a certe situazioni.

-il rispetto e la lealtà, non il “buonismo” o certe logiche di… potere, devono essere alla base d’ogni scelta.

-le Libertà fondamentali non vanno mai violate, nemmeno nei contesti più “scomodi” e paradossali come il nostro.

-ecc.



Solo attraverso questo nuovo percorso il mondo Ultras, il nostro mondo, potrà fare il tanto sperato salto di “qualità”, recuperando nel frattempo quella Dignità cancellata con superficialità e leggerezza da tutto ciò che è stato detto, scritto e purtroppo fatto in questi mesi (sappia che, per quanto ci riguarda, l’uomo è poca cosa senza la propria Dignità).

Una Dignità che non deve risultare una generosa concessione o peggio ancora una travagliata conquista, ma un diritto naturale e sacrosanto, proprio come il diritto di vivere o la libertà d’espressione che oggi, purtroppo, per molti di noi è diventata un’utopia.

Una Dignità che rivogliamo con tutta l’anima.

Una Dignità che ci riprenderemo, anche perché sarebbe veramente difficile per noi sopportare un’altra tragedia come quella di Catania.

Illustrissimo ministro, rivogliamo la nostra Dignità!



Brescia 1911 Curva nord


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martedì, 05 giugno 2007,16:51

da TIFONET

Niente stadio alla Ternana calcio a queste condizioni. Il Comitato Spontaneo Rossoverde ha emanato un comunicato nel quale invita e allo stesso tempo diffida, il Consiglio comunale a concedere l'utilizzo del Liberati alla dirigenza di via Aleardi.
Ecco il comunicato

"Dobbiamo rivolgere un ringraziamento a longarini e ai suoi perspicaci strateghi per averci fatto fare in questi anni un'importante esperienza di diritto sportivo, penale e civile. Come se questo non bastasse, i tifosi ed i ternani tutti sono chiamati oggi ad assumere le vesti di esperti in valutazione e salvaguardia del patrimonio cittadino. Non che la cosa ci pesi, visto che da sempre siamo attenti alle vicissitudini della nostra città, ma prima dell'arrivo di questo personaggio incomprensibile, sfuggente, farcito di strategie forensi e con al seguito un manipolo di arroganti fotocopie, i tifosi soffrivano e si appassionavano semplicemente per le questioni calcistiche.
Qualche giorno fa abbiamo chiesto un incontro con le maggiori personalità istituzionali affinchè garantissero la tutela dei simboli e dei colori di Terni e della Ternana, sempre più gravemente compromessi dall'attuale gestione. Siamo purtroppo costretti ad ampliare la nostra richiesta e raccomandare a chi di dovere di tutelare senza esitazioni e divisioni propagandistiche un patrimonio assoluto della città di Terni come lo stadio e le sue zone limitrofe, nonchè le tasche dei cittadini tutti. Non è possibile che i ternani debbano pagare l'affitto di un bene messo a disposizione di una s.p.a. che offre per le spese ordinarie un decimo del reale costo, e addirittura nulla per gli interventi straordinari sulla struttura previsti nei vari decreti, senza tra l'altro il minimo accenno di una progettualità rivolta al futuro. Questo scenario porta inevitabilmente alla completa svalorizzazione ed all'irreparabile degrado dell'impianto e la città tutta, con in prima linea il Consiglio Comunale unito più che mai, deve impedire tale atroce scempio.
A tal fine ci riserviamo quindi di scrivere una lettera di invito-diffida al Consiglio Comunale, al fine di non concedere lo stadio alle provocatorie ed improbabili condizioni richieste dall'attuale dirigenza della Ternana calcio.

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domenica, 27 maggio 2007,23:41

da www.iopensoultras.splinder.com

Nei giorni scorsi si sono diffuse voci da fonti d’informazione romanista, che poi i Boys di Roma hanno riportato alla Nord di Milano, secondo le quali alcuni frequentatori della curva avrebbero aggredito nei pressi della tribuna arancio del primo anello un ragazzo diversamente abile al termine della Finale di Coppa Italia.

Alessio, questo il nome del ragazzo, sarebbe stato aggredito da una decina di tifosi, o meglio pseudo-tifosi interisti “ci hanno assalito con una furia mai vista, tutto sarà durato pochi secondi. C’erano gli steward, ma non hanno mosso un dito. Di polizia nemmeno l’ombra. Non mi sarei mai aspettato un atto del genere, sono anni che mi reco a Milano per assistere alle tra fere della Roma, e mi hanno sempre riservato un’ottima accoglienza. Quello che mi è sconvolgente, anche nel codice della strada è considerato un atteggiamento vergognoso”.
Ed il codice Ultras non si è fatto attendere.
Con un comunicato la Curva Nord interista ha riferito che si è già attivata per verificare se tra gli eventuali responsabili del vile atto vi siano frequentatori della Curva, e qualora qualcuno dovesse risultare coinvolto verranno presi immediatamente drastici provvedimenti. Prendendo così distanza da tali atteggiamenti.
Intanto, una rappresentanza della Nord ha già esposto a chiare lettere la totale estraneità dei vertici della Curva , esprimendo totale solidarietà al disabile colpito, rivolgendogli anche l’invito come ospite a Milano per il prossimo incontro in cui la Roma vi si recherà.
Un bel passo, sia per l’invito che per la netta presa di posizione verso gli artefici di questo gesto, da parte degli interisti, che poi affermano, e io li appoggio in pieno, “questi avvenimenti sono un danno per tutto il Movimento Ultras”.
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mercoledì, 23 maggio 2007,22:58

Riflessioni dalla balconata
Calcio-business e destino del mondo ultras. Autore: Giuseppe Franzo Edizione NovAntico, collana “Tracce di vita urbana”. Euro 6,00, pag. 24 con foto a colori. 
 


(in foto la locandina de "Il Presidio" per la presentazione del libro effettuata il 14 Dicembre 2006)

da NOREPORTER

Calcio & Business, ovvero come le compagini sportive figlie legittime dei football club di anglosassone memoria siano ormai state affossate da macroscopici interessi economici e finanziari. La veste assunta dagli odierni club calcistici vede accanto al nome " la ragione sociale, Spa, Snc, Srl, che li equipara di fatto alle grandi holding, facendo proprie metodologie d'azione e logiche di mercato (è del 1996 la legge che sancisce la finalità del lucro per le società calcistiche italiane).

Il Presidente è ormai soppiantato tout court dal Dirigente, mansione più attinente alla logica commerciale, ed i soci sono divenuti azionisti di maggioranza. La trasversalità, logica economica e globale, entra in campo.

La partita diviene il presupposto imperante attorno al quale generare mercato, un business con prospettive decisamente allettanti. Contratti esorbitanti stipulati dai divi del pallone, affari eclatanti per i procuratori che gestiscono le trattative, mass - media che gareggiano a suon di miliardi per garantirsi l'esclusiva della trasmissione dell'evento, enorme giro di gadgets, di souvenirs, di introiti pubblicitari, il tutto incentrato sulle spalle del vero epicentro del business, il bersaglio mirato, il vero ago della bilancia commerciale: il tifoso

L'aspetto comunitario, è caratterizzante di una matrice ideologica votata a destra,dove erge una visione più tendente alla miticizzazione, ad un’etica improntata verso una visione esistenzialista - guerriera, dell'eroismo puro, incline ad uno spirito anarco - nichilista che lo proietta all'odio sistematico del sistema…

Il richiamo della tribù è invece decisamente più esaltante per l'anarco – individualista sinistroide, con la progressiva importazione del concetto politico dello spazio proletario libero ed auto gestito che diviene vero e proprio grido di guerra di squatters e csa (centri sociali autogestiti). La logica che motiva i gruppi ultras legati all'estrema sinistra e al movimentiamo anarchico, è simboleggiata nella T.A.Z., "...termine ormai entrato nel linguaggio comune della sinistra antagonista, e che sta a indicare una zona temporaneamente autonoma, cioè una realtà sottratta alla società civile, in cui vivere secondo canoni alternativi, un ambiente (dis)umano dominato dall'anomia, un laboratorio ove sviluppare virus nichilisti, al fine poi (eventualmente) di produrre caos generalizzato…


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mercoledì, 16 maggio 2007,13:19

da NOVOPRESS

In memoria di Sébastien Deyzieu e di Julien Quemener e con la partecipazione di diverse organizzazioni patriote di Lione, una trentina di militanti si sono riuniti la sera del 9 maggio u.s. nel centro-citta’ per onorare Sébastien e Julien.
Dopo un breve discorso teso a ricordare le circostanze della perdita ed il silenzio mediatico che ha circondato soprattutto la morte di Sébastien Deyzieu, e’ stato osservato un minuto di silenzio a seguito del quale sono stati intonati canti di resistenza grazie all’ausilio della “La Ligue Noire“.

Tale incontro prova che, a dispetto di diverse iseologie che a volte ci separano, la gioventu’ lionese ha saputo riunirsi sotto gli stendardi della sua citta’. Nonostante un’organizzazione all’ultimo minuto, la serata e’ perfettamente riuscita e si spera possano seguire altri momenti di incontro.

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mercoledì, 16 maggio 2007,13:16

Circa sette mesi di carcere preventivo in attesa che un processo faccia luce su una vicenda che, da qualsiasi lato voglia essere letta, è stata già “giudicata” prima del suo iter processuale. Per noi, ovviamente, per noi che conosciamo i fatti, questi ragazzi sono innocenti. La gente è in attesa di apprendere la verità. L’informazione ha, intanto, già espresso un giudizio di colpevolezza celato da un silenzio che urla sdegno in tutti noi, mentre i ragazzi e le loro famiglie stanno già scontando una pena durissima. Per rompere il muro del silenzio si è svolta “la Partita per la Libertà“, Giovedì 10 maggio 2007 presso il campo sportivo “Il Trifoglio” di via Tor di Quinto promossa dal comitato “Giustizia e Libertà” insieme all’associazione “Nati per lottare, Onlus”, che è stato un sentitissimo derby tra tifosi doc, comunicatori, conduttori, politici, volti noti e vecchie glorie di Lazio e Roma che hanno avuto modo anche di scherzare ma solo dopo essersi soffermati sul significato della partita stessa. Un grazie soprattutto ai tantissimi spettatori e a chi per l’ ennesima volta ci ha messo nuovamente e volutamente la faccia. Con un chiaro messaggio: Liberateli !

 

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mercoledì, 09 maggio 2007,01:11

Io, ultras, padrone del pallone
di Andrea Arena collana Eretica - Stampa Alternativa
pp. 128, €. 7,60


da www.tifo-e-amicizia.it


I mali del calcio italiano: tanti. I colpevoli: uno, gli ultras.
Troppo facile! Tanto facile che vien da pensare che piuttosto che colpevoli, gli ultras siano vittime predestinate. Vittime predestinate per nascondere le malefatte di presidenti psicolabili, furfanti e megalomani, di giocatori e allenatori bambocci alla ricerca di nient’altro che dell’ingaggio miliardario.
Fatto sta che presidenti, allenatori e giocatori hanno telecamere e microfoni a disposizione in tutte le salse e a tutte le ore per dire le loro stronzate in pessimo italiano, coccolati e assecondati da giornalisti da avanspettacolo, mentre gli ultras non hanno voce.
Ma, finalmente, un ultras decide di raccontarsi e di raccontare il suo mondo che è il mondo di coloro che davvero hanno a cuore la loro squadra a differenza di presidenti, allenatori e giocatori che vanno e vengono come alla stazione Termini. Il romanzo di un vero padrone del pallone.

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martedì, 08 maggio 2007,14:42

da www.ultrasascoli.altervista.org

Presso il Parlamento Europeo esiste una Commissione per Libertà civili, giustizia, ed affari interni. Di questa Commissione fanno parte, tra gli altri, una nutrita schiera di Parlamentari Europei ITALIANI, che sono stati mandati a Strasburgo a rappresentare NOI CITTADINI (si perchè, che piaccia o no, anche gli Ultras sono Cittadini...). Io mi sono preso la non indifferente briga di trovare nomi ed indirizzi e-mail non solo dei NOSTRI rappresentanti in seno a questa commissione, ma anche di diverse organizzazioni internazionali che hanno come scopo la protezione delle libertà civili. Inoltre, ho anche redatto un testo da inviare agli indirizzi in questione per chiedere ai NOSTRI rappresentanti di fare il loro dovere ed alle organizzazioni internazionali di vegliare perchè ció accada. A voi chiedo tre cose:

Leggetevi il testo;
se lo condividete, mandatelo via email, con la vostra firma e città, a tutti gli indirizzi che mi sono fatto un culo cosí per trovare.
mandatelo anche a tutti gli indirizzi email che avete in rubrica con la richiesta di fare la stessa cosa (catena di Sant'Antonio docet...).
Questa iniziativa ha una qualche speranziella di sortire un qualche effetto solo se siamo veramente in tanti a scrivere ma ha anche il grande pregio di non potere essere strumentalizzata.

Ecco il frutto di cotanto lavoro:


C.A On. Giusto Catania,
giusto.catania@europarl.europa.eu

On. Roberta Angelilli,
roberta.angelilli@europarl.europa.eu

On. Mario Borghezio, mario.borghezio@europarl.europa.eu 

On .Giuseppe Castiglione,
giuseppe.castiglione@europarl.europa.eu

On. Lilli Gruber,
lilli.gruber@europarl.europa.eu

On. Raffaele Lombardo,
raffaele.lombardo@provincia.ct.it 

On. Luciana Sbarbati,
luciana.sbarbati@europarl.europa.eu 

E p.c. Statewatch,
office@statewatch.org 

European Civil Liberties Network,
info@ecln.org 

European Association protection of Human Rights (AEDH),
fidh_ae@yahoo.fr 

Ecco il suggerimento sul testo della prima mail da mandare a questi "signori":

Caro/a Onorevole,

Le scrivo in qualità di Cittadino Italiano e di Elettore per sollecitare un Suo intervento in seno alla Commissione del Parlamento Europeo per Libertà civili, giustizia e affari interni di cui Lei è membro, in merito del cosiddetto decreto contro la violenza negli stadi (Ddl Cdm 7.2.2007) approvato nel Consiglio dei Ministri del governo Italiano mercoledì 7 febbraio 2007.

Mi riferisco soprattutto ad aberrazioni giuridiche, chiaramente in violazione dei piú basilari diritti civili, quali la c.d. “flagranza differita di 48 ore”, o la limitazione alla libertà personale imposta ai cittadini sottoposti ai c.d. “provvedimenti DASPO” applicati dal Questore SENZA IL VAGLIO DI UN MAGISTRATO ( a parte la convalida pro-forma senza possibilità di difesa)., o, ancora peggio il c.d. “DASPO preventivo” comportante la limitazione alla libertà personale di Cittadini in base al mero sospetto che possano, eventualmente, nel futuro, violare le disposizioni di cui sopra, il tutto senza neanche passare attraverso la garanzia del vaglio del Magistrato (si veda ad esempio l'art. 13 e 27 2° comma Costituzione); insomma uno strumento intimidatorio che può basarsi anche sulla sola "antipatia"...

Persino la la famosa testata USA progressista Harper's Magazine il 13 febbraio sulla sua newsletter online è arrivata a parlare di Clima FASCISTA in Italia a seguito dei provvedimenti governativi per bandire i tifosi (testuale, A “fascist climate” settled over parts of Italy as soccer fans were banned from local stadiums.)

Da Lei, eletto/a per rappresentarmi presso il Parlamento Europeo, io Cittadino, mi aspetto di essere adeguatamente rappresentato e difeso. Le rinnovo quindi l’invito ad intervenire al piú presto per condannare in tutte le sedi opportune la natura liberticida di molti degli articoli del decreto in questione.

La informo altresí, che questa comunicazione viene inviata per conoscenza ed eventuale intervento anche alle sopra citate organizzazioni internazionali che hanno come scopo la protezione delle libertà civili.

Le posso assicurare che continueró a monitorare la sua attività in seno alla commissione di cui fa parte.

Cordiali Saluti, [vostro nome]


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Giusto Catania, si proprio lui, il paffuto europarlamentare a cui abbiamo inviato centinaia di email e al quale abbiamo pure dedicato un post con tanto di foto ha presentato una interpellanza presso la Commissione della Unione Europea, in cui, riferendosi ai recenti provvedimenti presi nel nostro Paese nei confronti dei Cittadini Ultras tra le altre cose parla di:



"violazione degli articoli 10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e degli articoli 9 e 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo".

L'on. Catania, nel corso di una conferenza stampa ha poi dichiarato che la flagranza di reato differita è dal punto di vista "giuridico" inaccettabile.

Non ho certo la presunzione che tutto ció sia una conseguenza della nostra Iniziativa a Salvaguardia Ultras, ma un fatto è certo: i contenuti del suo intervento almeno in parte riprendono il testo della lettera che abbiamo mandato a lui ed ai suoi colleghi. Se vi ricordate, quando parlavamo di flagranza differita, nella nostra lettera appunto dicevamo:


"Mi riferisco soprattutto ad aberrazioni giuridiche, chiaramente in violazione dei piú basilari diritti civili, quali la c.d. “flagranza differita di 48 ore”...
Il concetto mi pare molto simile a quello espresso da Giusto catania in conferenza stampa, o no?

A questo punto, mi pare ovvio che BISOGNA MANTENERE ALTA LA PRESSIONE! Nonostante una notizia come questa sia stata passata sotto silenzio dalla maggior parte dei pennivendoli nostrani ci sono due cose che DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE FARE.

In primo luogo, questa notizia va assolutamente diffusa ai quattro venti. I pennivendoli non ne parlano? LO FACCIAMO NOI!

Pertanto, vi invito caldamente a fare un bel copia incolla di questo post o del link a questo post e mandarlo a tutti i vostri contatti con preghiera di inoltro.

In secondo luogo, vi prego di dare seguito a questa cosa inviando una nota a Giusto Catania ai suoi indirizzi email: giustocatania@libero.it e/o giusto.catania@europarl.europa.eu

Se non trovate le parole ecco una bozza che potete utilizzare:


Caro On. Catania,

Le scrivo due brevi righe per ringraziarLa per avere dato seguito alla mia esortazione ad intervenire al piú presto per condannare in tutte le sedi opportune la natura liberticida di molti degli articoli del decreto contro la violenza negli stadi del 7 febbraio 2007.
Ho letto con soddisfazione della Sua Interpellanza presso la UE del 28 Marzo e della successiva conferenza stampa. Nel ringraziarLa, La esorto caldamente a continuare La sua battaglia a difesa dei Diritti dei Cittadini.

Cordiali Saluti, [vostro nome]



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PROVIAMO A SALVARE NOI STESSI: DECRETO ULTRAS!!! ANCHE IL TUO AIUTO E' IMPORTANTE!


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martedì, 08 maggio 2007,14:26

Art. 21. - Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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venerdì, 04 maggio 2007,11:45

da www.cittàceleste.it

La Partita per la Libertà": è questo il nome della manifestazione che si svolgerà per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'arresto dei tifosi biancocelesti, in stato di custodia cautelare da circa sei mesi ed ancora in attesa di giudizio. Il derby, che vedrà confrontarsi tifosi, ex calciatori, comunicatori, giornalisti e volti noti della Lazio e della Roma, si svolgerà giovedì 10 maggio 2007, ore 20.30, presso il campo sportivo "Il Trifoglio" (viale Tor di Quinto 57/a, vicino al Poligono di tiro) ed è organizzato dal Comitato "Giustizia e Libertà" insieme all'Associazione "Nati per lottare-Onlus". L'elenco di quanti hanno già aderito è sostanzioso, ma siamo sicuri che si amplierà nei prossimi giorni…: Daniele Lo Monaco, Tiziano Riccardi, Paolo Marcacci de Il Romanista, Daniele Magliocchetti de l'Ansa, Max Leggeri, Stefano Petrucci e David Rossi di Rete Sport, Fabrizio Marchetti, Emanuele Baiocchini e Luigi Salomone de Il Tempo, Giulio Cardone di La Repubblica, Pietro Pasquetti insieme al figlio, Andrea Pesciarelli, Gabriele La Porta e Fidel Mbanga Bauna della Rai, Mauro Cedrone, Cristiano Sala, Paolo Bonelli, Giuliano De Matteis, Alessandro Zappulla, Ennio Abbondanza, Federico Vespa, Alberto Mandolesi, Vanni Maddalon e David Gramiccioli di Radio Spazio Aperto, Giulio Galasso e Lamberto Giorgi di Tr56, Paoli di Leggo, Sestili di Radio Roma, Stefano Orsini, Gabriele Di Bari e Roberto Renga de Il Messaggero, Sabrina Villa di Rete Sole, Fernando Giuli e Carmine Basile di Laziali.info, Gianni Valenza, Fabio Valenza e Alice Cetorelli di Supernova, Emanuele Artibani di Radio Stereo Sport, Francesca Turco, Simone Pieretti e Luciano Prece di Radio Incontro, Gigi Colantuoni, Fabio Stefanelli, Franco e Giorgio Capodaglio, Sandro e Mauro il Mister, Stefano Carletti, Massimiliano Baldoni, Peppone e Fabio Boccanera di Radio Flash, Guido De Angelis, Giorgio Cacialli e Paolo Colantoni di Tele Radio Stereo Sport, Maurizio Biscardi del Processo Gold 7, Samantha Trancanelli di Rete Oro, Zarina Chiarenza di Televisa, Stefano Pantano, Alessio Buzzanca, Marco Anselmi, Gianluca Tirone ed Alessio di Radio Sei, Michele Plastino, Sandro Di Loreto, Marcello Micci, Pato e Marco Cimmino di T9. Con loro, tanti altri nomi di volti noti, giornalisti, tifosi, calciatori come Paolo Di Canio, Vincenzo D'Amico, Paolo Consorti Fase 4, Stefano Calvagna, Massimo Bonetti, Pino Insegno, Roberto Ciufoli, Carlo Zampa, Massimo Balzi (Presidente del Comitato Aurora), Luciano Tripodi (Associazione "Contro il Cancro con Amore"), Massimo Piscedda, Ernesto Calisti, Stefano Impallomeni, Stefano Re Cecconi, Alberto Faccini, Felice Pulici, Volfango Patarca, gli Onorevoli Antonio Buonfiglio, Giulio Pelonzi e Alessandro Cochi (Laziali in Campidoglio), Pino Capua, la S.S. Lazio Calcio Femminile (Presidentessa Elisabetta Cortani), Cristiano Bergodi, Roberto Torretta, Ascanio Pacelli, Piero Strabioni (autore del libro "Calcio Romanus Sum"), Alfredo Parisi, Fabio Poli, Fabio Argentini, Giovanni Bertini, Marco Conidi, Francesco Scarcelli.

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giovedì, 03 maggio 2007,14:12

tratto da Repubblica

...A Roma l'autore dello striscione ironico "Mi si è rotto il fax.." è stato diffidato dalla questura: tre anni di Daspo. Tre anni senza stadio. Davvero eccessivo. Voleva solo manifestare il suo dissenso per le lungaggini burocratriche necessarie per "cercare" di portare uno striscione in uno stadio. Pensiero peraltro comune ai molti tifosi. Ma nei suoi confronti sì che è stato usato il pugno duro. Sarebbe meglio usarlo nei confronti dei violenti veri...

Intanto è stata lanciata una petizione online per chiedere l'annullamento di questo provvedimento. Per aderire alla petizione clicca qui.

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lunedì, 30 aprile 2007,15:12

Lo abbiamo scritto nella nostra fanzine in occasione della sua quindicesima pubblicazione stagionale ed oggi torniamo a dirlo, nella rubrica dei “Sottotitoli” che accompagnano il blog per tutto un mese prima di lasciare spazio a nuovi affondi, schietti e spontanei come al solito. Non ci sentiamo più liberi cittadini, non possiamo nascondercelo. Conosciamo tutti la cronaca dei nostri due ultimi mesi di vita e quindi ogni commento rischierebbe di divenire superfluo: limitiamoci allora a prenderne atto, allo scopo sì di stimolare gli attributi di chi sta perdendo le forze per affrontare il cammino e le riflessioni di chi come noi porta avanti quotidianamente la bandiera del mondo ultras. A volte corrono in soccorso della delusione le belle e lunghe serate in compagnia dei fratelli di curva più cari, altre volte ci si rifugia in un buon libro o in un “personal drink” per combattere la rabbia e quella voglia di spaccare tutto. Sì, il momento che stiamo vivendo non è dei migliori, forse il più difficile da quattro anni a questa parte, eppure si avverte in ognuno di noi la voglia di resistere, reagire sempre, continuare a vivere questa nostra passione. Viverla appunto, con tanto di sofferenze e sfiducia, “facili entusiasmi” ma non “ideologie alla moda”, amore e dedizione, al di là dei risultati-no che arrivano dal campo. Questo semplicemente perché abbiamo un compito da portare a termine: non una prescrizione medica bensì il raggiungimento di un obiettivo, la persecuzione di un ideale, la difesa di quel valore. “Parole troppo grandi per chi non le ha nel cuore” direbbe il nostro fratello brixiano parafrasando una canzone a lui tanto cara, per far sì che venga fuori dalle difficoltà un movimento ancora più compatto, cementificatosi nel momento del bisogno, chiusosi a riccio per evitare sterili polemiche, concentrato per ripartire concreto e fomentante. E così sarà, perché è nello sguardo della nostra gente che si rispecchia la grinta, è nella voce del nostro fratello che si annida l’ardore. E questo garantisce… anche i più scettici: gli Old Fans ci sono! E ci saranno!
La repressione intanto continua a segnare il passo, colpisce ovunque, ed alimenta quel nuovo reato: l’induzione a delinquere. Bene hanno fatto in tempi non sospetti i ragazzi di Acireale di P&M a lanciare il loro grido d'allarme, senza tralasciare gli aspetti politico - affaristici del caso. “La storia degli ultimi quarant’anni ha generato, quello che, a ragione, viene definito come il più grande fenomeno di aggregazione giovanile mai esistito: gli ultras. Sociologi, scrittori e giornalisti hanno sezionato la cultura ultras a modo loro giudicandone le contraddizioni attraverso lo studio delle sue sfaccettature: i riti, la passione, la violenza e la filantropia. Società sportive, media, politici e multinazionali ne hanno sfruttato la forza dei numeri per i loro profitti. Nonostante l'interesse suscitato nell'ambiente circostante, il pensiero ultras però non si è mai sviluppato perché ghettizzato nella realtà degli stadi. Ghettizzare il movimento ultras è stato molto facile. Innanzitutto facendo lievitare la rivalità tra le fazioni, in secondo luogo creando ad arte lo stereotipo di ultras sinonimo di gruppo di deficienti che si esalta per undici uomini in mutande, dietro ad un pallone. Infine, a difesa dello status quo, la repressione giuridico - poliziesca ha funzionato a meraviglia... nessuno però ha mai pensato di fare qualcosa con gli ultras, per gli ultras, ed attraverso gli ultras per il resto della società. Gli ultras in Italia vengono considerati unicamente come un problema di ordine pubblico”. Primo grave errore che però mai nessuno ha riconosciuto, deresponsabilizzandosi e scaricando colpe al vicino di banco in Parlamento o nei corridoi dei Palazzi di Giustizia.
“Il problema della violenza è stato affrontato, nel corso degli anni, con misure di carattere repressivo e con la ripetuta adozione di leggi speciali che non hanno mai ottenuto risultati di rilievo. Invece di provvedimenti sempre più drastici, sarebbe forse il caso di mutare approccio, cominciando a considerare il tifo organizzato come un vero fenomeno sociale, di particolare rilevanza, complesso e mutevole, e non solo come una fonte di violenza e delinquenza. Quasi a nulla purtroppo sono valse tutte le manifestazioni che domenicalmente, o meglio giornalmente, visto che le partite si giocano ormai in ogni giorno della settimana, le curve d’Italia hanno messo in atto con l’unica arma concessa (fino ad un certo punto), gli striscioni ed i cori! Quasi a nulla sono valse poi le manifestazioni in strada che avevano chiesto un tavolo di discussione, considerazione, ma il tutto si è fermato ad un incontro con Carraro per la questione caro-biglietti e calcio moderno, ma per il problema repressione siamo ancora lontani dal discutere in modo costruttivo, qualche politico ha preso a cuore la causa degli ultras, come l’On. dei "Verdi" Cento, indipendentemente dal partito di appartenenza, ma il suo appunto in Parlamento non ha portato a niente di concreto, Pisanu ed il suo successore irremovibili su assurde decisioni, che fino ad ora hanno portato solo all’esasperazione degli animi, alla cruenta guerra tra ultras e FdO, ad un sensibile calo di spettatori negli stadi”. Come era logico prevedere…
“Il tifoso si sente offeso da leggi che impongono di andare allo stadio schedati come maiali! Si sente preso in giro quando si chiede (dovrebbe essere così di regola) di apporre un identificativo anche agli agenti, come è nel resto d’Europa, perché picchiano anche quelli con il manganello, a volte infieriscono su gente a terra, caricano su folle di centinaia e centinaia di persone in settori ospiti che sono delle gabbie o peggio dei recinti, dove c’è anche la mamma ed il bambino, o l’anziano, e non stiamo fantasticando… sono fatti accaduti e perfino documentati! Non si può nascondere tutto. Ci si sente presi in giro dallo Stato, da chi ci dovrebbe tutelare, quando si viene diffidati e obbligati ad andare a firmare quando c’è la partita, se abbiamo acceso una torcia o solo sputato in campo (perché l‘ultras non accende la torcia per tirarla in testa a qualcuno, chi lo fa non appartiene alla linea di pensiero dell’ideologia ultras) e poi quando la sera si torna a casa dal lavoro accendere la tv e sentire che "lo straniero irregolare ha ucciso a coltellate un vecchietto per 100 Euro" o che "il pluri-pregiudicato viene scarcerato nuovamente", che "Omar ed Erica avranno delle ore in cui potranno uscire e incontrare parenti e amici", che "l’assassino dei propri genitori viene scagionato per infermità mentale", tutto questo è un’offesa al cittadino! Tant’è vero che la legge sulle diffide è incostituzionale, non si può condannare qualcuno senza essere prima giudicato, il Questore che emette l’ordinanza non ne ha i poteri, ma questo discorso è stato poi subito messo a tacere, nascosto, ammorbidito con aggiunte e variazioni alle leggi speciali! E c’è chi ancora aspetta la legge speciale per la ricostruzione della propria casa terremotata... vergogna! Questo stato di tensione non porterà mai a qualcosa di costruttivo, sarà sempre guerra “tutti contro tutti”, senza dialogo, senza collaborazione fra le parti, e per collaborazione non intendo... l’avete capito! Ma solo non romperci le scatole a vicenda: rispetto! Perché nella vita, allo stadio, per strada, nel lavoro ci vuole buon senso nel capire la gente e le situazioni che si hanno davanti. Così da sempre, la repressione non ha mai vinto, sono passati anni e anni nelle storie di tutto il mondo. Sterminio di razze, dittature, embarghi, ma tutto ciò che è stato represso ha poi avuto la meglio. Non molliamo, fino alla fine gridiamo: no alla repressione! Libertà per gli ultras!”
Quello che "il Potere" si ostina a non voler capire è talmente evidente e sacrosanto da far venire meno ogni possibile fraintendimento: questa è solo cecità, cercata e voluta, trovata ed orgogliosamente esibita. L’ultras colora il calcio, come ogni altro sport, in Italia ed in Europa, ovunque. L’ultras ama la maglia della sua squadra del cuore, la onore sempre e comunque, la difende, la sostiene, si sobbarca spese assurde pur di seguirla dappertutto. L’ultras porta il nome della sua città in giro per ogni stadio, senza elemosinare biglietti, accrediti o "liste riduzione", senza pretendere tappeto rosso e pasti gratis, chiede solo rispetto. Quel rispetto che manca giorno dopo giorno sempre di più, quel rispetto che altri credono di poter pretendere anche di fronte ad un evidente abuso, quel rispetto che differenzia l’ultras dallo spettatore occasionale in vena di scorribande. Quel rispetto che nessuno vuole assumersi la maledetta responsabilità di riservare al criminale in sciarpa e cappuccio! Povera patria... scrisse Franco Battiato.

da OLD FANS FONDI

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