domenica, 23 agosto 2009,18:37

In prossimità dell'imminente inizio del campionato italiano di calcio, i promotori del progetto Identitario.org hanno deciso di far sentire la propria voce in merito alle recenti posizioni del Governo Italiano sulla cosiddetta “Tessera del Tifoso”.
“Siamo convinti – dichiarano Simone Spiga (Cagliari) e Daniele Caroleo (Crotone), tra i principali promotori di Identitario.org ed entrambi Dirigenti Nazionali di Azione Giovani - che il provvedimento della “Tessera del Tifoso” sia assolutamente inutile oltre che totalmente illegittimo, visto che andrebbe a colpire tutti coloro i quali abbiano commesso dei reati connessi al tifo negli stadi, anche dopo aver scontato interamente la pena, e tutti quelli che in passato hanno subito una diffida, anche se si è stati assolti dal processo successivo al Daspo. In pratica, in base all'art.9 della tanto contestata “Legge Amato”, ogni Daspo (Divieto d'Accesso alle manifestazioni Sportive) si tramuterebbe in una sorta di diffida a vita! Siamo di fronte ad un caso lampante di totale azzeramento dei diritti civili di una persona: in questo modo si andrebbe a creare una sorta di vero e proprio stato di polizia!”.
In merito a questa restrizione, fortemente voluta dal Viminale, i giovani aderenti al progetto Identitario.org hanno realizzato un volantino provocatorio che verrà distribuito nei pressi di numerosi stadi in tutta Italia in occasione delle partite del campionato di calcio. Sono inoltre in fase di realizzazione alcuni adesivi e alcuni manifesti che potranno essere utilizzati sul proprio territorio dalle varie comunità militanti che condividono questa battaglia.
“Alcuni nostri militanti inoltre,– continuano i promotori di Identitario.org – parteciperanno, senza alcun simbolo politico, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione, al corteo, indetto da alcuni gruppi Ultras di varie squadre italiane, che sfilerà, il prossimo 5 Settembre, per le vie di Roma, manifestando il proprio dissenso verso questa iniziativa repressiva. Siamo convinti che le problematiche relative alla cosiddetta violenza legata al mondo del tifo non possano di certo essere risolte con la repressione indiscriminata, ma con ben altri strumenti, magari cominciando ad instaurare un vero e proprio dialogo tra le istituzioni ed il mondo delle tifoserie organizzate, che è, ad oggi, il fenomeno di aggregazione giovanile di massa più diffuso del nostro territorio.”.


Ufficio Stampa e Propaganda
Identitario.org

domenica, 23 marzo 2008,18:43

da www.asgmedia.it

Quattro mesi. Tanto è passato da quella domenica in cui un agente della polizia stradale ha ucciso Gabriele Sandri, sparandogli nell'autogrill "Badia al Pino" sull'autostrada A1. Una storia tragica che, come abbiamo detto tante volte, poteva essere gestita in maniera degna e sicuramente diversa da quanto fatto da parte delle Istituzioni e di certa stampa. Per la prima volta nello stesso giorno dell'omicidio c'era l'assassino e la pistola fumante, ma nell'immediato non è stato fatto nulla. Anzi, dopo quattro mesi la storia è ancora molto tenuta sotto tono e la giusta richiesta di verità della famiglia Sandri, degli amici di Gabriele e dell'Italia intera ancora non è stata raccolta. E se si pensa che siamo in Italia, nazione dove non succede nulla per caso, viene da pensare quando vengono eseguiti alcuni arresti contro il mondo ultras proprio il giorno dell'interrogatorio di Luigi Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. E ancora di piú fa riflettere l'ordinanza di un Gip che cerca di mettere in cattiva luce la memoria di un ragazzo limpido che non c'è piú, provando a raccontare la storia di un Gabriele che faceva parte di un gruppo di teppisti legati alla destra radicale.
Come se non bastasse, oggi sui quotidiani nazionali non si fa parola di Gabriele Sandri, tranne due eccezioni. Qualcuno punta strumentalmente il dito "sulle scritte anti-polizia sull'A1". Peccato che la foto sia di un muro di una città non meglio identificata. Sulle colonne di Repubblica, invece, sono state pubblicate le dichiarazioni di alcuni cittadini che erano nell'area di servizio: "quel poliziotto prima di sparare puntó l'arma e prese la mira per dieci secondi". Tra i verbali depositati dalla Procura di Arezzo c'è anche la testimonianza di una dipendente di "Badia al Pino" che racconta il momento dello sparo: "In quell'istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all'altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell'auto imboccasse la rampa che da accesso all'autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l'auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi". E ancora: "Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all'andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo".
A questo punto la situazione dovrebbe sembrare chiara e limpida come è stata raccontata dall'inizio e l'accusa di omicidio volontario sembra ovvia. Dopo quattro mesi vogliamo continuare a chiedere a gran voce giustizia e verità per Gabriele e per questo facciamo nostre le parole di Cristiano, il fratello di Gabbo: "voglio sottolineare che nessuna sentenza ci riporterà Gabriele, ma almeno la giustizia terrena gli è dovuta".

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mercoledì, 13 febbraio 2008,07:45

da http://oldfansfondi.splinder.com/

...anche il terzo mese in archivio, senza alcuna novità sostanziale. I protagonisti sempre lì al loro posto, nessuna traccia di giustizia, nemmeno lontanamente. All'orizzonte però le settimane decisive, come da tempo preannunciato. Un tutore dell'ordine indagato dalla Procura di Arezzo con quell'accusa di omicidio volontario, reato che prevede una pena non inferiore ai ventuno anni di prigionia. Nel frattempo però un Pubblico Ministero dispone una serie di accertamenti tecnici, volti a stabilire l'esatta dinamica del colpo esploso dall'agente. Il termine ultimo, che il PM ha stabilito per il deposito delle perizie, scadrà a fine mese, e la speranza è la stessa da tre lunghi mesi: chi ha ucciso Gabbo deve trascorrere in carcere la giusta pena, senza sconti o favori. Inammissibile pensare che ancora oggi sia a piede libero! Pranza tranquillo...


La strategica disinformazione politica e televisiva ci ha propinato ogni tipo di versione: rissa tra tifosi, colpo accidentale che faceva otto carambole e solo per pura sfortuna colpiva un ragazzo che dormiva in una macchina nella corsia opposta dell’autostrada, agguati e scontri, con coltelli e sassi, poi rinvenuti nell’aiuola dell’autogrill (come quella sacca piena di coltelli spranghe e asce che trovano dentro ad un cespuglio prima di ogni derby da venti anni a questa parte…). Insomma la verità è… che la verità ci viene nascosta come sempre in Italia. Sulla persona che ha sparato senza motivo è calato il silenzio stampa, non esiste il caso, non è mai esistito niente, non si sono fatti decreti straordinari che per assurdo obbligano ogni poliziotto in transito sull’autostrada a presentare al casello: codice fiscale, documento, certificato di residenza, suo e di tutti quelli che ha in macchina, in originale, come accade a noi che andiamo allo stadio in virtù di una tutela inesistente. Il silenzio omertoso accompagna le vicende buie da sempre, ma non è calato il nostro sdegno, per quanto è accaduto, per come si è tentato di infangare la memoria di un ragazzo che non c’è più nel pieno dei suoi anni, uno come noi che seguiva la sua squadra ed invece ha trovato la morte, inutile, stupida; sdegno ancora più accentuato dall’omertà e le panzane rifilate da chi fa o dovrebbe fare della giustizia e della verità la propria missione istituzionale e di vita.


Nell’Italia dei tanti pesi e delle tante misure viene tutelato l’assassino al posto dell’assassinato; non sono episodi rari se si ricorda, ad esempio, che è stato addirittura premiato chi ha ammazzato investendo ubriaco quattro ragazzini per strada, con soggiorno in un appartamento con vista mare e la possibilità di sbarcare il lunario nell’ambito "pubblicitario". Non stupisce, quindi, che venga oggi protetto l’assurdo comportamento di una persona che pensa bene di sparare ad altezza d’uomo. Per questa Italia di cacca, "munnezz", veline e “Costantini”, di "Onorevoli" che bestemmiano e brindano in Parlamento, si insultano e cambiano colore a seconda del vento... vergogna!

 

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lunedì, 11 febbraio 2008,16:43

di Bianca Penna (www.asgmedia.it

Sono passati tre mesi da quella tragica mattina di novembre. Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale, si stava recando a Milano per vedere la partita della sua squadra quando, all'uscita dell'area di servizio Badia al Pino, sull'autostrada A1, un proiettile sparato da un agente della polizia stradale, Luigi Spaccarotella, lo colpisce. Morirà qualche minuto dopo in macchina.
Sono passati tre mesi durante i quali il volto di Gabbo, come lo chiamavano gli amici, è rimasto impresso nella memoria dei tifosi, della gente comune, di chi lo conosceva e dei suoi amici.
Tre mesi nei quali giustizia ancora non è stata fatta.
Venerdí scorso, al Campidoglio, è stata inaugurata la Fondazione Sandri. Il fratello di Gabriele, Cristiano, ha spiegato che "il proposito che si pone è quello di sradicare la violenza che è presente nella società, quella che arriva fino al calcio e che caratterizza la nostra società. I valori come la lealtà, il rispetto, propri dello sport, o la fratellanza che unisce una squadra di calcio sono valori che possono essere trasfusi nell'ambito del sociale" ha detto Cristiano.
Ma i protagonisti di questa storia sono tanti.
C'è quell'agente. C'è Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, a piede libero, che per adesso non ha avuto nemmeno i domiciliari. C'è Spaccarotella che ha sparato da un autogrill verso un altro autogrill. C'è un uomo che, con metodo, si è piegato e ha preso la mira. C'è il suo proiettile che ha attraversato piú di quattro corsie dell'autostrada.
Poi c'è un gruppo ristretto di persone, che quella domenica si trovava dentro la macchina, un gruppo di persone per le quali la vita è stata segnata in modo indelebile da un'azione assurda, incomprensibile, incredibile da credere. Un gruppo di persone che continua a ricordare Gabriele con iniziative, un gruppo di persone che è stato incolpato per una rissa che non c'è mai stata, con l'accusa di aver provocato l'azione dell'agente della polstrada.
E ancora ci sono i tifosi, quelli che nei valori del calcio vero e piú profondo credono ancora. Quelli che per i primi giorni sono stati accusati della morte di Gabriele per la violenza che metterebbero in campo in ogni trasferta, durante ogni partita. Quelli che nella lealtà, nella fratellanza, nel tifo e nei colori credono profondamente. Quelli che dopo quel giorno, negli stadi, non sono stati piú gli stessi. Quelli che, divisi forse dall'appartenenza a quella o a quell'altra squadra, si sono stretti intorno ad una famiglia e ad una comunità intera.
C'è la gente comune. C'è la gente che fino all'ultimo momento ha creduto che si trattasse di un sogno, che non potesse essere vero. Quelli che, in un lungo e silenzioso corteo, sono andati a salutare Gabriele alla camera ardente, al funerale, quelli che lo ricorderanno sempre. Quelli che, anche se del calcio e del tifo non gliene importa nulla, sono rimasti increduli quando un omicidio è stato giustificato per la violenza dei tifosi. Quelli che hanno pensato che durante lo sparo, forse, potevano passare su quelle corsie in macchina. Quelli che vogliono giustizia.
Ci sono i media. C'è la stampa. Ci sono tutti quelli che quella mattina hanno intitolato i loro articoli 'Rissa tra tifosi, un morto', senza comprendere la gravità delle parole che avevano messo nero su bianco, senza capire che venivano meno ad uno dei doveri dei giornalisti: dire e soprattutto raccontare la verità cosí com'è.
Poi c'è la famiglia di Gabriele. C'è una famiglia che non ha ancora avuto giustizia, una famiglia che ha il diritto di avere giustizia.
C'è un'intera popolazione, una nazione, che ha bisogno di sapere com'è andata, ha il diritto di credere che i colpevoli siano presi e abbiano la giusta punizione.
Poi c'è Gabriele. C'è Gabriele che forse quella partita l'ha vista.
C'è Gabriele che forse allo stadio continua ad andare, senza mai smettere di sorridere.

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mercoledì, 06 febbraio 2008,13:51

Pubblichiamo il comunicato stampa dei ragazzi della Curva Furlan di Trieste:

In questi giorni la Questura di Trieste ha consegnato tre diffide ad altrettanti nostri appartenenti per avere osato tenere in mano lo stendardo del gruppo cui apparteneva Gabbo, in segno di ricordo per lui. Risulta assolutamente incomprensibile un tale accanimento delle forze dell'ordine nei confronti di chi ricorda un morto da esse stesse provocato, cosa questa che fa pensare al fatto che le forze dell'ordine abbiano la coda di paglia a riguardo dell'omicidio Sandri.
Cosa c'entrano le diffide perché si ricordava l'appartenenza di un morto? Cosa c'entra questo con la violenza negli stadi? Violenza negli stadi che a quanto pare ora viene esercitata solo le forze di polizia che hanno diritto di vita e di morte su qualsiasi persona che va allo stadio e come sappiamo non solo. Loro questa violenza la possono fare eccome! Che si chiami violenza fisica, psicologica poco importa; loro la chiamano giustizia e in suo nome calpestano i minimi diritti, non solo degli Ultras, ma di tutti i cittadini! Perché hanno associato la violenza negli stadi con gli stendardi di appartenenza dei vari gruppi annullando il colore? Che cosa c'entra con la violenza? E perché una persona, per avere mostrato una semplice bandiera o stendardo senza che vi sia vergato nulla di offensivo nei confronti di alcuno né ricordi regimi violenti o istigazioni varie, deve pagare con una diffida e soprattutto con TRE FIRME da fare durante la partita? Tre firme... ma si rendono conto che la pena è smisuratamente esagerata? Senza poi nessuna denuncia e nessun reato grave!
Lo chiamano reato amministrativo, ma allora perché lede la liberta' personale in assenza di violenza? Siamo stufi di questo stato di cose e di questo accanimento sconvolgente e illiberale. Lo rifiutiamo! Protesteremo a modo nostro ma, sappiate che anche voi, vecchi, donne e bambini, siete un potenziale bersaglio di arroganti "difensori" di un ordine che è e sarà sempre più odiato.

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mercoledì, 06 febbraio 2008,00:48

Milano, 5 febbraio - Sono passati quasi tre mesi, era l`11 novembre, dalla morte del tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Il padre Giorgio continua a pretendere giustizia, ma sta pensando di compiere un gesto che faccia capire come la tragedia di suo figlio sia estranea al calcio: andare a vedere il prossimo derby in curva sud: `Sono intenzionato ad andare in sud - ha detto ai microfoni di Supernova tv - I tifosi certe volte sono descritti come chissa` cosa, quando invece sono semplici cittadini che hanno un cuore, una testa e dei sentimenti. Io in Curva Sud ci vado volentieri...`.
`In quell`automobile potevo esserci io, che allo stadio non vado da diverso tempo - ha proseguito - Potevo andare a fare una gita, a teatro o magari a Firenze: il calcio non c`entra nulla in questa storia. Mio figlio e` stato ucciso su un`autostrada e basta`.

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martedì, 05 febbraio 2008,14:07

Corrono su e giù per le tribune di San Siro. Entusiasti. "Questo è il posto dove si siede Berlusconi? A me sembra che qui si metta Moratti invece". Commentano. Ricordano. Fotogrammi che sino a poco prima avevano visto solo in tv. Tifosi. Bambini. Quelli delle scuole elementari di Milano.
STOP VIOLENZA - Quelli del progetto Un calcio alla violenza ideato dalla dottoressa Beatrice Di Virgilio del forum della solidarietà Lombardia, subito dopo la tragica scomparsa dell’agente Filippo Raciti durante gli scontri avvenuti all’esterno dello stadio di Catania, durante il derby col Palermo. "Diverse persone della mia famiglia — racconta la Di Virgilio — appartengono alle forze dell’ordine. L’episodio Raciti mi ha sconvolto. Mi sono chiesta cosa potessi fare. La risposta l’ho trovata rivolgendo lo sguardo al nostro futuro, i bambini. Tutti sin da piccoli, dovremmo conoscere il duro lavoro della polizia. La stessa che ogni giorno cerca di proteggerci".
IL PROGETTO - Da qui l’idea di creare dal nulla, un percorso per avvicinare i bambini a una visone pulita dello sport. Pensando che saranno i tifosi di domani. Venerdì (il primo degli 8 appuntamenti previsti) dunque, 350 piccoli alunni, anche, grazie alla collaborazione del museo San Siro, hanno potuto visitare tutta la "Scala del calcio", spogliatoi di Milan e Inter compresi. Finito il percorso all’interno dell’impianto sportivo, i bambini sono stati ricevuti nella sala Executive del Meazza. Ad attenderli, Andrea Valentino primo dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia della Polizia di Stato che ha raccontato, assistito da Patrizia Peroni responsabile delle relazioni esterne delle questure di Milano, il rapporto tra l’agente di polizia e il calcio. "Quello del poliziotto allo stadio — racconta Valentino è un lavoro duro che comincia la domenica mattina e finisce la sera tardi all’esterno dello stadio. Non possiamo di certo guardare le partite...".
TACCONI - Era presente anche Stefano Tacconi, lo storico portiere della Juve. "Ho vissuto il fenomeno hooligan..." Il riferimento qui è ai 39 tifosi morti all’Heysel il 29 maggio ’85 durante la finale di coppa Campioni vinta amaramente dalla Juve sul Liverpool. "Questo progetto getta un seme di speranza, ma sarebbe opportuno conoscere il pensiero dei capi ultrà. Invitiamoli! Sarebbe interessante conoscere il loro punto di vista".

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venerdì, 01 febbraio 2008,09:24

da www.supertifo.it e www.sportpeople.net

Scrivere a botta calda è difficile e rischioso, ma la tragicità di un evento come la morte di Gabriele Sandri non solo non lascia spazio a temporeggiamenti, ma obbliga a prendere una posizione, di certo coerente con i pensieri di sempre e dunque distante dai pensieri dominanti. Domenica 11 novembre è stata una giornata dura e dolorosa, ed il delittuoso avvenimento nell’area di servizio della A1 ne è solo una parte. Ma andiamo con ordine. La notizia arriva via telefono verso mezzogiorno, improvvisa e perfida come un montante in pieno volto. Subito cerco conferme e dettagli in tv, dove intanto prende corpo il più classico teatrino mediatico e si recita un copione già visto e rivisto: nel leggere i lanci di agenzia la morte del giovane tifoso laziale viene inserita nel quadro di scontri tra opposte tifoserie, pur essendo stato raggiunto da un colpo di pistola. Che sul posto sia intervenuta la Polizia per tentare di sedare una presunta rissa è un particolare, a questo punto, ovvio quanto determinante. Scrivo a distanza di quarantotto ore e nel frattempo è emerso il “dettaglio” che, per certo, un agente ha sparato, a rissa già conclusa, dall’opposta corsia dell’autostrada: roba da poliziesco americano di quarta serie. Come sempre in questi casi le autorità hanno dato conto di colpi sparati in aria a scopo dissuasivo, ma la verità è che un proiettile ha centrato un bersaglio che stava seduto in auto e che alla rissa forse nemmeno aveva preso parte. Un testimone delle ultime ore afferma di avere visto il poliziotto sparare a due mani, nella tipica posizione da poligono di tiro, mentre dalle dichiarazioni di altri agenti sembra ci fosse la piena consapevolezza che i protagonisti del diverbio fossero dei tifosi. Mi si rivolta lo stomaco: il dolore e la rabbia, nonché le improbabili ricostruzioni che i questurini di turno hanno tentato di farci bere, sono gli stessi che ho vissuto alla morte di un altro fratello, Carlo Giuliani.
Quel poco di sensatezza che sopravvive all’inesorabile coinvolgimento emotivo, da ultras e con gli ultras, mi fa pensare per un attimo che l’assurda gravità di quanto è accaduto travalica e precede, ma forse il condizionale è preferibile, qualsivoglia successivo collegamento calcistico: in un paese civile e democratico gli sceriffi non possono avere cittadinanza ed un fatto del genere dovrebbe (il condizionale, appunto) fare insorgere l’intera opinione pubblica e, perché no, la stessa casta politica. Ma siamo nel Paese delle emergenze e del garantismo a senso unico, pretendere un po’ di buon senso appare del tutto fuori luogo. Infatti, sin dalle prime tribune televisive, gira e rigira si finisce sempre a parlare della violenza ultrà, degli incappucciati da stadio, delle trasferte da vietare tout-court come sublimazione totale di tutti i decreti e di tutti i divieti. Già, perché la morte di Gabriele innesca sì un processo, ma i principali imputati, anche stavolta, sono gli ultras, nella fattispecie quegli ultras che hanno dato sfogo alla loro rabbia: al di là dei fatti accaduti a Roma nella sera di domenica, dai quali mi dissocio perché frutto di dinamiche da rileggersi in chiave prettamente extracalcistica, sono bastate due vetrate mandate in frantumi e quattro schiaffoni qui e là per oscurare la tragedia di un ragazzo (un tifoso, ma poteva essere un padre di famiglia in gita domenicale) ucciso senza motivo. Appena otto mesi dopo la morte dell’Ispettore Raciti, sulla cui vera ricostruzione continua a persistere un mistero impenetrabile, gli ultrà tornano loro malgrado ad essere in cima ai problemi di un intero Paese, oscurando ogni altra questione: morti sul lavoro, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, corruzione, persino i lavavetri di Firenze avranno qualche giorno di tranquillità. Per il mondo del tifo organizzato la sentenza è già stata scritta ed è pronta la ricetta di sempre: repressione e divieti, divieti e repressione… Il tutto, naturalmente, senza diritto ad alcun contradditorio, ci mancherebbe altro, ma anche senza cercare di capire cosa può essere passato per la mente e per il cuore di migliaia di ragazzi che, in una mite domenica d’autunno, si sono sentiti dei “dead men walking” e che hanno pensato, anche solo per un attimo, che Gabriele potevano essere loro, che così non si può andare avanti, che c’è un limite a tutto. Passi il vergognoso silenzio che da sempre si portano con sé le morti di Stefano Furlan, di Celestino Colombi, di Fabio Di Maio, di Sergio Ercolano. Passi il sistematico insabbiamento delle pistolettate ad Empoli-Vicenza del 1992 e delle vicende Alessandro Spoletini (2001) e di Paolo di Brescia (2005). Passino gli assurdi divieti del decreto Melandri-Amato, i Daspo e le denunce a tradimento, passino persino i pestaggi gratuiti dei blu, ma morire a 28 anni in questo modo non poteva che scatenare una reazione forte… O qualcuno pensava forse che certe cose si possano esprimere con dei comunicati stampa o con uno sciopero della fame? Qualcuno può spiegarmi perché se un agente di pubblica sicurezza, piuttosto che un Ministro od un altro soggetto “upper class”, compie un reato la responsabilità (semmai verrà accertata) è sempre individuale mentre se il colpevole è un ultras si sputano sentenze sommarie e si criminalizza un intero mondo fatto di centinaia di migliaia di giovani? Qualcuno può dirmi cosa sta succedendo alle Forze dell’Ordine italiane, negli ultimi anni protagoniste di svariati episodi poco limpidi (l’eufemismo è d’obbligo…): dal G8 di Genova al caso di Federico Aldrovandi, dalla mattanza di Roma-Manchester fino alla recentissima morte di un falegname 54enne nel carcere di Perugia? Eppoi, fuor di retorica, di buonismo e di politically correct, ci dicano i nostri politici di mezza età come reagivano negli anni Settanta quando queste cose capitavano (eccome se capitavano!) ad un loro compagno o ad un loro camerata…
La mia maledetta domenica la vivo proprio a Bergamo, per Atalanta-Milan, dove va in scena il meglio (o il peggio, vedete voi…) della rabbia ultrà. Da queste parti la solidarietà ultras ha radici lontane e quando la tragica notizia si diffonde la rabbia monta, inevitabilmente, contro il primo nemico, così all’ora dell’aperitivo un gruppo di cellulari viene fatto sloggiare, manu militari, dall’avamposto vicino alla Nord. Pim-pum-pam: oggi non è aria per voi, sparite dalla circolazione. Ma la vera sorpresa giunge poco più tardi, cioè quando arrivano gli ospiti. Mai avrei pensato di vedere le due fazioni, nemiche di lunghissima data, mischiarsi e partire, insieme, contro le divise blu. Anche questo la dice lunga sullo stato d’animo che alberga nei cuori ultras, un’esasperazione cresciuta negli anni che certo non giustifica, ma spiega certo sì, certi atteggiamenti. Dopo i preliminari di rito parte una carica senza se e senza ma, le Fdo sono costrette a sparare lacrimogeni e tuttavia devono ripiegare pesantemente. La situazione si calma ma è tutt’altro che normale, ed anche dentro lo stadio l’atmosfera è pesante. Lo splendido colpo d’occhio di un Brumana da tutto esaurito fa a pugni con una tensione che si taglia a fette: gli ultras dell’una e dell’altra parte chiedono di sospendere la partita, mentre il coro “Assassini-assassini” rimbomba più volte dalle due curve. Dopo la reazione di pancia, sbagliata come forse lo sono tutte le reazioni di pancia, gli ultras ora chiedono un segnale di rispetto, un gesto di buon senso ancora prima che simbolico: fermiamo il carrozzone del calcio, riflettiamo su quello che è successo senza pregiudizi e senza reticenze, cerchiamo di capire cosa non sta funzionando e cosa non ha funzionato in questo turbine di tolleranza zero. Anche nei palazzi del potere si è appena discusso se giocare oppure no, ma se dal mondo sportivo sembrava aprirsi uno spiraglio, quello politico ed istituzionale hanno chiuso subito la porta a doppia mandata: i giornali del lunedì, in particolare, riferiscono di un vero e proprio diktat del capo della Polizia Manganelli, contrario ad ogni possibile paragone con lo stop decretato alla morte di Raciti. A sua volta il Ministro degli Interni Amato avalla tale decisione e spiega che in questo modo si sono evitati ulteriori disordini, ma se una cosa del genere poteva forse giustificare la disputa di una finale di Coppa Campioni preceduta da 39 morti, questa volta appare come una posizione preconcetta, ed infatti larga parte del mondo politico, senza vincoli di maggioranze, criticherà tale decisione… A Bergamo come altrove, eccezion fatta per Inter-Lazio, la partita dunque si gioca, pur cominciando con 10 minuti di ritardo e con il lutto al braccio dei giocatori. Gli ultras non si rassegnano alla logica dello spettacolo che deve continuare: ai cori si aggiunge qualche torcia che piove in campo dalla Nord, ma il match inizialmente va avanti. I bergamaschi optano allora per la linea dura e cominciano ad infierire contro una vetrata che dà accesso al campo, fintanto che la stessa non dà segni di cedimento. Il resto è storia nota: i giocatori che si avvicinano alla curva, la discussione coi tifosi, la sospensione della partita, i processi mediatici, gli arresti, le istituzioni e la stessa Atalanta Bergamasca Calcio che annunciano di costituirsi parte civile. Pensatela come volete, ma tra tutte le cose che si potrebbero dire a proposito di un tombino usato a mo’ di ariete, io dico che i ragazzi della Nord hanno dovuto ricorrere all’unica opzione che avevano per essere presi sul serio, e la morte di Gabriele era una cosa maledettamente seria per non tentare il tutto e per tutto. Dico di più: come fecero i genoani quando morì Spagna, anche domenica scorsa gli ultras avevano il diritto di pretendere la sospensione della partita ed il dovere morale di imporre a tutto il mondo del calcio una profonda riflessione su quanto accaduto. Chiamatelo forse anche diritto al rancore, ma a è un rancore che non nasce dal nulla…
State pur certi che decine, forse centinaia di ragazzi pagheranno un conto salatissimo per la loro azione, a Bergamo, come a Taranto, come altrove. State altrettanto certi che per loro non sarà contemplata nessuna presunzione di innocenza fino al processo, nessuna attenuante, nessuno sconto di pena: ne va dell’immagine di uno Stato incapace di garantire l’ordine pubblico, se non vietando, proibendo e, spiace dirlo, mostrando tanti muscoli e poco cervello, soprattutto se si tratta di perseguire il ladro di polli e non il pappone o il bancarottiere di turno. Ma ha ancora un senso argomentare su tutto questo? Si dice che la morte non ha colori ed è uguale per tutti, ma non è vero: non lo pensa lo Stato, impegnato soprattutto a minimizzare il vero fatto scandaloso della giornata; non lo pensano le Istituzioni sportive, che sospendono i campionati in una domenica in cui la serie A già era ferma; non lo pensa il tifoso comune, soprattutto quello che allo stadio ci va solo, appunto, per un Atalanta-Milan e le altre 37 partite le guarda in poltrona. Già, perché al dolore della morte di un fratello, nell’imbrunire di questa maledetta domenica si palesa uno stadio che non solo non appoggia, ma addirittura insorge contro le due fazioni ultras, irridendole con cori offensivi e, di fatto, isolandole come tanti buoni predicatori da anni chiedevano si facesse. Mi gioco la testa che questi “tifosi modello” erano già pronti a spellarsi le mani per un ringhio di Gattuso o una punizione da Pirlo, erano pronti a festeggiare il goal dell’una o dell’altra squadra, forse anche a lanciare la classica bottiglietta d’acqua contro il guardialinee venduto… Preferisco stare con chi ha forse esagerato ma lo ha fatto per un motivo serio, ma quando, dentro e fuori il Brumana, ultras atalantini e rossoneri si mescolano ed alzano gli ultimi cori insieme, mi sfiora un brivido: e se fosse il canto del cigno?! Sappiamo che sarà sempre più dura andare avanti, ma abbiamo un motivo in più per stringere i denti e non mollare… ciao Gabriele.

Lele
(Gabriele Viganò)

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domenica, 11 novembre 2007,23:40

da www.identitario.org

Nelle ore successive al tragico evento che ha sconvolto l’Italia intera e che ha visto l’assurda morte di Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale in trasferta verso Milano, ucciso da un colpo esploso da un agente di polizia nei pressi di un autogrill sull’autostrada A1 in prossimità di Arezzo, alcuni Dirigenti Nazionali di Azione Giovani hanno deciso di rilasciare alcune dichiarazioni unanimi in merito all’accaduto.
“Potrebbero essere davvero molte le cose da dire in questo momento, – dichiarano Alessandro Amorose (Massa), componente dell’Esecutivo Nazionale di AG, Daniele Caroleo (Crotone) e Simone Spiga (Cagliari), Dirigenti Nazionali di Azione Giovani – ma ci limitiamo, innanzitutto, ad esprimere il nostro più profondo cordoglio ai parenti del giovane tifoso laziale morto tragicamente questa mattina.  Di rimando, non possiamo, comunque, non sostenere che, a nostro parere, sarebbe stato più opportuno sospendere tutte le partite di campionato previste in data odierna, innanzitutto per rispetto nei confronti di Gabriele e, in seconda istanza, per evitare qualsiasi tipo di reazione da parte dell’intero mondo delle tifoserie organizzate. Non possiamo assolutamente tollerare che davanti ad una tragedia del genere sia prevalsa, ancora una volta, la tesi dello “spettacolo che deve andare avanti a tutti i costi”!”.

 

by danielecaroleo | commenti (15) | commenti (15)(popup)
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domenica, 12 agosto 2007,17:44

Ieri la Commissione provinciale di vigilanza della Prefettura di Milano ha riportato lo stadio Meazza di San Siro alla capienza originaria di 82.955 posti. Gli interventi più importanti che hanno pesato sulla riapertura totale di San Siro sono: la cancellata-recinzione esterna di 1.300 metri; la messa in funzione di 132 tornelli agli ingressi; il potenziamento della videosorveglianza con altre 80 telecamere sulla recinzione esterna e con 5 telecamere sulla zona antistante lo stadio. Banco di prova per il Meazza saranno: il Trofeo Tim della vigilia di Ferragosto, il Trofeo Berlusconi del 17 e la partita di Supercoppa Inter-Roma del 19 agosto. In prospettiva, l'obiettivo più ambizioso di Milano sarà il riconoscimento Uefa del Meazza quale «stadio d'élite», titolo finora ottenuto in Italia solo dall'Olimpico di Roma.A Napoli, invece, la capienza dello stadio rimane ridotta a 75.000 posti. L'ostacolo è il per terzo anello del San Paolo che manca tuttora dell'agibilità. Due sono gli stadi di serie A che mancano dell'agibilità: il Massimino di Catania e il Friuli di Udine. La Lega, per concedere una settimana in più, nella compilazione del calendario ha scelto che Catania e Udinese giochino in casa dalla seconda giornata, il 2 settembre, rispettivamente, contro Genoa e Napoli.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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domenica, 12 agosto 2007,17:37

PECHINO (Reuters) - Preoccupate dalle imprecazioni dei tifosi di calcio cinesi, che potrebbero dare una cattiva immagine del Paese durante le prossime Olimpiadi, le autorità di Pechino hanno deciso di minacciare con l'arresto gli spettatori più maleducati.

La polizia piazzerà ai bordi del campo delle telecamere che riprenderanno i tifosi durante l'amichevole Barcellona-Pechino Guoan, a caccia di spettatori triviali, rissosi o che getteranno oggetti sul campo, dice l'agenzia di stampa locale Xinhua.

"Quello che stiamo cercando di fare è di educare le persone a comportarsi civilmente durante una partita, non vogliamo imporre niente ai tifosi", ha detto a Xinhua il portavoce della polizia Liu Chungjiang.

Oltre all'arresto, i tifosi che si comporteranno in maniera poco decorosa verranno banditi dagli stadi per 12 mesi.

Secondo Liu, la partita della prossima domenica - per cui sono previsti 30.000 spettatori - sarà una "prova generale" per i Giochi olimpici del prossimo anno.

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lunedì, 06 agosto 2007,10:32

ROMA (6 agosto) - Fabrizio Toffolo, uno degli "Irriducibili" della Lazio, è stato ferito questa notte con tre colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto a una gamba e a una coscia. Soccorso, è stato ricoverato al San Giovanni. Verso l'una Toffolo, che è agli arresti domiciliari, sarebbe stato chiamato al citofono della sua abitazione, in via Guglielmo Ferrero all'Eur da alcune persone che indossavano la casacca della polizia, e invitato a scendere per un controllo. Appena sceso Toffolo sarebbe stato aggredito e ferito a colpi di pistola. Sulla vicenda indagano i carabinieri dell'Eur.

Toffolo era stato arrestato nell'ottobre dello scorso anno nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata alla Lazio e per le minacce a Lotito, e sarà processato il 25 ottobre insieme a Giorgio Chinaglia, Fabrizio Piscitelli, altro leader degli "Irriducibili", Yuri Alviti e e Paolo Arcivieri. Dopo nove mesi di carcere aveva ottenuto gli arresti domiciliari il 7 luglio scorso.

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mercoledì, 25 luglio 2007,12:45

La madre: "Mio figlio doveva tornare a casa"

"Oggi sono un po' più serena ma non sono contenta per la decisione di mandare mio figlio in una comunità e di non farlo tornare a casa". Così R.S., madre di A.S., commenta la decisione del Tribunale per i minorenni di Catania che ieri ha disposto la scarcerazione del giovane ma per andare in una comunità di recupero sociale.

Parla per la prima volta la donna per difendere la sua famiglia che i giudici hanno ritenuto "consapevole di avere avuto una condotta educativa a volte incoerente nell'arco degli anni, avendo perdonato alcune intemperanza del figlio", ma allo stato "non possiede la dovuta autorevolezza educativa".

"Mio figlio - contesta R.S. - ha una famiglia sana, e lo potevano portare a casa, e non in comunità". La madre di A.S. si dice "ferita dalla decisione del Tribunale per i minorenni di Catania", perché, sostiene, "non si può dire che non siamo capaci di educare un figlio".

Il provvedimento di affidamento a una comunità di recupero sociale è stato contestato dai legali del giovane: gli avvocati dello studio Lipera hanno infatti presentato questa mattina un ricorso al Tribunale per il riesame per i minorenni chiedendo la scarcerazione del loro assistito o, in subordine, la concessione della permanenza in casa, definizione tecnico-legale con la quale si definiscono gli arresti domiciliari per i minorenni. All'istanza è allegata una nuova perizia medico legale del prof. Giovanni Lo Castro, docente di Psicologia clinica dell'università di Catania.

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venerdì, 20 luglio 2007,14:02

da www.yahoo.it

ROMA - Eta' tra i 30 e i 50 anni, "buona salute fisica e mentale", nessuna condanna seria alle spalle, diploma di scuola media superiore, conoscenza di "almeno una lingua straniera", prestanza fisica adeguata. Possibilita' di girare armato. E' questo l'identikit del 'Coordinatore degli steward', che a breve potrebbe essere chiamato a garantire la sicurezza negli stadi italiani, cosi' come e' stato previsto dal decreto del ministero dell'Interno ora all'esame delle commissioni Affari Costituzionali e Cultura della Camera. Il 'capo-steward', che potra' girare armato perché verra' di fatto equiparato ad una guardia giurata, sara' presente solo negli stadi con capienza superiore ai 7.500 posti. Avra' il compito di coordinare e gestire l'esercito degli steward: il nuovo personale previsto nel decreto contro la violenza negli stadi di calcio, che dovra' vigilare sulla sicurezza degli stadi e sara' alle dipendenze delle societa' sportive. Secondo il decreto, ad ogni partita di calcio dovra' essere presente uno steward ogni 150 spettatori. Ma si potra' prevedere anche il rapporto di uno ogni 250 a seconda della capienza dell'impianto. Il numero dei coordinatori invece dovra' essere di "uno ogni 20 steward". Altra caratteristica dei nuovi 'vigilantes' del calcio e' che dovranno essere riconoscibili, indossando un apposito giubbetto "giallo o arancio" a bande luminescenti, da infilare dalla testa, che dovra' riportare la scritta "steward" e il numero di matricola su 'fondo blu Nato'.(ANSA)

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lunedì, 16 luglio 2007,10:24

“Mentre noti esponenti delle Istituzioni e del mondo dello spettacolo, a braccetto con il sindaco Veltroni, cercano addirittura di cambiare la data della fondazione della nostra amata As Roma per favorire l’apertura di un museo storico della squadra capitolina gestito da un noto centro sociale dell’Ostiense, (ma la politica non doveva restare fuori dagli stadi?) nella nottata gli sgherri di questa amministrazione comunista hanno assaltato e devastato la nostra sede”.

Questo il duro attacco di Sergio Fois, leader del gruppo romanista “Padroni di Casa”, che ha continuato: “Con una mano criminalizzano il mondo ultras, i tifosi ed una sedicente infiltrazione di destra nelle curve, con l’altra mettono il cappello su tutto il mondo del calcio, ad iniziare dal tifo. Non è casuale la presenza di noti esponenti politici dell’estrema sinistra all’interno del mondo ultras. Da tempo, i vari Costanzo, Paolo Cento, i centri sociali e tanti altri stanno cercando di manipolare per scopi elettorali ed economici la curva sud e tutto il tifo romanista”.

Ha concluso Fois: “Il gruppo Padroni di Casa da qualche mese ha aperto una sede nel quartiere popolare di Casal Bertone, dando uno spazio di aggregazione sociale a tutta la cittadinanza. In una zona della nostra città assediata da clandestini, studenti che giocano alla guerriglia proletaria, la nostra sede rappresenta un avamposto di libertà, identità e socialità.

Forse proprio questo ha dato fastidio ai nostalgici dell’ antifascismo.

Ora ci auguriamo che lo stesso metro di giudizio avuto per altri fatti di violenza venga usato per questo ignobile e vile gesto. Una cosa è certa, Padroni di Casa continuerà ad essere presente in curva sud e nel quartiere, alla faccia di chi vuole scipparci anche l’amore per la squadra della capitale. Anzi, invitiamo tutti i romani a partecipare alla festa organizzata da noi per gli 80 anni della As Roma che si svolgerà presso la nostra sede, sita in via degli Orti di Malabarba, il giorno venerdì 27 luglio dalle ore 17”.

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lunedì, 16 luglio 2007,10:15

Durante l'ultima Milan-Inter lancio' in campo un coniglio con le zampe legate: tifoso rossonero accusato di 'lancio di materiale pericoloso'. L'episodio risale all'11 marzo. La Procura aveva chiesto nei confronti dell'ultras, un cinquantaduenne di Vigevano, una multa da 10.000 euro per maltrattamento d'animali. Il gip ha poi cambiato l'accusa. Il povero coniglio, invece, era stato raccolto dagli steward e portato in infermeria dove, ancora vivo ma malconcio, era stato adottato.

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martedì, 10 luglio 2007,08:48
da www.boys-san.it
La Nord va in vacanza fino alla Supercoppa

La Curva comunica che tutti i Gruppi facenti parte della Nord hanno concordato sull'iniziativa di DISERTARE tutti gli incontri amichevoli che sosterrà l'Inter nel corso dell'estate.

La Nord invita i Tifosi Interisti a disertare tutti gli incontri figli delle logiche commerciali a cui è legato il mondo del pallone e che fanno leva sugli affetti dei Tifosi col solo scopo di far audience ed incasso per le tv.

Il riferimento specifico è ai TORNEI FARSA che si terranno a Napoli e Milano rispettivamente l'8 ed il 14 agosto.

La Nord NON presenzierà in modo assoluto sia al trofeo moretti che al trofeo tim, due VERGOGNOSI modelli di calcio-business che nulla hanno a che vedere col Calcio Vero delle competizioni Agonistiche già di suo parecchio influenzato dagli "interessi economici".

E' profonda convinzione della Curva Nord che gli incontri amichevoli pre-campionato debbano servire a preparare gli incontri competitivi della stagione e gli "incroci" tra le potenziali dirette rivali servano solo a crear polemiche e tensioni anzi tempo in un momento in cui i media non troverebbero altri temi da trattare.

L'auspicio della Nord è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a promuovere il ruolo che dovrebbero tornare a ricoprire le amichevoli che è quello d'un sereno percorso di preparazione al Calcio che Conta a beneficio d'un riavvicinamento del Calcio alle logice Sportive ed un allontanamento da quelle commerciali almeno nelle fasi extra competitive del Campionato.

Per le suddette ragioni la Curva Nord invita tutti gli Interisti a presenziare in massa a partire dal primo impegno agonistico della stagione ovvero la Finale di Supercoppa Italiana che si terrà allo Stadio Meazza a S.Siro domenica 19 agosto.

La Nord ricorda infine che le linee di condotta che verranno decise dalla Curva, saranno definite di volta in volta a seconda della situazione che presenterà il panorama repressivo vigente e che qualora la situazione che si è dovuta sopportare dai fatti di Catania in poi dovesse persistere rimane possibile l'eventualità dello scioglimento di tutti i Gruppi.
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martedì, 10 luglio 2007,08:46

da www.sportnews.it

Irriducibili. Lo dice la parola. Nemmeno nove mesi di carcere preventivo, e una singolare procedura di accanimento giudiziario sono riusciti a distruggere la fede biancoceleste dei quattro ragazzi coinvolti nell''inchiesta per presunta estorsione (caso Chinaglia) e minacce ai danni del patron della Lazio Claudio Lotito.

Da oggi anche Fabrizio Toffolo e Yuri Alviti potranno riabbracciare le proprie famiglie perche'' passati agli arresti domiciliari (come Paolo Arcivieri e Fabrizio Piscitelli). In attesa di un giudizio che non ha ancora visto l''inizio della fase processuale, i 4 capi dello storico gruppo Ultras targato Lazio rivedono la luce grazie a una decisione quanto meno consona, che chissa'' per quale strano motivo, tardava ad arrivare.

Il braccio di ferro e'' stato lungo ed estenuante: da una parte gli Irriducibili, tanti tifosi della Lazio, e rappresentanti di altre tifoserie (compresi quelli della Roma) che per solidarieta'' hanno sposato la causa dei 4 ragazzi. Dall''altra Lotito, i lotitiani e le autorita'' giudiziare. In attesa che gli organi competenti facciano luce su questa intricata e quanto contraddittoria vicenda (scontata una delle piu'' lunghe pene preventive in attesa di giudizio), la tifoseria biancoceleste torna a sorridere. Irriducibili, lo dice la parola.

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martedì, 10 luglio 2007,08:40
da www.oldfansfondi.it
È proprio il caso di dirlo, sì… "nomen omen". Una locuzione latina, che tradotta letteralmente significa “il nome è un presagio”, per dare il benvenuto al nuovo Capo della Polizia, Antonio Manganelli. I latini davano per certo che “nel nome sarebbe racchiuso l’essere della persona” e chissà come avrebbero preso l’Ansa delle ore 20,16 dello scorso 25 Giugno. Una nomina, quella dell’ex numero due, “annunciata” e varata dal Consiglio dei Ministri. E le sue prime dichiarazioni? "Sono emozionato e commosso. Grazie al Governo ed alle forze politiche per fiducia e consenso. Ci metterò pazienza, passione ed energia. Questi sentimenti nascono dal rispetto che ho sempre avuto per lo Stato e dalla convinzione che le forze di Polizia svolgono un compito essenziale in un grande paese democratico come il nostro". L'Italia un paese democratico? Mah... il prossimo 2 Luglio si aprirà l’era Manganelli… e noi cosa dovremo aspettarci? Il “sorpassato” Gianni De Gennaro, intanto, sarà il nuovo Capo di Gabinetto del Ministro dell'Interno Giuliano Amato: questo l'incarico di prestigio al quale è stato inviato il Prefetto. E sì, De Gennaro, quindi, sostituirà Carlo Mosca nel delicatissimo incarico al fianco del Responsabile della Sicurezza Nazionale e resterà al Ministero dell'Interno, proprio nel Palazzo che lo ha visto insediarsi sette anni fa come primo poliziotto d'Italia. Una sovrapposizione degna del miglior pendolino Cafu.

Non mancano però le polemiche: l'Associazione ed il Sindacato dei Prefettizi sostengono che "in sostanza la gestione dell'intero Ministero dell'Interno sarà nelle mani di dirigenti della Polizia di Stato". Trattasi di un accentramento di cariche che non lascia indifferenti, e le ombre non svaniscono per niente. Eppure quel nome-garanzia tante volte è stato protagonista di dibattiti televisivi e dichiarazioni al vetriolo. Talvolta anche di circolari interne ai Questori di tutt’Italia, come lo stesso De Gennaro fece nel Marzo del 2001, in una nota che oggi fa da stimolatore a battute ironiche: “Basta manganelli!”. Scrisse: “Basta con l'uso disinvolto dei manganelli per sgomberare lo stadio e per cortesia non fate uso di lacrimogeni se non in situazioni davvero gravissime!”. Ben sei anni fa un invito chiaro, come a confermare quello che tutti sanno, e cioè che la stragrande maggioranza dei cosiddetti "disordini da stadio" non avvengono per scontri tra opposte tifoserie, ma per interventi della forza pubblica sui tifosi di una sola delle due. Una faccenda che desta sospetti ma non dimentichiamo che già nel 2001 c’era da difendere l'immagine della Polizia ed una Polizia che picchia troppo era ed è indifendibile.

Sempre “in quota” a De Gennaro la mitica frase: Non è giusto che i poliziotti usino il manganello (è vero, non ridete!), bisognerebbe evitarlo, ma a volte è come la sculacciata della mamma”. Così rispose ad alcuni studenti di una scuola di Ragusa che lo interrogavano sulla questione, dimostrandosi poco propenso agli “interrogatori”. Ma il De Gennaro pensiero meritava davvero attenzione, soprattutto se poi comparato alle effettive azioni dei suoi uomini sul territorio: "Occorre preliminarmente chiarire che l’impiego degli sfollagente e dei lacrimogeni deve essere ordinato in termini chiari ed espliciti dal Dirigente di servizio”. Ed ancora: “Si sottolinea la necessità di evitare il lancio dei lacrimogeni in ambienti frequentati da numeroso pubblico, come gli impianti sportivi e gli altri luoghi con analoghe caratteristiche, ove il loro impiego potrebbe (potrebbe?) provocare condizione di panico, con intuibili ripercussioni sulla sicurezza pubblica”. Parole apprezzabili, al momento purtroppo hanno il solo pregio di provocare sorrisi ironici, visto che in questi anni ne sono successe di cotte e di crude e tutti i buoni propositi dell’ex Capo della Polizia sono andati via via scemando. Eppure quelle frasi lasciano un segno indelebile, perché chiare ed ineccepibili. Valgono a dire che “senza ordini superiori, agli agenti, è fatto divieto di usare i manganelli!”. Sapete questo cosa significa, vero? Significa che il 90% degli "scontri da stadio" degli ultimi dieci anni non sarebbe neppure cominciato.

Intanto alle porte un’altra rivoluzione. Tutta colpa del decreto anti-violenza (violenza?) che, come si prevedeva, condizionerà la Campagna Abbonamenti ormai imminente di ogni società professionistica. La rivoluzione riguarda, infatti, i rapporti che, per decreto, non potranno più “essere in forma diretta fra la tifoseria e le società sportive”. Così a Firenze, tanto per portare un esempio, per non incorrere in problemi organizzativi, in vista dell’apertura della prelazione sulle tessere 2007/2008, sono state create due s.r.l. che gestiranno la vendita degli abbonamenti e dei biglietti per il prossimo anno. Le società in questione, Tutto Tickets srl ed Il Centro srl, faranno da cuscinetto nella gestione dei posti allo Stadio. Cuscinetto fra gli organismi di rappresentanza della tifoseria e la società viola. Per gli abbonati la procedura per l’acquisto delle tessere non dovrebbe comportare alcun disagio: in pratica le due società acquisteranno abbonamenti-biglietti su prenotazione dei club e poi gireranno agli stessi tessere e tagliandi. Chiariscono che “tutto questo avviene nel rispetto delle leggi in materia di sicurezza e che è stato fatto di tutto per evitare disagi ai tifosi”. Intanto, fra gli altri adeguamenti da assolvere per la completa messa a norma dello Stadio “Franchi”, c’è lo spostamento nella parte alta della gradinata (settore di tribuna laterale) della Sala Operativa della Polizia che dovrà monitorare gli spalti in occasione delle partite. I lavori sono previsti nel corso dell’estate e per avere più tempo a disposizione, la Fiorentina, in occasione della compilazione dei calendari, potrebbe chiedere di giocare in trasferta la prima di campionato (25 o 26 agosto). Ma ora diamo il nostro caloroso benvenuto a Manganelli con questo filmato d’annata. In azione “Zorro Boban”, alle prime armi con quella maglia numero 10 che onorerà con una grande carriera. Era il lontano 13 Maggio del ’90 e Zvonimir siglava una delle più belle giocate della sua vita.

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martedì, 19 giugno 2007,18:49

EVENTI: eletti i vertici della Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio.

“Venerdì, sabato e domenica 15,16,17 giugno u.s. si è svolta la Riunione F.I.S.S.C. (Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio) con i suoi numerosi Coordinamenti delle squadre di calcio di tutta Italia presso il Centro Sportivo di Coverciano - Firenze.

La riunione ha evidenziato con un dibattito serrato le problematiche inerenti il difficile momento del pianeta-calcio e le immense difficoltà conseguenti derivate e subite fortemente da tutto il tifo organizzato, ma anche dagli sportivi che desiderano semplicemente recarsi allo stadio per gustarsi lo spettacolo di una partita di football. Il forte calo degli spettatori ne è un sintomo evidente.

La F.I.S.S.C. si è così prefissa l’obiettivo di essere un interlocutore competente presso le Istituzioni che governano il Calcio, per far si che gli stadi si riempiano nuovamente con interventi adeguati a riguardo delle norme vigenti e per ottenere ancora più adesioni da parte di altri Coordinamenti dei tifosi organizzati sparsi in tutta Italia dalla massima serie A alla C2, e ad una unità maggiore di intenti con tutte le altre componenti del tifo organizzato.

Infine sono stati eletti i nuovi quadri Dirigenti della F.I.S.S.C. Il Presidente ed i due Vice-Presidenti”

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione e Vi salutiamo con grande cordialità.

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