mercoledì, 13 febbraio 2008,07:45

da http://oldfansfondi.splinder.com/

...anche il terzo mese in archivio, senza alcuna novità sostanziale. I protagonisti sempre lì al loro posto, nessuna traccia di giustizia, nemmeno lontanamente. All'orizzonte però le settimane decisive, come da tempo preannunciato. Un tutore dell'ordine indagato dalla Procura di Arezzo con quell'accusa di omicidio volontario, reato che prevede una pena non inferiore ai ventuno anni di prigionia. Nel frattempo però un Pubblico Ministero dispone una serie di accertamenti tecnici, volti a stabilire l'esatta dinamica del colpo esploso dall'agente. Il termine ultimo, che il PM ha stabilito per il deposito delle perizie, scadrà a fine mese, e la speranza è la stessa da tre lunghi mesi: chi ha ucciso Gabbo deve trascorrere in carcere la giusta pena, senza sconti o favori. Inammissibile pensare che ancora oggi sia a piede libero! Pranza tranquillo...


La strategica disinformazione politica e televisiva ci ha propinato ogni tipo di versione: rissa tra tifosi, colpo accidentale che faceva otto carambole e solo per pura sfortuna colpiva un ragazzo che dormiva in una macchina nella corsia opposta dell’autostrada, agguati e scontri, con coltelli e sassi, poi rinvenuti nell’aiuola dell’autogrill (come quella sacca piena di coltelli spranghe e asce che trovano dentro ad un cespuglio prima di ogni derby da venti anni a questa parte…). Insomma la verità è… che la verità ci viene nascosta come sempre in Italia. Sulla persona che ha sparato senza motivo è calato il silenzio stampa, non esiste il caso, non è mai esistito niente, non si sono fatti decreti straordinari che per assurdo obbligano ogni poliziotto in transito sull’autostrada a presentare al casello: codice fiscale, documento, certificato di residenza, suo e di tutti quelli che ha in macchina, in originale, come accade a noi che andiamo allo stadio in virtù di una tutela inesistente. Il silenzio omertoso accompagna le vicende buie da sempre, ma non è calato il nostro sdegno, per quanto è accaduto, per come si è tentato di infangare la memoria di un ragazzo che non c’è più nel pieno dei suoi anni, uno come noi che seguiva la sua squadra ed invece ha trovato la morte, inutile, stupida; sdegno ancora più accentuato dall’omertà e le panzane rifilate da chi fa o dovrebbe fare della giustizia e della verità la propria missione istituzionale e di vita.


Nell’Italia dei tanti pesi e delle tante misure viene tutelato l’assassino al posto dell’assassinato; non sono episodi rari se si ricorda, ad esempio, che è stato addirittura premiato chi ha ammazzato investendo ubriaco quattro ragazzini per strada, con soggiorno in un appartamento con vista mare e la possibilità di sbarcare il lunario nell’ambito "pubblicitario". Non stupisce, quindi, che venga oggi protetto l’assurdo comportamento di una persona che pensa bene di sparare ad altezza d’uomo. Per questa Italia di cacca, "munnezz", veline e “Costantini”, di "Onorevoli" che bestemmiano e brindano in Parlamento, si insultano e cambiano colore a seconda del vento... vergogna!

 

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lunedì, 11 febbraio 2008,16:43

di Bianca Penna (www.asgmedia.it

Sono passati tre mesi da quella tragica mattina di novembre. Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale, si stava recando a Milano per vedere la partita della sua squadra quando, all'uscita dell'area di servizio Badia al Pino, sull'autostrada A1, un proiettile sparato da un agente della polizia stradale, Luigi Spaccarotella, lo colpisce. Morirà qualche minuto dopo in macchina.
Sono passati tre mesi durante i quali il volto di Gabbo, come lo chiamavano gli amici, è rimasto impresso nella memoria dei tifosi, della gente comune, di chi lo conosceva e dei suoi amici.
Tre mesi nei quali giustizia ancora non è stata fatta.
Venerdí scorso, al Campidoglio, è stata inaugurata la Fondazione Sandri. Il fratello di Gabriele, Cristiano, ha spiegato che "il proposito che si pone è quello di sradicare la violenza che è presente nella società, quella che arriva fino al calcio e che caratterizza la nostra società. I valori come la lealtà, il rispetto, propri dello sport, o la fratellanza che unisce una squadra di calcio sono valori che possono essere trasfusi nell'ambito del sociale" ha detto Cristiano.
Ma i protagonisti di questa storia sono tanti.
C'è quell'agente. C'è Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, a piede libero, che per adesso non ha avuto nemmeno i domiciliari. C'è Spaccarotella che ha sparato da un autogrill verso un altro autogrill. C'è un uomo che, con metodo, si è piegato e ha preso la mira. C'è il suo proiettile che ha attraversato piú di quattro corsie dell'autostrada.
Poi c'è un gruppo ristretto di persone, che quella domenica si trovava dentro la macchina, un gruppo di persone per le quali la vita è stata segnata in modo indelebile da un'azione assurda, incomprensibile, incredibile da credere. Un gruppo di persone che continua a ricordare Gabriele con iniziative, un gruppo di persone che è stato incolpato per una rissa che non c'è mai stata, con l'accusa di aver provocato l'azione dell'agente della polstrada.
E ancora ci sono i tifosi, quelli che nei valori del calcio vero e piú profondo credono ancora. Quelli che per i primi giorni sono stati accusati della morte di Gabriele per la violenza che metterebbero in campo in ogni trasferta, durante ogni partita. Quelli che nella lealtà, nella fratellanza, nel tifo e nei colori credono profondamente. Quelli che dopo quel giorno, negli stadi, non sono stati piú gli stessi. Quelli che, divisi forse dall'appartenenza a quella o a quell'altra squadra, si sono stretti intorno ad una famiglia e ad una comunità intera.
C'è la gente comune. C'è la gente che fino all'ultimo momento ha creduto che si trattasse di un sogno, che non potesse essere vero. Quelli che, in un lungo e silenzioso corteo, sono andati a salutare Gabriele alla camera ardente, al funerale, quelli che lo ricorderanno sempre. Quelli che, anche se del calcio e del tifo non gliene importa nulla, sono rimasti increduli quando un omicidio è stato giustificato per la violenza dei tifosi. Quelli che hanno pensato che durante lo sparo, forse, potevano passare su quelle corsie in macchina. Quelli che vogliono giustizia.
Ci sono i media. C'è la stampa. Ci sono tutti quelli che quella mattina hanno intitolato i loro articoli 'Rissa tra tifosi, un morto', senza comprendere la gravità delle parole che avevano messo nero su bianco, senza capire che venivano meno ad uno dei doveri dei giornalisti: dire e soprattutto raccontare la verità cosí com'è.
Poi c'è la famiglia di Gabriele. C'è una famiglia che non ha ancora avuto giustizia, una famiglia che ha il diritto di avere giustizia.
C'è un'intera popolazione, una nazione, che ha bisogno di sapere com'è andata, ha il diritto di credere che i colpevoli siano presi e abbiano la giusta punizione.
Poi c'è Gabriele. C'è Gabriele che forse quella partita l'ha vista.
C'è Gabriele che forse allo stadio continua ad andare, senza mai smettere di sorridere.

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mercoledì, 06 febbraio 2008,13:51

Pubblichiamo il comunicato stampa dei ragazzi della Curva Furlan di Trieste:

In questi giorni la Questura di Trieste ha consegnato tre diffide ad altrettanti nostri appartenenti per avere osato tenere in mano lo stendardo del gruppo cui apparteneva Gabbo, in segno di ricordo per lui. Risulta assolutamente incomprensibile un tale accanimento delle forze dell'ordine nei confronti di chi ricorda un morto da esse stesse provocato, cosa questa che fa pensare al fatto che le forze dell'ordine abbiano la coda di paglia a riguardo dell'omicidio Sandri.
Cosa c'entrano le diffide perché si ricordava l'appartenenza di un morto? Cosa c'entra questo con la violenza negli stadi? Violenza negli stadi che a quanto pare ora viene esercitata solo le forze di polizia che hanno diritto di vita e di morte su qualsiasi persona che va allo stadio e come sappiamo non solo. Loro questa violenza la possono fare eccome! Che si chiami violenza fisica, psicologica poco importa; loro la chiamano giustizia e in suo nome calpestano i minimi diritti, non solo degli Ultras, ma di tutti i cittadini! Perché hanno associato la violenza negli stadi con gli stendardi di appartenenza dei vari gruppi annullando il colore? Che cosa c'entra con la violenza? E perché una persona, per avere mostrato una semplice bandiera o stendardo senza che vi sia vergato nulla di offensivo nei confronti di alcuno né ricordi regimi violenti o istigazioni varie, deve pagare con una diffida e soprattutto con TRE FIRME da fare durante la partita? Tre firme... ma si rendono conto che la pena è smisuratamente esagerata? Senza poi nessuna denuncia e nessun reato grave!
Lo chiamano reato amministrativo, ma allora perché lede la liberta' personale in assenza di violenza? Siamo stufi di questo stato di cose e di questo accanimento sconvolgente e illiberale. Lo rifiutiamo! Protesteremo a modo nostro ma, sappiate che anche voi, vecchi, donne e bambini, siete un potenziale bersaglio di arroganti "difensori" di un ordine che è e sarà sempre più odiato.

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venerdì, 01 febbraio 2008,09:24

da www.supertifo.it e www.sportpeople.net

Scrivere a botta calda è difficile e rischioso, ma la tragicità di un evento come la morte di Gabriele Sandri non solo non lascia spazio a temporeggiamenti, ma obbliga a prendere una posizione, di certo coerente con i pensieri di sempre e dunque distante dai pensieri dominanti. Domenica 11 novembre è stata una giornata dura e dolorosa, ed il delittuoso avvenimento nell’area di servizio della A1 ne è solo una parte. Ma andiamo con ordine. La notizia arriva via telefono verso mezzogiorno, improvvisa e perfida come un montante in pieno volto. Subito cerco conferme e dettagli in tv, dove intanto prende corpo il più classico teatrino mediatico e si recita un copione già visto e rivisto: nel leggere i lanci di agenzia la morte del giovane tifoso laziale viene inserita nel quadro di scontri tra opposte tifoserie, pur essendo stato raggiunto da un colpo di pistola. Che sul posto sia intervenuta la Polizia per tentare di sedare una presunta rissa è un particolare, a questo punto, ovvio quanto determinante. Scrivo a distanza di quarantotto ore e nel frattempo è emerso il “dettaglio” che, per certo, un agente ha sparato, a rissa già conclusa, dall’opposta corsia dell’autostrada: roba da poliziesco americano di quarta serie. Come sempre in questi casi le autorità hanno dato conto di colpi sparati in aria a scopo dissuasivo, ma la verità è che un proiettile ha centrato un bersaglio che stava seduto in auto e che alla rissa forse nemmeno aveva preso parte. Un testimone delle ultime ore afferma di avere visto il poliziotto sparare a due mani, nella tipica posizione da poligono di tiro, mentre dalle dichiarazioni di altri agenti sembra ci fosse la piena consapevolezza che i protagonisti del diverbio fossero dei tifosi. Mi si rivolta lo stomaco: il dolore e la rabbia, nonché le improbabili ricostruzioni che i questurini di turno hanno tentato di farci bere, sono gli stessi che ho vissuto alla morte di un altro fratello, Carlo Giuliani.
Quel poco di sensatezza che sopravvive all’inesorabile coinvolgimento emotivo, da ultras e con gli ultras, mi fa pensare per un attimo che l’assurda gravità di quanto è accaduto travalica e precede, ma forse il condizionale è preferibile, qualsivoglia successivo collegamento calcistico: in un paese civile e democratico gli sceriffi non possono avere cittadinanza ed un fatto del genere dovrebbe (il condizionale, appunto) fare insorgere l’intera opinione pubblica e, perché no, la stessa casta politica. Ma siamo nel Paese delle emergenze e del garantismo a senso unico, pretendere un po’ di buon senso appare del tutto fuori luogo. Infatti, sin dalle prime tribune televisive, gira e rigira si finisce sempre a parlare della violenza ultrà, degli incappucciati da stadio, delle trasferte da vietare tout-court come sublimazione totale di tutti i decreti e di tutti i divieti. Già, perché la morte di Gabriele innesca sì un processo, ma i principali imputati, anche stavolta, sono gli ultras, nella fattispecie quegli ultras che hanno dato sfogo alla loro rabbia: al di là dei fatti accaduti a Roma nella sera di domenica, dai quali mi dissocio perché frutto di dinamiche da rileggersi in chiave prettamente extracalcistica, sono bastate due vetrate mandate in frantumi e quattro schiaffoni qui e là per oscurare la tragedia di un ragazzo (un tifoso, ma poteva essere un padre di famiglia in gita domenicale) ucciso senza motivo. Appena otto mesi dopo la morte dell’Ispettore Raciti, sulla cui vera ricostruzione continua a persistere un mistero impenetrabile, gli ultrà tornano loro malgrado ad essere in cima ai problemi di un intero Paese, oscurando ogni altra questione: morti sul lavoro, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, corruzione, persino i lavavetri di Firenze avranno qualche giorno di tranquillità. Per il mondo del tifo organizzato la sentenza è già stata scritta ed è pronta la ricetta di sempre: repressione e divieti, divieti e repressione… Il tutto, naturalmente, senza diritto ad alcun contradditorio, ci mancherebbe altro, ma anche senza cercare di capire cosa può essere passato per la mente e per il cuore di migliaia di ragazzi che, in una mite domenica d’autunno, si sono sentiti dei “dead men walking” e che hanno pensato, anche solo per un attimo, che Gabriele potevano essere loro, che così non si può andare avanti, che c’è un limite a tutto. Passi il vergognoso silenzio che da sempre si portano con sé le morti di Stefano Furlan, di Celestino Colombi, di Fabio Di Maio, di Sergio Ercolano. Passi il sistematico insabbiamento delle pistolettate ad Empoli-Vicenza del 1992 e delle vicende Alessandro Spoletini (2001) e di Paolo di Brescia (2005). Passino gli assurdi divieti del decreto Melandri-Amato, i Daspo e le denunce a tradimento, passino persino i pestaggi gratuiti dei blu, ma morire a 28 anni in questo modo non poteva che scatenare una reazione forte… O qualcuno pensava forse che certe cose si possano esprimere con dei comunicati stampa o con uno sciopero della fame? Qualcuno può spiegarmi perché se un agente di pubblica sicurezza, piuttosto che un Ministro od un altro soggetto “upper class”, compie un reato la responsabilità (semmai verrà accertata) è sempre individuale mentre se il colpevole è un ultras si sputano sentenze sommarie e si criminalizza un intero mondo fatto di centinaia di migliaia di giovani? Qualcuno può dirmi cosa sta succedendo alle Forze dell’Ordine italiane, negli ultimi anni protagoniste di svariati episodi poco limpidi (l’eufemismo è d’obbligo…): dal G8 di Genova al caso di Federico Aldrovandi, dalla mattanza di Roma-Manchester fino alla recentissima morte di un falegname 54enne nel carcere di Perugia? Eppoi, fuor di retorica, di buonismo e di politically correct, ci dicano i nostri politici di mezza età come reagivano negli anni Settanta quando queste cose capitavano (eccome se capitavano!) ad un loro compagno o ad un loro camerata…
La mia maledetta domenica la vivo proprio a Bergamo, per Atalanta-Milan, dove va in scena il meglio (o il peggio, vedete voi…) della rabbia ultrà. Da queste parti la solidarietà ultras ha radici lontane e quando la tragica notizia si diffonde la rabbia monta, inevitabilmente, contro il primo nemico, così all’ora dell’aperitivo un gruppo di cellulari viene fatto sloggiare, manu militari, dall’avamposto vicino alla Nord. Pim-pum-pam: oggi non è aria per voi, sparite dalla circolazione. Ma la vera sorpresa giunge poco più tardi, cioè quando arrivano gli ospiti. Mai avrei pensato di vedere le due fazioni, nemiche di lunghissima data, mischiarsi e partire, insieme, contro le divise blu. Anche questo la dice lunga sullo stato d’animo che alberga nei cuori ultras, un’esasperazione cresciuta negli anni che certo non giustifica, ma spiega certo sì, certi atteggiamenti. Dopo i preliminari di rito parte una carica senza se e senza ma, le Fdo sono costrette a sparare lacrimogeni e tuttavia devono ripiegare pesantemente. La situazione si calma ma è tutt’altro che normale, ed anche dentro lo stadio l’atmosfera è pesante. Lo splendido colpo d’occhio di un Brumana da tutto esaurito fa a pugni con una tensione che si taglia a fette: gli ultras dell’una e dell’altra parte chiedono di sospendere la partita, mentre il coro “Assassini-assassini” rimbomba più volte dalle due curve. Dopo la reazione di pancia, sbagliata come forse lo sono tutte le reazioni di pancia, gli ultras ora chiedono un segnale di rispetto, un gesto di buon senso ancora prima che simbolico: fermiamo il carrozzone del calcio, riflettiamo su quello che è successo senza pregiudizi e senza reticenze, cerchiamo di capire cosa non sta funzionando e cosa non ha funzionato in questo turbine di tolleranza zero. Anche nei palazzi del potere si è appena discusso se giocare oppure no, ma se dal mondo sportivo sembrava aprirsi uno spiraglio, quello politico ed istituzionale hanno chiuso subito la porta a doppia mandata: i giornali del lunedì, in particolare, riferiscono di un vero e proprio diktat del capo della Polizia Manganelli, contrario ad ogni possibile paragone con lo stop decretato alla morte di Raciti. A sua volta il Ministro degli Interni Amato avalla tale decisione e spiega che in questo modo si sono evitati ulteriori disordini, ma se una cosa del genere poteva forse giustificare la disputa di una finale di Coppa Campioni preceduta da 39 morti, questa volta appare come una posizione preconcetta, ed infatti larga parte del mondo politico, senza vincoli di maggioranze, criticherà tale decisione… A Bergamo come altrove, eccezion fatta per Inter-Lazio, la partita dunque si gioca, pur cominciando con 10 minuti di ritardo e con il lutto al braccio dei giocatori. Gli ultras non si rassegnano alla logica dello spettacolo che deve continuare: ai cori si aggiunge qualche torcia che piove in campo dalla Nord, ma il match inizialmente va avanti. I bergamaschi optano allora per la linea dura e cominciano ad infierire contro una vetrata che dà accesso al campo, fintanto che la stessa non dà segni di cedimento. Il resto è storia nota: i giocatori che si avvicinano alla curva, la discussione coi tifosi, la sospensione della partita, i processi mediatici, gli arresti, le istituzioni e la stessa Atalanta Bergamasca Calcio che annunciano di costituirsi parte civile. Pensatela come volete, ma tra tutte le cose che si potrebbero dire a proposito di un tombino usato a mo’ di ariete, io dico che i ragazzi della Nord hanno dovuto ricorrere all’unica opzione che avevano per essere presi sul serio, e la morte di Gabriele era una cosa maledettamente seria per non tentare il tutto e per tutto. Dico di più: come fecero i genoani quando morì Spagna, anche domenica scorsa gli ultras avevano il diritto di pretendere la sospensione della partita ed il dovere morale di imporre a tutto il mondo del calcio una profonda riflessione su quanto accaduto. Chiamatelo forse anche diritto al rancore, ma a è un rancore che non nasce dal nulla…
State pur certi che decine, forse centinaia di ragazzi pagheranno un conto salatissimo per la loro azione, a Bergamo, come a Taranto, come altrove. State altrettanto certi che per loro non sarà contemplata nessuna presunzione di innocenza fino al processo, nessuna attenuante, nessuno sconto di pena: ne va dell’immagine di uno Stato incapace di garantire l’ordine pubblico, se non vietando, proibendo e, spiace dirlo, mostrando tanti muscoli e poco cervello, soprattutto se si tratta di perseguire il ladro di polli e non il pappone o il bancarottiere di turno. Ma ha ancora un senso argomentare su tutto questo? Si dice che la morte non ha colori ed è uguale per tutti, ma non è vero: non lo pensa lo Stato, impegnato soprattutto a minimizzare il vero fatto scandaloso della giornata; non lo pensano le Istituzioni sportive, che sospendono i campionati in una domenica in cui la serie A già era ferma; non lo pensa il tifoso comune, soprattutto quello che allo stadio ci va solo, appunto, per un Atalanta-Milan e le altre 37 partite le guarda in poltrona. Già, perché al dolore della morte di un fratello, nell’imbrunire di questa maledetta domenica si palesa uno stadio che non solo non appoggia, ma addirittura insorge contro le due fazioni ultras, irridendole con cori offensivi e, di fatto, isolandole come tanti buoni predicatori da anni chiedevano si facesse. Mi gioco la testa che questi “tifosi modello” erano già pronti a spellarsi le mani per un ringhio di Gattuso o una punizione da Pirlo, erano pronti a festeggiare il goal dell’una o dell’altra squadra, forse anche a lanciare la classica bottiglietta d’acqua contro il guardialinee venduto… Preferisco stare con chi ha forse esagerato ma lo ha fatto per un motivo serio, ma quando, dentro e fuori il Brumana, ultras atalantini e rossoneri si mescolano ed alzano gli ultimi cori insieme, mi sfiora un brivido: e se fosse il canto del cigno?! Sappiamo che sarà sempre più dura andare avanti, ma abbiamo un motivo in più per stringere i denti e non mollare… ciao Gabriele.

Lele
(Gabriele Viganò)

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venerdì, 20 luglio 2007,17:09

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martedì, 10 luglio 2007,08:48
da www.boys-san.it
La Nord va in vacanza fino alla Supercoppa

La Curva comunica che tutti i Gruppi facenti parte della Nord hanno concordato sull'iniziativa di DISERTARE tutti gli incontri amichevoli che sosterrà l'Inter nel corso dell'estate.

La Nord invita i Tifosi Interisti a disertare tutti gli incontri figli delle logiche commerciali a cui è legato il mondo del pallone e che fanno leva sugli affetti dei Tifosi col solo scopo di far audience ed incasso per le tv.

Il riferimento specifico è ai TORNEI FARSA che si terranno a Napoli e Milano rispettivamente l'8 ed il 14 agosto.

La Nord NON presenzierà in modo assoluto sia al trofeo moretti che al trofeo tim, due VERGOGNOSI modelli di calcio-business che nulla hanno a che vedere col Calcio Vero delle competizioni Agonistiche già di suo parecchio influenzato dagli "interessi economici".

E' profonda convinzione della Curva Nord che gli incontri amichevoli pre-campionato debbano servire a preparare gli incontri competitivi della stagione e gli "incroci" tra le potenziali dirette rivali servano solo a crear polemiche e tensioni anzi tempo in un momento in cui i media non troverebbero altri temi da trattare.

L'auspicio della Nord è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a promuovere il ruolo che dovrebbero tornare a ricoprire le amichevoli che è quello d'un sereno percorso di preparazione al Calcio che Conta a beneficio d'un riavvicinamento del Calcio alle logice Sportive ed un allontanamento da quelle commerciali almeno nelle fasi extra competitive del Campionato.

Per le suddette ragioni la Curva Nord invita tutti gli Interisti a presenziare in massa a partire dal primo impegno agonistico della stagione ovvero la Finale di Supercoppa Italiana che si terrà allo Stadio Meazza a S.Siro domenica 19 agosto.

La Nord ricorda infine che le linee di condotta che verranno decise dalla Curva, saranno definite di volta in volta a seconda della situazione che presenterà il panorama repressivo vigente e che qualora la situazione che si è dovuta sopportare dai fatti di Catania in poi dovesse persistere rimane possibile l'eventualità dello scioglimento di tutti i Gruppi.
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sabato, 30 giugno 2007,18:16

by simonespiga | commenti (13) | commenti (13)(popup)
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martedì, 05 giugno 2007,16:54

Stamani alle 9.30, davanti al giudice di pace, primo atto della querelle tifosi-Comune di Salerno. In seguito alla temporanea chiusura stagionale al pubblico dell’Arechi per mancato adeguamento al decreto Amato, 4 tifosi granata privati dello spettacolo dal vivo decisero di affidarsi all’avvocato Andrea Criscuolo, anch’egli parte lesa, per richiedere all’amministrazione De Luca congruo risarcimento per danni biologici ed esistenziali. Oggi si consuma la causa pilota. Ce ne sono altre 4 in coda, non ancora scadenzate. L’avvocato Criscuolo, rappresentante di se stesso davanti al giudice Mola, fará leva su un precedente favorevole ai tifosi granata. Riguarda i cugini partenopei, giá premiati due anni fa da una sentenza del giudice di pace di Napoli che accordava loro la somma di mille euro dopo la richiesta di risarcimento per danni all’immagine (della cittá e dei tifosi) per il mancato ripescaggio in B. Il Comune di Salerno s’è affidato all’avvocato Beniamino Spirito. Toccherá a lui perorare la causa della pubblica amministrazione, cui i tifosi imputano colpevoli ritardi nell’adeguamento dell’Arechi in materia di sicurezza. «L’azione risarcitoria - precisa l’avv. Criscuolo - non ha fini di lucro. Gli assistiti si regoleranno come crederanno opportuno ma per quanto mi riguarda l’eventuale ricavato verrá totalmente devoluto in beneficenza, a favore del canile municipale». Ai ricorrenti interessa che i tempi siano stringati: «Chiederò direttamente che la causa vada in sentenza, anche perché non ci dovrebbe essere prova testimoniale - almeno da parte nostra - né la fase istruttoria». Tifosi ed avvocato di parte ne fanno una questione di principio. «Non è una quisquilia ma un danno esistenziale e biologico. Come tifosi e fruitori abituali dell’Arechi - prosegue l’avvocato Criscuolo - siamo stati privati della passione domenicale. Si procederá in punta di diritto perché si è in chiara presenza di danno biologico ed esistenziale, previsto dalla legge, quando c’è una compressione del diritto di godimento e dell’estrinsecazione della propria personalitá. Nel mezzo della stagione, con la Salernitana ad un bivio decisivo, siamo stati allontanati dallo stadio, privati della facoltá e del diritto di tifare per la squadra del cuore».

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domenica, 27 maggio 2007,23:41

da www.iopensoultras.splinder.com

Nei giorni scorsi si sono diffuse voci da fonti d’informazione romanista, che poi i Boys di Roma hanno riportato alla Nord di Milano, secondo le quali alcuni frequentatori della curva avrebbero aggredito nei pressi della tribuna arancio del primo anello un ragazzo diversamente abile al termine della Finale di Coppa Italia.

Alessio, questo il nome del ragazzo, sarebbe stato aggredito da una decina di tifosi, o meglio pseudo-tifosi interisti “ci hanno assalito con una furia mai vista, tutto sarà durato pochi secondi. C’erano gli steward, ma non hanno mosso un dito. Di polizia nemmeno l’ombra. Non mi sarei mai aspettato un atto del genere, sono anni che mi reco a Milano per assistere alle tra fere della Roma, e mi hanno sempre riservato un’ottima accoglienza. Quello che mi è sconvolgente, anche nel codice della strada è considerato un atteggiamento vergognoso”.
Ed il codice Ultras non si è fatto attendere.
Con un comunicato la Curva Nord interista ha riferito che si è già attivata per verificare se tra gli eventuali responsabili del vile atto vi siano frequentatori della Curva, e qualora qualcuno dovesse risultare coinvolto verranno presi immediatamente drastici provvedimenti. Prendendo così distanza da tali atteggiamenti.
Intanto, una rappresentanza della Nord ha già esposto a chiare lettere la totale estraneità dei vertici della Curva , esprimendo totale solidarietà al disabile colpito, rivolgendogli anche l’invito come ospite a Milano per il prossimo incontro in cui la Roma vi si recherà.
Un bel passo, sia per l’invito che per la netta presa di posizione verso gli artefici di questo gesto, da parte degli interisti, che poi affermano, e io li appoggio in pieno, “questi avvenimenti sono un danno per tutto il Movimento Ultras”.
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domenica, 27 maggio 2007,23:21

Il ministro Sport: «Spiegazioni urgenti». Anche l'ex leader dei Conservatori coinvolto nei disordini: «Strage sfiorata». 

Il Liverpool e l'Inghilterra s'inchinano alla classe del Milan, ma attaccano duramente l'organizzazione Uefa e l'operato della polizia greca nel caos agli ingressi dello Stadio Olimpico. Il ministro britannico allo sport, Richard Caborn, chiede «spiegazioni urgenti» alle autorità greche, e l'ambasciatore ad Atene Simon Gass sollecita un'inchiesta sui maltrattamenti ai tifosi, caricati a manganellate e con spray lacrimogeni. Secondo gli inglesi, i reparti celeri hanno impedito l'ingresso allo stadio a circa 2.000 supporter, in gran parte in possesso di regolare biglietto. La situazione è precipitata ad uno dei controlli presso la stazione Irini della metropolitana. Quando i poliziotti hanno bloccato l'afflusso, perché il settore relativo appariva già stipato, i tifosi in fila per il controllo hanno cominciato a premere.

Alcuni si sono arrampicati sulle barriere, altri hanno tentato di aprirsi comunque un varco. Gli agenti hanno risposto con i manganelli e con lo spray lacrimogeno, senza riguardi per le donne e i ragazzini tra la folla. Anche l'ex leader del partito conservatore Michael Howard, grande fan del Liverpool, si è trovato coinvolto dagli incidenti: «Solo un miracolo ha evitato una strage come quella di Hillsborough (lo stadio di Sheffield dove nell'89 morirono schiacciati 96 tifosi del Liverpool, ndr.). Centinaia di tifosi sono stati bloccati ai controlli, hanno cominciato a preoccuparsi, e la ressa s'è fatta pericolosa. Moltissimi che avevano il biglietto non hanno potuto vedere la partita. Controlli-farsa, passavano quelli col biglietto falso, o con i biglietti riciclati attraverso le barriere. Le autorità greche si sono rivelate incompetenti, la Uefa non avrebbe mai dovuto scegliere questo stadio per la finale di Champions». «La colpa è dei tifosi del Liverpool — ha risposto secco il portavoce Uefa Gaillard —. Quelli del Milan non hanno avuto problemi perché si comportano diversamente. La Uefa ha una sola colpa: non aver scelto uno stadio da 250.000 posti, ma non ne esistono».

Fonte: Gazzetta dello Sport e
www.goal.com

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domenica, 27 maggio 2007,23:17

Si rinnova, per il quarto anno consecutivo, l'iniziativa del gruppo Ultras blucerchiato.

Sono stati mesi, momenti duri per loro. Il decreto anti-violenza, le restrizioni, le rinunce obbligate a sventolare bandieroni, a schierarsi dietro uno striscione che ha fatto la storia del tifo italiano. Non senza dispiaceri e difficoltà, sono andati comunque avanti per la propria strada, quella di sempre, quella dell'amore, del sostegno incondizionato all'U.C. Sampdoria. E, anche quest'anno, per la quarta volta consecutiva, gli Ultras Tito Cucchiaroni faranno festa. La organizzeranno al Forte Sperone, al Righi, l'1 e il 2 giugno 2007. L'apertura degli stand gastronomici è fissata per venerdì 1 giugno alle ore 17, a seguire un dibattito sul mondo ultras e musica non stop fino all'alba.

Il giorno seguente sarà invece la volta della “Festa della Repubblica blucerchiata” con la novità dell'intrattenimento per i più piccoli ad opera dell'associazione Acuma Onlus (il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza), apertura straordinaria degli stand a partire dalle ore 12 e tributo a Rino Gaetano con la band Operai della Fiat 1100. Insomma una due giorni di giochi, musica, cibo, birra, vino e ovviamente Sampdoria, da vivere con passione ed il solito, immancabile, entusiasmo tutto blucerchiato.
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mercoledì, 23 maggio 2007,22:58

Riflessioni dalla balconata
Calcio-business e destino del mondo ultras. Autore: Giuseppe Franzo Edizione NovAntico, collana “Tracce di vita urbana”. Euro 6,00, pag. 24 con foto a colori. 
 


(in foto la locandina de "Il Presidio" per la presentazione del libro effettuata il 14 Dicembre 2006)

da NOREPORTER

Calcio & Business, ovvero come le compagini sportive figlie legittime dei football club di anglosassone memoria siano ormai state affossate da macroscopici interessi economici e finanziari. La veste assunta dagli odierni club calcistici vede accanto al nome " la ragione sociale, Spa, Snc, Srl, che li equipara di fatto alle grandi holding, facendo proprie metodologie d'azione e logiche di mercato (è del 1996 la legge che sancisce la finalità del lucro per le società calcistiche italiane).

Il Presidente è ormai soppiantato tout court dal Dirigente, mansione più attinente alla logica commerciale, ed i soci sono divenuti azionisti di maggioranza. La trasversalità, logica economica e globale, entra in campo.

La partita diviene il presupposto imperante attorno al quale generare mercato, un business con prospettive decisamente allettanti. Contratti esorbitanti stipulati dai divi del pallone, affari eclatanti per i procuratori che gestiscono le trattative, mass - media che gareggiano a suon di miliardi per garantirsi l'esclusiva della trasmissione dell'evento, enorme giro di gadgets, di souvenirs, di introiti pubblicitari, il tutto incentrato sulle spalle del vero epicentro del business, il bersaglio mirato, il vero ago della bilancia commerciale: il tifoso

L'aspetto comunitario, è caratterizzante di una matrice ideologica votata a destra,dove erge una visione più tendente alla miticizzazione, ad un’etica improntata verso una visione esistenzialista - guerriera, dell'eroismo puro, incline ad uno spirito anarco - nichilista che lo proietta all'odio sistematico del sistema…

Il richiamo della tribù è invece decisamente più esaltante per l'anarco – individualista sinistroide, con la progressiva importazione del concetto politico dello spazio proletario libero ed auto gestito che diviene vero e proprio grido di guerra di squatters e csa (centri sociali autogestiti). La logica che motiva i gruppi ultras legati all'estrema sinistra e al movimentiamo anarchico, è simboleggiata nella T.A.Z., "...termine ormai entrato nel linguaggio comune della sinistra antagonista, e che sta a indicare una zona temporaneamente autonoma, cioè una realtà sottratta alla società civile, in cui vivere secondo canoni alternativi, un ambiente (dis)umano dominato dall'anomia, un laboratorio ove sviluppare virus nichilisti, al fine poi (eventualmente) di produrre caos generalizzato…


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mercoledì, 23 maggio 2007,01:06

MILANO, 21 MAG - Il capogruppo di Alleanza Nazionale al consiglio comunale di Milano, Carlo Fidanza, denuncia come 'uno scandaloso sequestro' il comportamento della polizia nei confronti degli ultras nerazzurri in viaggio verso Bergamo. Il consigliere, coinvolto nella vicenda, preannuncia un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno.
Fidanza racconta che si trovava in stazione a Bergamo, assieme a una trentina di tifosi, quando alla notizia dell'assalto al treno a Terno d'Isola il gruppo e' stato fatto salire sugli autobus-navetta che, scortati dalle camionette, si sono diretti alla stazione di Ponte San Pietro dove nel frattempo (alle 13.45) stava arrivando il treno con i ragazzi della Curva.
Qui tutti sono stati fatti salire sui bus. E' stato loro detto, racconta Fidanza, che sarebbero stati portati alla stadio. Invece, dopo lunghissima attesa, 'la polizia ci ha comunicato di 'non essere in grado di garantire l'incolumita' e che per questo motivo 'su disposizione del Ministero' non ci avrebbe consentito di raggiungere lo stadio. Quindi, verso le 16.30, il rientro a Milano su un treno speciale.
'Sono rimasto sinceramente allibito per la insensata gestione dell'ordine pubblico verificatasi ieri a Bergamo - afferma Fidanza -. I tifosi dell'Inter, oltre al danno dell'aggressione, hanno dovuto subire anche la beffa di uno scandaloso sequestro di massa. Due ore e mezzo in uno spiazzo accanto a una stazioncina di provincia, completamente circondati da camionette e da agenti in tenuta antisommossa'. 'Soltanto l'intelligenza dei responsabili della Curva ha evitato che la situazione degenerasse, di fronte a un palese sopruso'.
Nel preannunciare un'interrogazione parlamentare che avra' come prima firmataria l'on. Paola Frassinetti (An), Fidanza conclude: 'Questo episodio rafforza in me la convinzione che le norme recentemente emanate vadano profondamente riviste'.(ANSA).

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mercoledì, 16 maggio 2007,13:16

Circa sette mesi di carcere preventivo in attesa che un processo faccia luce su una vicenda che, da qualsiasi lato voglia essere letta, è stata già “giudicata” prima del suo iter processuale. Per noi, ovviamente, per noi che conosciamo i fatti, questi ragazzi sono innocenti. La gente è in attesa di apprendere la verità. L’informazione ha, intanto, già espresso un giudizio di colpevolezza celato da un silenzio che urla sdegno in tutti noi, mentre i ragazzi e le loro famiglie stanno già scontando una pena durissima. Per rompere il muro del silenzio si è svolta “la Partita per la Libertà“, Giovedì 10 maggio 2007 presso il campo sportivo “Il Trifoglio” di via Tor di Quinto promossa dal comitato “Giustizia e Libertà” insieme all’associazione “Nati per lottare, Onlus”, che è stato un sentitissimo derby tra tifosi doc, comunicatori, conduttori, politici, volti noti e vecchie glorie di Lazio e Roma che hanno avuto modo anche di scherzare ma solo dopo essersi soffermati sul significato della partita stessa. Un grazie soprattutto ai tantissimi spettatori e a chi per l’ ennesima volta ci ha messo nuovamente e volutamente la faccia. Con un chiaro messaggio: Liberateli !

 

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venerdì, 11 maggio 2007,16:58

In occasione della partita tra il Palermo e Siena, in programma il prossimo 20 Maggio, la tifoseria del Palermo, capeggiati da Sesto Terrazzini, leader storico dei Warriors Ultras Palermo, distribuiranno gli adesivi realizzati da Identitario contro le nuove norme sulla sicurezza degli stadi. L'iniziativa verrà svolta in collaborazione con Michele Tortorici, dirigente giovanile di Alleanza Nazionale vicino al Sen. Francesco Storace.

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mercoledì, 09 maggio 2007,13:20

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mercoledì, 09 maggio 2007,01:00

Il Catania disputerà gli ultimi due incontri casalinghi del campionato di serie A in campo neutro ma a porte aperte. La Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni ha quindi parzialmente accolto il ricorso del Catania Calcio contro la sentenza che lo obbligava a giocare in campo neutro e a porte chiuse.

Secondo l'accordo stilato tra la Figc e la societa' etnea quindi «il Catania accetta in via definitiva la sanzione della squalifica del campo Massimino di Catania fino al 30 giugno 2007 e dell’ammenda di 20mila euro» e rinuncia «a qualsiasi pretesa risarcitoria avanzata dinanzi al Tar nei confronti della Figc».

Resta inteso che lo svolgimento delle due partite del Catania a porte aperte contro Milan (13 maggio) e Chievo (27 maggio) è legata ad ogni eventuale «diversa determinazione che fosse disposta dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive».

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martedì, 08 maggio 2007,14:42

da www.ultrasascoli.altervista.org

Presso il Parlamento Europeo esiste una Commissione per Libertà civili, giustizia, ed affari interni. Di questa Commissione fanno parte, tra gli altri, una nutrita schiera di Parlamentari Europei ITALIANI, che sono stati mandati a Strasburgo a rappresentare NOI CITTADINI (si perchè, che piaccia o no, anche gli Ultras sono Cittadini...). Io mi sono preso la non indifferente briga di trovare nomi ed indirizzi e-mail non solo dei NOSTRI rappresentanti in seno a questa commissione, ma anche di diverse organizzazioni internazionali che hanno come scopo la protezione delle libertà civili. Inoltre, ho anche redatto un testo da inviare agli indirizzi in questione per chiedere ai NOSTRI rappresentanti di fare il loro dovere ed alle organizzazioni internazionali di vegliare perchè ció accada. A voi chiedo tre cose:

Leggetevi il testo;
se lo condividete, mandatelo via email, con la vostra firma e città, a tutti gli indirizzi che mi sono fatto un culo cosí per trovare.
mandatelo anche a tutti gli indirizzi email che avete in rubrica con la richiesta di fare la stessa cosa (catena di Sant'Antonio docet...).
Questa iniziativa ha una qualche speranziella di sortire un qualche effetto solo se siamo veramente in tanti a scrivere ma ha anche il grande pregio di non potere essere strumentalizzata.

Ecco il frutto di cotanto lavoro:


C.A On. Giusto Catania,
giusto.catania@europarl.europa.eu

On. Roberta Angelilli,
roberta.angelilli@europarl.europa.eu

On. Mario Borghezio, mario.borghezio@europarl.europa.eu 

On .Giuseppe Castiglione,
giuseppe.castiglione@europarl.europa.eu

On. Lilli Gruber,
lilli.gruber@europarl.europa.eu

On. Raffaele Lombardo,
raffaele.lombardo@provincia.ct.it 

On. Luciana Sbarbati,
luciana.sbarbati@europarl.europa.eu 

E p.c. Statewatch,
office@statewatch.org 

European Civil Liberties Network,
info@ecln.org 

European Association protection of Human Rights (AEDH),
fidh_ae@yahoo.fr 

Ecco il suggerimento sul testo della prima mail da mandare a questi "signori":

Caro/a Onorevole,

Le scrivo in qualità di Cittadino Italiano e di Elettore per sollecitare un Suo intervento in seno alla Commissione del Parlamento Europeo per Libertà civili, giustizia e affari interni di cui Lei è membro, in merito del cosiddetto decreto contro la violenza negli stadi (Ddl Cdm 7.2.2007) approvato nel Consiglio dei Ministri del governo Italiano mercoledì 7 febbraio 2007.

Mi riferisco soprattutto ad aberrazioni giuridiche, chiaramente in violazione dei piú basilari diritti civili, quali la c.d. “flagranza differita di 48 ore”, o la limitazione alla libertà personale imposta ai cittadini sottoposti ai c.d. “provvedimenti DASPO” applicati dal Questore SENZA IL VAGLIO DI UN MAGISTRATO ( a parte la convalida pro-forma senza possibilità di difesa)., o, ancora peggio il c.d. “DASPO preventivo” comportante la limitazione alla libertà personale di Cittadini in base al mero sospetto che possano, eventualmente, nel futuro, violare le disposizioni di cui sopra, il tutto senza neanche passare attraverso la garanzia del vaglio del Magistrato (si veda ad esempio l'art. 13 e 27 2° comma Costituzione); insomma uno strumento intimidatorio che può basarsi anche sulla sola "antipatia"...

Persino la la famosa testata USA progressista Harper's Magazine il 13 febbraio sulla sua newsletter online è arrivata a parlare di Clima FASCISTA in Italia a seguito dei provvedimenti governativi per bandire i tifosi (testuale, A “fascist climate” settled over parts of Italy as soccer fans were banned from local stadiums.)

Da Lei, eletto/a per rappresentarmi presso il Parlamento Europeo, io Cittadino, mi aspetto di essere adeguatamente rappresentato e difeso. Le rinnovo quindi l’invito ad intervenire al piú presto per condannare in tutte le sedi opportune la natura liberticida di molti degli articoli del decreto in questione.

La informo altresí, che questa comunicazione viene inviata per conoscenza ed eventuale intervento anche alle sopra citate organizzazioni internazionali che hanno come scopo la protezione delle libertà civili.

Le posso assicurare che continueró a monitorare la sua attività in seno alla commissione di cui fa parte.

Cordiali Saluti, [vostro nome]


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Giusto Catania, si proprio lui, il paffuto europarlamentare a cui abbiamo inviato centinaia di email e al quale abbiamo pure dedicato un post con tanto di foto ha presentato una interpellanza presso la Commissione della Unione Europea, in cui, riferendosi ai recenti provvedimenti presi nel nostro Paese nei confronti dei Cittadini Ultras tra le altre cose parla di:



"violazione degli articoli 10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e degli articoli 9 e 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo".

L'on. Catania, nel corso di una conferenza stampa ha poi dichiarato che la flagranza di reato differita è dal punto di vista "giuridico" inaccettabile.

Non ho certo la presunzione che tutto ció sia una conseguenza della nostra Iniziativa a Salvaguardia Ultras, ma un fatto è certo: i contenuti del suo intervento almeno in parte riprendono il testo della lettera che abbiamo mandato a lui ed ai suoi colleghi. Se vi ricordate, quando parlavamo di flagranza differita, nella nostra lettera appunto dicevamo:


"Mi riferisco soprattutto ad aberrazioni giuridiche, chiaramente in violazione dei piú basilari diritti civili, quali la c.d. “flagranza differita di 48 ore”...
Il concetto mi pare molto simile a quello espresso da Giusto catania in conferenza stampa, o no?

A questo punto, mi pare ovvio che BISOGNA MANTENERE ALTA LA PRESSIONE! Nonostante una notizia come questa sia stata passata sotto silenzio dalla maggior parte dei pennivendoli nostrani ci sono due cose che DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE FARE.

In primo luogo, questa notizia va assolutamente diffusa ai quattro venti. I pennivendoli non ne parlano? LO FACCIAMO NOI!

Pertanto, vi invito caldamente a fare un bel copia incolla di questo post o del link a questo post e mandarlo a tutti i vostri contatti con preghiera di inoltro.

In secondo luogo, vi prego di dare seguito a questa cosa inviando una nota a Giusto Catania ai suoi indirizzi email: giustocatania@libero.it e/o giusto.catania@europarl.europa.eu

Se non trovate le parole ecco una bozza che potete utilizzare:


Caro On. Catania,

Le scrivo due brevi righe per ringraziarLa per avere dato seguito alla mia esortazione ad intervenire al piú presto per condannare in tutte le sedi opportune la natura liberticida di molti degli articoli del decreto contro la violenza negli stadi del 7 febbraio 2007.
Ho letto con soddisfazione della Sua Interpellanza presso la UE del 28 Marzo e della successiva conferenza stampa. Nel ringraziarLa, La esorto caldamente a continuare La sua battaglia a difesa dei Diritti dei Cittadini.

Cordiali Saluti, [vostro nome]



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PROVIAMO A SALVARE NOI STESSI: DECRETO ULTRAS!!! ANCHE IL TUO AIUTO E' IMPORTANTE!


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martedì, 08 maggio 2007,14:26

Art. 21. - Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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venerdì, 04 maggio 2007,11:45

da www.cittàceleste.it

La Partita per la Libertà": è questo il nome della manifestazione che si svolgerà per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'arresto dei tifosi biancocelesti, in stato di custodia cautelare da circa sei mesi ed ancora in attesa di giudizio. Il derby, che vedrà confrontarsi tifosi, ex calciatori, comunicatori, giornalisti e volti noti della Lazio e della Roma, si svolgerà giovedì 10 maggio 2007, ore 20.30, presso il campo sportivo "Il Trifoglio" (viale Tor di Quinto 57/a, vicino al Poligono di tiro) ed è organizzato dal Comitato "Giustizia e Libertà" insieme all'Associazione "Nati per lottare-Onlus". L'elenco di quanti hanno già aderito è sostanzioso, ma siamo sicuri che si amplierà nei prossimi giorni…: Daniele Lo Monaco, Tiziano Riccardi, Paolo Marcacci de Il Romanista, Daniele Magliocchetti de l'Ansa, Max Leggeri, Stefano Petrucci e David Rossi di Rete Sport, Fabrizio Marchetti, Emanuele Baiocchini e Luigi Salomone de Il Tempo, Giulio Cardone di La Repubblica, Pietro Pasquetti insieme al figlio, Andrea Pesciarelli, Gabriele La Porta e Fidel Mbanga Bauna della Rai, Mauro Cedrone, Cristiano Sala, Paolo Bonelli, Giuliano De Matteis, Alessandro Zappulla, Ennio Abbondanza, Federico Vespa, Alberto Mandolesi, Vanni Maddalon e David Gramiccioli di Radio Spazio Aperto, Giulio Galasso e Lamberto Giorgi di Tr56, Paoli di Leggo, Sestili di Radio Roma, Stefano Orsini, Gabriele Di Bari e Roberto Renga de Il Messaggero, Sabrina Villa di Rete Sole, Fernando Giuli e Carmine Basile di Laziali.info, Gianni Valenza, Fabio Valenza e Alice Cetorelli di Supernova, Emanuele Artibani di Radio Stereo Sport, Francesca Turco, Simone Pieretti e Luciano Prece di Radio Incontro, Gigi Colantuoni, Fabio Stefanelli, Franco e Giorgio Capodaglio, Sandro e Mauro il Mister, Stefano Carletti, Massimiliano Baldoni, Peppone e Fabio Boccanera di Radio Flash, Guido De Angelis, Giorgio Cacialli e Paolo Colantoni di Tele Radio Stereo Sport, Maurizio Biscardi del Processo Gold 7, Samantha Trancanelli di Rete Oro, Zarina Chiarenza di Televisa, Stefano Pantano, Alessio Buzzanca, Marco Anselmi, Gianluca Tirone ed Alessio di Radio Sei, Michele Plastino, Sandro Di Loreto, Marcello Micci, Pato e Marco Cimmino di T9. Con loro, tanti altri nomi di volti noti, giornalisti, tifosi, calciatori come Paolo Di Canio, Vincenzo D'Amico, Paolo Consorti Fase 4, Stefano Calvagna, Massimo Bonetti, Pino Insegno, Roberto Ciufoli, Carlo Zampa, Massimo Balzi (Presidente del Comitato Aurora), Luciano Tripodi (Associazione "Contro il Cancro con Amore"), Massimo Piscedda, Ernesto Calisti, Stefano Impallomeni, Stefano Re Cecconi, Alberto Faccini, Felice Pulici, Volfango Patarca, gli Onorevoli Antonio Buonfiglio, Giulio Pelonzi e Alessandro Cochi (Laziali in Campidoglio), Pino Capua, la S.S. Lazio Calcio Femminile (Presidentessa Elisabetta Cortani), Cristiano Bergodi, Roberto Torretta, Ascanio Pacelli, Piero Strabioni (autore del libro "Calcio Romanus Sum"), Alfredo Parisi, Fabio Poli, Fabio Argentini, Giovanni Bertini, Marco Conidi, Francesco Scarcelli.

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